Articoli filtrati per data: Gennaio 2019
Giovedì, 31 Gennaio 2019 19:44

AMARE GESÙ E FARLO AMARE

«Il seminatore andò a seminare» - Marco 4, 3

Siamo chiamati a seminare, anche se non si vedono i frutti… “Ascoltate! Il seminatore uscì a seminare”. Conosciamo questo invito. Gesù chiede la nostra attenzione: “Ascoltate!”. E, con la nostra attenzione fissa su di lui, ci dice una frase alquanto ridondante, no?: “Il seminatore uscì a seminare”. Però Gesù non ha l’abitudine di essere ridondante. È un richiamo sullo stile di: “Calzolaio alle tue scarpe”. Potremmo dire: “Missionario alla tua missione”.Il seminatore di questa parabola non esce a seminare per lamentarsi della troppa pioggia o del troppo sole. Non esce a calcolare se in realtà vale la pena gettare la semente “lungo la strada”, “in una pietraia con poca terra”, “fra sterpi” o “in terra buona”. Un seminatore serio non spreca la sua semente. Però il nostro seminatore è più fiducioso che serio. Ha fiducia nella semente, che porta dentro, e sa che non finisce. Pertanto la sparge fiducioso, con generosità. Neppure gli importa se la terra buona gli renderà il trenta, il sessanta o il cento per uno. Invece noi pensiamo. Quante ragazzi hanno continuato a venire in chiesa dopo la comunione o la cresima? Quanti giovani sono entrati nelle nostre case di formazione dopo tanti ritiri e incontri personali? Quanti colleghi si sono avvicinati alla fede, dopo tanto tempo che lavoriamo insieme? Quanti cristiani si sono messi al servizio dei poveri, dopo tanti anni passati con noi? Quanti, quanti, quanti…? Non importa! Il seminatore uscì a seminare. Conosciamo e amiamo questo seminatore: Gesù. Conosciamo e amiamo la semente: il suo Vangelo. E conosciamo la nostra missione: fare che altri lo conoscano e lo amino. Il seminatore uscì a seminare. Così, pur essendo anche noi a volte terreni pieni di pietre e a volte terra buona, continuiamo a essere seminatori. Come? Conservando il nostro cuore come terra buona concimandola con preghiera, eucaristia e servizio. Ascoltando, vedendo e camminando con Gesù, il nostro seminatore. Sviluppando tra di noi (comunità consacrata, coppia di sposi, famiglia, comunità ecclesiale) relazioni interpersonali sane, fraterne, familiari. Testimoniando “con gesti e parole” come la semente del Vangelo cresce nella nostra vita. Servendo specialmente gli ultimi e i giovani, cercando che conoscano e amino Gesù, il nostro buon seminatore. Usciamo dunque, come il seminatore, a seminare.

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Visitare una famiglia o una persona in difficoltà per ascoltarla, facendolo non da soli ma in comunità, in coppia, come famiglia. Senza pretese! Solo per essere vicini e annunciare con la nostra vita e le nostre parole che Gesù è lì per camminare con quella famiglia o persona.

 

Parola di don Ottorino

Abbiate un ideale solo, ma grande 

Un vecchio padre ha sempre qualche cosa da dire ai propri figli... A cinquantasette anni, dopo trentadue anni di sacerdozio, si può incominciare a pensare che sia l'ultimo compleanno e lasciare qualche ricordo. Quando frequentavo la seconda ginnasio, un giorno nella chiesa del seminario, mentre meditavo Gesù crocifisso guardandone l'immagine nel trittico sopra l'altare, ho avuto una fortissima impressione pensando che, oltre le montagne dipinte dietro al Crocifisso, c'era il mondo che non conosceva e non amava Lui. Perciò mi ha sempre sostenuto una sola idea: farlo conoscere e farlo amare. Divenne pertanto secondario tutto il resto: le difficoltà della vita in seminario; la comunità che avrei trovato nella canonica ove il vescovo mi avrebbe mandato; il luogo e il campo di lavoro che mi sarebbero stati assegnati.... Da ciò mi permetto di formulare il primo ricordo. Abbiate un ideale solo, ma grande, divampante, capace di sostenere la vostra vita in ogni circostanza: far conoscere Lui e farlo amare. Dove? Come? Con chi? Non importa. Questo presuppone lunghi momenti di incontro personale con Lui e capacità e desiderio di soffrire per Lui e per le anime. (M 377 - 9 agosto 1972)

Pubblicato in Impegno di Vita
Sabato, 05 Gennaio 2019 17:27

PENSA CHE STAI SERVENDO GESÙ

PENSA CHE STAI SERVENDO GESÙ

Dovete anche voi lavarvi i piedi l’uno l’altro” - (Gv 13,14)

L'Evangelista Giovanni racconta il gesto di Gesù di lavare i piedi ai discepoli nel contesto dell’ultima cena per introdurci al significato più profondo del mistero dell’Eucaristia.

Essa è il Corpo donato del Figlio, che ci salva consegnando se stesso per noi. Questa offerta di sé non si limita al momento in cui Gesù condivide il pane con i suoi, ma si concretizza in uno stile di vita diaconale, cioè di servizio. Così il gesto di lavare i piedi diviene una luce folgorante che ci mostra il volto autentico di Dio. In Gesù, noi conosciamo un Dio che si china ai nostri piedi per accudirci e purificarci dalle nostre miserie e dal nostro peccato. Gesù si manifesta dunque come servo che agisce concretamente per prendersi cura delle necessità dei fratelli. Egli stesso ci invita a imitarlo nell’arte preziosa della diaconia. Pur essendo il Maestro e Signore, si è fatto servo per amore e ci propone di rendere bella anche la nostra vita scegliendo di farci a nostra volta servi gli uni degli altri. Per questo l’imperativo ‘dovete’ risuona non tanto come un obbligo, bensì come un dono: Gesù ci dice infatti che nel vivere il servizio noi siamo a sua immagine e somiglianza, e dunque diventiamo noi stessi, secondo l’originario progetto di Dio sull’uomo.

‘Lavare i piedi gli uni agli altri’ implica la decisione di piegarci per sporcarci le mani con le povertà dei fratelli, che spesso ci generano ripulsione o fastidio. Imitare Gesù non significa sperimentare sempre sentimenti gradevoli in quanto siamo chiamati a fare. A volte il servizio agli ultimi, specialmente i giovani (come ci dice don Ottorino), non regala molte gratificazioni. Per questo alla radice vi è la scelta di restituire quanto abbiamo a nostra volta ricevuto da Dio, e di riconoscere in colui che serviamo la presenza di Gesù, che si è fatto povero fra i poveri. La motivazione per cui ci sentiamo inviati a incarnare oggi lo stile diaconale di Gesù è che riconosciamo di essere custodi di un amore senza misura, che Egli ha voluto riversare in noi con il dono del battesimo e con la grazia sacramentale che viviamo nella Chiesa. Il ministero del diaconato, di cui la nostra Famiglia è custode da 50 anni, diviene così segno e strumento visibile di un modo autentico di vivere la fede, che traduce in opere di carità comunitarie verso gli ultimi l’esperienza personale ed ecclesiale di scoprirsi amati gratuitamente da Dio.

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di Vita di questo mese?

Compiere ogni giorno, senza far rumore, un piccolo gesto di diaconia (servizio) verso un fratello o una sorella che vive una situazione di debolezza o di fragilità, pensando che in lui sto servendo Gesù.

Pubblicato in Impegno di Vita
Go to top