LA VITA SPIRITUALE È UNA CONTINUA SCOPERTA

Pensate che bello sarebbe se avessimo qui la Madonna che sta per avere il figlio, figlio suo e figlio di Dio, e allo stesso tempo Dio.

Ebbene, nella nostra chiesa lo abbiamo sempre presente: non lo vediamo, come non lo avremmo visto neppure nella Madonna, eppure è presente. Quando abbiamo ricevuto la comunione siamo come tante Madonne, come tante “Vergini Marie”. Certe esperienze, anche quella che ha provato la Madonna finché aveva Gesù in grembo, sono indescrivibili.

 Ci sono esperienze che devono essere vissute, senza poi avere la pretesa di descriverle. Ci vorrà del tempo, ci vorranno degli anni per capire questo. Quando sarete arrivati a trent’anni direte: “Ah! Adesso finalmente ho capito!”. Vi accorgerete poi a quarant’anni che a trent'anni non avevate capito niente, e a cinquant’anni che a quarant'anni non avevate capito niente.

La nostra vita spirituale, se ci doniamo in forma totalitaria al Signore, sarà una scoperta continua.

Un bambino di quinta elementare crede di conoscere molte cose; quando arriva in terza media crede di conoscere molto; in quinta ginnasio pensa di conoscere moltissimo; quando raggiunge la laurea pensa di aver raggiunto l’ultimo grado; se diviene professore d'università s’accorge che lo scibile è ancora più vasto. È come in montagna: quando si raggiunge una cima si esclama: “Ohh!”, ma poi si va avanti e se ne scorge un'altra più alta; arrivati alla meta se ne vede una ancora più alta.

La vita spirituale deve essere così: ad ogni tappa raggiunta abbiamo la sensazione che prima eravamo tanto bassi e che siamo ancora tanto bassi. Io sono arrivato a cinquantacinque anni e mi accorgo che l’anno scorso ero tanto bambino, ma guardando in avanti m’accorgo quanto piccolo sono ancora. La constatazione è che, quando credevo di essere qualcosa, ero un niente e adesso sono molto più alto di allora, ma mi sento ancora tanto in basso. Perché? Perché la distanza fra me e Dio è enorme. 

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