- Siamo mandati a parlare di quello che abbiamo veduto

Figlioli, noi siamo uomini di Dio, ma sempre uomini. Perciò sentiremo la pesantezza della natura umana: una volta perché abbiamo un problema, un’altra volta perché ci fa male la schiena, insomma sentiremo la pesantezza della natura, porteremo sempre la parte umana con noi. I nostri rapporti con il soprannaturale non annullano l’aspetto umano.

 

Le apparizioni di Gesù ai suoi discepoli non sono per far dimenticare la quotidianità, come pure i nostri colloqui intimi con il Signore, le estasi o qualcosa del genere, come quando il Signore si fa sentire vicino a noi nell’Eucaristia o nella preghiera.

 

Consideriamo i quaranta giorni che vanno dalla risurrezione all’ascensione di Gesù e facciamo il conto: quanti giorni gli Apostoli si sono intrattenùuti con il Signore? Quante ore? Il Vangelo dice poche cose, ma penso che soltanto durante una piccola parte di quel tempo abbiano avuto la gioia di vivere con il Signore, di stare insieme con il Signore.

 

La stessa esperienza dobbiamo metterla in preventivo anche per noi. Il Signore si manifesterà alle nostre anime, non in una forma visibile, ma in una forma intima, soltanto qualche volta nella preghiera, durante un corso di esercizi, o in una meditazione, o in una comunione, o in una lettura, o in una circostanza particolare, come può essere la morte di una persona cara o qualcosa di simile.

 

Il Signore si fa vedere, si fa sentire vicino; però, ricordatevi, i casi sono rari. E quanto più diventerete vecchi, tanto più il Signore partirà e salirà al Cielo e, soltanto poi, di tanto in tanto apparirà. Cioè, il Signore vuole sottoporci a tanti atti di fede e ci manda a parlare agli uomini di quello che abbiamo veduto, non di quello che vediamo. Infatti l’apostolo Giovanni dice: “Vi annunciamo colui che abbiamo veduto”, e non dice: “Colui che vediamo” 

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