Saper scoprire l’impronta di Dio anche nell’ateo

Nel romanzo “I promessi sposi”, quando l’Innominato si presentò al cardinal Federigo, gridò: “Dio, Dio dov’è?”, e quello rispose: “Dio lo avete dentro di voi. Non sentite che è dentro?”. Andava cercando Dio lontano da lui e l’aveva dentro, proprio dentro.

 

Perché il cardinale ha detto così all’Innominato? Perché era abituato a vedere Dio e ha visto subito il Signore nel volto dell’Innominato; lui Dio lo conosceva.

 

Anche noi dobbiamo avere una tale familiarità con Dio da vederlo immediatamente. Quando uno dice: “Io sono ateo, io sono qua, io sono là...”, noi dobbiamo avere talmente la sensazione di Dio da scoprire subito che c’è in casa di lui una lettera di Dio e dirgli: “Ma scusa, tu neghi Dio e non vedi che in te c’è proprio una lettera di Dio? C’è il sigillo di Dio, la firma di Dio?” - “Ma come?” - “Sì, proprio! Chi ti ha messo quei pensieri? Chi ti ha fatto?” - “Guarda, non ci avevo mai pensato!”. Dietro le carte sporche di un peccatore dobbiamo scoprire la lettera di Dio, il sigillo di Dio. E questo lo scopre soltanto chi ha familiarità con Dio.

 

La conversione è uno scoprire la presenza di Dio e farla diventare viva, farla scoppiare nel cuore. Ma questo lo puoi fare soltanto se tu, uomo di Dio, che vivi in contatto con Dio, hai l’occhio clinico per cui vedi Dio di colpo, immediatamente.

 

Uno che s’intende di perle preziose, se vede un anello dice: “Che bell’anello!”; un calzolaio s’intende di scarpe perché è materia sua: “Mi scusi, io sono un calzolaio e guardavo quelle scarpe: dove le ha prese?”. Quante volte mi è capitato di sentire queste cose.

 

E noi dobbiamo vedere Dio! Saremo almeno più dei calzolai! Trattando continuamente con le scarpe, il calzolaio vede scarpe dappertutto; noi, trattando con Dio, dobbiamo sentire la presenza di Dio, se non altro la presenza di Dio vicino a chi lo cerca.   

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