NON ABBIAMO QUI LA NOSTRA CASA

Figlioli, gli uomini stanno attaccandosi troppo alle cose della terra. Non abbiamo qui la nostra casa, fratelli, stiamo vivendo in una tenda. E che succede? Invece della tenda, noi vogliamo avere un palazzo in tutti i posti in cui ci fermiamo. Ma è da pazzi! È come se, per esempio, facessimo un viaggio turistico: ci fermiamo a Napoli e lì ci costruiamo un palazzo; andiamo più avanti e ne costruiamo un altro. Ma è da matti! Basta una tenda dove fermarci e dove ci sia il necessario per riposare, il necessario per la vita.

 Gli uomini e anche i nostri buoni cristiani stanno piantandosi un palazzo in ogni posto dove mettono piede. È sbagliato!

Fratelli, è una pazzia; stanno diventando matti! E sono i nostri buoni cristiani e vanno a fare la comunione. Sarebbe da dire loro: “Che cosa fate? Chi ricevete nella comunione? Qual è la vita cristiana?”. E non fanno più carità! Quando avevano una paga bassa trovavano il modo di fare carità. Certe persone, che oggi hanno una paga molto alta, non trovano più il modo di fare carità, perché i soldi non bastano.

Perciò noi dobbiamo essere i rivoluzionari, dobbiamo dare testimonianza e far vedere che sono beati i poveri, è beato chi soffre, è beato chi patisce. Questo dobbiamo testimoniare e testimoniarlo con la nostra vita, accettando il sacrificio, accettando una mortificazione volontaria. Dobbiamo avere il necessario, ma fare anche mortificazioni volontarie. Fratelli miei, possiamo fare questo soltanto se siamo attaccati al Signore, se abbiamo continuamente come nota dominante la famosa nota del ‘la’ che si chiama Gesù.(M224, 7 del 9 febbraio 1968) 
Mamma, sii sempre mamma!
 Mi rivolgo a te, Mamma buona, tu vedi e conosci Ottorino: lo conosci quando bambino ti mandava alla sera il bacio dalla finestra verso il tuo santuario, lo conosci nelle sue lotte, nelle sue sconfitte, nei suoi trionfi.Mamma, sii sempre Mamma, anche se io ti sono talvolta un cattivo figlio. Ho bisogno di te per pregare, per agire, per respirare, per fare l'apostolo, per salire...Fammi vivere e morire per Gesù, tutto intero di Gesù, niente per me o per le creature. Tu vedi, Mamma, le difficoltà che mi si parano innanzi; prendimi tra le tue braccia, di te sola mi fido, tu sola puoi salvarmi... Fermami con una bastonata quando sto per mettere un passo falso; non risparmiarmi per compassione qualche tirata di orecchi. Bastonami, ma non mi abbandonare. Che se tu mi lasci, a chi devo ricorrere? Sii misericordiosa con me ed impetrami: fede, purezza, amore. Una fede che sia vita. Una purezza angelica. Un amore di fuoco che racchiuda tutte le altre virtù. Tu non puoi negarmi queste grazie, altrimenti non saresti più la Regina degli Apostoli, il Rifugio dei peccatori. Tu mi dici che queste grazie devo meritarmele e che devo dimostrarmi un degno tuo figlio. Forse una mamma non avrà compassione del figlio cattivo ed ingrato? Forse non lo cerca, non lo raggiunge, non se lo stringe al cuore? Perché mi vuoi tante volte lasciare solo a lottare in un mare oscuro, senza il più piccolo spiraglio di luce, con un abbattimento che confina con lo scoraggiamento? Pensa, Mamma, che dalla mia ordinazione, mi trovo solo. Tu pure, che mai mi avevi lasciato negli anni della mia formazione, mi hai lasciato solo a soffrire ed a piangere. La povera barca dell'anima mia ha vacillato, è stata sbattuta dalle onde, ha gridato il "Salvami!" disperato; sono passati i mesi, gli anni, e la barca ancora sbattuta, continua ad avanzare nell'oscurità della notte e nella solitudine. Mamma, basta! Mamma, sali con me. Te lo chiedo in nome di San Giuseppe, tuo castissimo sposo che tanto ti ha amato, te lo chiedo in nome della Madre tua, di San Giovanni Evangelista, di tutti i tuoi devoti, di tante anime che aspettano di essere salvate. Mi getto ai tuoi piedi: rigettami, calpestami se vuoi, ma non mi allontanerò. (dal Diario Spirituale, 1944)
 

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