UNITI NELLA CARITÀ

«Siete benevoli gli uni verso gli altri» - Efesini 4, 32

“Siate benevoli gli uni verso gli altri” con questa breve espressione della lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo, in carcere a motivo della sua fede, esorta Giudei e pagani a cercare una riconciliazione per riportarli all’unità. I problemi affrontati in questa lettera sono vari, siamo in un contesto cosmopolita, dove regna la convivenza di culture e religioni e la mescolanza di riti e credenze appartenenti a culti diversi è frequente. L’intento di Paolo è far emergere la consapevolezza di una Chiesa orientata all’unità, immaginata come un unico edificio, che ha come fondamento gli apostoli e come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù (2,20), e come un solo corpo, quello dell'unico Signore, alimentato da una sola fede e dalla grazia di un solo battesimo (4,3-6)e che cresce nella carità (4,15-16): in Cristo Gesù non può più esistere barriera tra Israele e le nazioni pagane!

Oggi come allora vivere accanto gli uni gli altri, in famiglia, nella chiesa, nell’ambiente di lavoro, nella diversità di storia, cultura, provenienza, ci porta a sperimentare le inevitabili tensioni e divisioni proprio perché siamo accanto gli uni gli altri, facendo esperienza delle nostre povertà morali, psichiche, spirituali, consapevoli che l’agire del singolo non può essere mai disgiunto da un tessuto di relazioni, perché nella fede, noi crediamo che siamo un unico corpo, una famiglia, la Famiglia dei figli di Dio.

Paolo ci ricorda che l’unità è la valorizzazione delle differenze, intese come doni e invita ciascuno a riconoscere i diversi ministeri donati per il bene nostro e della Chiesa. “Siate benevoli gli uni verso gli altri”allora è un impegno a cercare concretamente l’unità all’interno delle dinamiche comunitarie in un cammino costante, accogliendo la nostra fragilità, come Gesù ci ha insegnato.

Una società, una comunità, una famiglia dove le differenze non devono essere annullate, soffocate, ma diventano opportunità per vivere l’unità cercando di farci uno “con l’altro” per sentire reciprocamente i nostri pesi, le nostre necessità, le nostre sofferenze, per condividere insieme le gioie accogliendoci l’un l’altro così come siamo, non come vorremmo che fosse l’altro per noi, perché a “ciascuno è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (4,7).

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Fare discernimento sulla traccia di queste domande: Come riconosco e promuovo tutto ciò che in me, in famiglia, nell’ambiente dove opero, nella mia comunità, è fonte di unità? So riconoscere quando il mio modo di pormi può essere fonte di divisione e so accogliere con fiducia la mia fragilità per affidarla a Dio nella preghiera?

Don Ottorino

Vivere e lavorare uniti

“Dio ci chiama a vivere e a lavorare uniti in comunità per dare una testimonianza di carità fraterna e realizzare quella fusione e quel dinamismo di vita, che trovano l’insuperabile modello nella Vita Trinitaria. La comunità… unita non per l’unifor­mità di temperamenti, né per un conformismo che abbia soffocato le singole personalità, e nemmeno per l’entu­siasmo prodotto da splendidi risultati del lavoro apostolico, trova la fonte inesauribile della sua vitalità e della sua radiosa e travolgente testimonianza di unità nell’u­nica comune preoccupazione dei membri di realizzare insieme, con tutte le iniziative e risorse individuali e collettive, un programma che è di tutti e di nessuno, poiché è da tutti riconosciuto come voluto da Dio, essendo da tutti cercato nella preghiera, nel consiglio, nella prudenza e poi affrontato da tutti con fermezza e costanza, nella certezza che in esso è presente la mano paterna e potente del Signore. Nel mosaico, l’armonia dei colori si ha quando ogni tesserina risponde all’idea dell’artista ed è messa al giusto posto per realizzare l’effetto voluto.” (Carta di Fondazione, nn. 28-29)

Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2019 01:01

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