Aspettava da me qualche cosa: un sorriso. Glielo diedi.

Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo (Lc 10,21) 

Il versetto della Parola dell'Impegno di Vita di questo mese: "Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo", appartiene alla conclusione della missione dei settantadue discepoli inviati ad annunciare la buona notizia. Al ritorno dicono con gioia: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Gesù li corregge, dicendo loro: “Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Con queste parole Gesù indica loro il vero motivo per cui devono rallegrarsi e immediatamente lui stesso esprime una gioia esultante nello Spirito Santo. Nel Vangelo Gesù è descritto come tenero con i peccatori e i poveri, duro e veemente con i farisei, paziente e chiaro con i discepoli, ma poche volte in un atteggiamento gioioso. Mentre qui, lo vediamo mentre, al constatare che il suo messaggio e la sua persona sono stati recepiti e accolti dai semplici, dà libero sfogo alla sua gioia, una gioia che viene dallo Spirito Santo. È per Gesù una gioia incontenibile, accompagnata da parole di lode e di ringraziamento al Padre suo: "Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli".

Questa gioia di Gesù nello Spirito Santo, che si trasforma in un dialogo intimo con il Padre, per essersi sentito accolto dai piccoli, può diventare contagiosa anche per noi. Al leggere, qui sotto, il piccolo aneddoto raccontato da don Ottorino non possiamo non sentire che si tratta della stessa gioia di Gesù. Un bambino che, vedendo un prete dal volto buono e accogliente, come era quello di don Ottorino, lo guarda con curiosità e interesse. E al riceverne un sorriso, si accende anche il suo sorriso. "Il piccolo passò oltre, ma quel sorriso rimase", dice don Ottorino. E pensa subito a quanto sia importante avere davanti agli occhi tutti i piccoli, che aspettano il nostro sorriso, un sorriso che nasce dal nostro unirci a Gesù nello Spirito Santo.

Come Famiglia di don Ottorino, siamo invitati a vivere la gioia di scoprire Dio che si manifesta soprattutto nei poveri, nei bisognosi. Molte volte noi vogliamo dare delle soluzioni a tutti i problemi con cui ci imbattiamo nel nostro incontro con le persone che cercano aiuto e siccome non possiamo spesso dare nessuna soluzione, ci disanimiamo e può venire meno tutto il nostro entusiasmo. Ma Gesù non ci chiede di risolvere tutti i problemi, ci chiede di riconoscerlo presente nel fratelli, soprattutto i più piccoli, e di dare il nostro sorriso e la nostra gioia di portare Lui nella nostra vita. 

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di Vita di questo mese?

Scoprire la presenza di Dio che appare nei poveri, nei bisognosi, e di fronte ai problemi unirci a loro per fare spazio insieme alla gioia che viene da Dio.

 

Parola di don Ottorino

Ricordarsi di tutti quelli che con le braccia tese attendono aiuto

Un giorno mi trovavo a Catanzaro fermo sul marciapiede di una strada della periferia in attesa che arrivasse il pullman che mi doveva portare alla stazione. Dal lato opposto della strada veniva verso di me un fanciullo di circa dieci anni, con la cartella sotto il braccio, diretto evidentemente alla scuola. Quel piccolo puntò verso di me il suo sguardo e, continuando a camminare, non cessava dal fissarmi attentamente. Arrivato alla mia altezza, finalmente compresi che aspettava da me qualche cosa: un sorriso. Glielo diedi. Mi rispose con il più bel sorriso che io abbia mai visto sul volto di un fanciullo. Il piccolo passò oltre, ma quel sorriso rimase. Quando i vostri giovani sentiranno il duro peso del quotidiano lavoro, quando la loro natura ribelle alle sante leggi di Dio cercherà di spingerli verso il piacere ed il peccato, quando cercheranno di fermare il loro cammino ai piedi del Calvario, ricordate loro l'immenso stuolo di fanciulli che, col sorriso sul labbro e con le braccia tese verso questa casa, attendono aiuto. Non dite mai basta al sacrificio  finché sopra la terra tutti gli uomini non sapranno sorridere angelicamente come il piccolo calabrese. 

(Lettera 368, 21 gennaio 1963)

 

Ultima modifica il Venerdì, 02 Marzo 2018 21:36

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