“CARMELI AMBULANTI”

L’uomo di Dio dev'essere un “carmelo ambulante”, espressione che vuole dire questo: siamo uomini chiamati a lavorare in tanti ambienti, ma non vogliamo rinunciare all'unione con Dio, propria delle persone chiuse nel carmelo. Una persona che lascia il mondo e si chiude in un convento di clausura per vivere in intima unione con Dio lo fa per amore verso il Signore. Noi vogliamo conservare la prerogativa di persone contemplative e di persone attive, cioè persone che vivono in unione con il Signore e nello stesso tempo lavorano con il Signore. Ecco il “carmelo ambulante”! In altre parole: porto con me il Signore. Quando vengo in chiesa, sto qui ad adorarlo e a pregarlo, e quando il dovere mi chiama in un'altra parte, me lo porto via. Se dobbiamo fare un viaggio, dovremmo forse star separati da lui? Lo portiamo in macchina con noi e noi diventiamo, così, dei “carmeli ambulanti”, cioè abbiamo Cristo con noi, portiamo via il “carmelo”, portiamo via l’unione con il Signore. Dovremmo, forse, dopo la santa comunione, lasciare Gesù? No, non dobbiamo lasciarlo; ce lo porteremo con noi e andremo a fare il viaggio insieme. Pro­grammeremo con lui il viaggio e poi gli diremo in confidenza: “Gesù, non potresti venire anche tu con me?” - “Ma..., ho tante cose da fare...” - “Fammi il piacere, questo viaggetto fallo insieme con me”. Ecco la confidenza che dobbiamo avere con il Signore: una confidenza e un'unione tali con lui da poterlo condurre con noi durante il viaggio della nostra vita, in modo che non possiamo mai dire: “Gesù è in chiesa e io sono in ufficio; Gesù è in chiesa e io sono al lavoro”. No, Gesù è con me: sto viaggiando, sto camminando insieme con lui. E allora è naturale che, se io cammino, cammini anche lui; se vado a dormire, una dormitina la farà anche lui e prima di dormire lo saluto come la buona educazione mi insegna. Marito e moglie prima di addormentarsi si danno la buona notte e al mattino, appena svegli, si danno il buongiorno e si scambiano una parola. Così io, entrato nella mia camera, parlo con lui e poi gli dico: “Gesù, adesso buon riposo! Io ho più sonno di te: domattina ci rivedremo”. Al mattino, quando ci si sveglia, si parla con lui. Quanto sarebbe bella la nostra vita, se fossimo capaci di portar sempre il Signore con noi e di sentirlo vicino durante la giornata!

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