PASSAPAROLA: TIMORE

Chi ha paura dell’uomo nero ?” era la frase che dava il via ad un gioco che, forse, alcuni ricordano. La frase gridata conteneva la parola “paura” e l’espressione ”l’uomo nero”, che oggi potrebbe essere equivocata, ma che allora non aveva nessun significato razziale, si limitava a concentrare tutti i terrori infantili per quello che non si conosce: dal lupo, all’orco, alla strega. Era un modo per prendersi gioco della paura. Pauratimore, due parole simili ma con un significato diverso. Spesso la paura è una reazione a una minaccia portata alla nostra vita, o la risposta a un pericolo vero o presunto: dal pericolo più grande di tutti, che è quello della morte, ai pericoli particolari che minacciano o la tranquillità, o l’incolumità fisica, o il nostro mondo affettivo; a volte è una manifestazione del nostro istinto di conservazione. Ognuno ha il proprio tallone d’Achille, la propria paura. La paura è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto. È questo il senso che la Scrittura attribuisce alla parola paura: è una situazione in cui per l’uomo “Dio è “estraneo”e la paura ha il sopravvento sulle varie situazioni che  ci troviamo a vivere.  Il “timore”, più in generale, esprime il senso della distanza o la necessità di mantenere una certa distanza tra me e un'altra persona a cui io riconosco una certa autorevolezza. Possiamo pensare alla relazione tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi o alle relazioni che quotidianamente viviamo nei vari ambienti, incontrando persone diverse, che conosciamo in modo superficiale e alle quali dobbiamo rispetto. Per il credente il timore è il rispetto che l’uomo sente nei confronti di Dio. Timore non significa paura, la paura ha a che fare ad esempio con la punizione, il timore è un'altra cosa: esprime una relazione personale con Dio a cui si riconosce un’autorità e, nello stesso tempo, verso il quale si compie un atto di fede e di adorazione. Vivere il timore del Signore ci aiuta a comprendere e a pregare con le parole del salmista: “Se guardo il cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?”.

Last modified on E mërkurë, 08 Nandor 2017 10:08

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