PERDONA, SOPPORTA, COMPRENDI, AIUTA E PER TUTTI ABBI UN SORRISO

Chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. (Rom 12,8)

San Paolo, nella lettera ai Romani, affronta un tema che creava problemi in molte comunità: i carismi particolari, che lo Spirito Santo dava ai credenti come aiuto all’evangelizzazione, perché alcuni cristiani facevano di questi doni motivo di vanagloria, di autoesaltazione e di giudizio verso gli altri. La prima raccomandazione che fa San Paolo a coloro che hanno questi carismi è di mantenere i piedi per terra, senza esaltazioni. La cosa più importante per il cristiano è la fede in Cristo, il rapporto con lui, non i doni particolari. Poi, ricorrendo all'immagine del corpo, ricorda l'importanza che i doni siano in unità fra loro, come membra di un unico corpo. Ciascuno deve cercare di fare bene la sua parte nella crescita di tutta la comunità. Allora i carismi saranno una ricchezza e non un motivo di divisione. Dobbiamo usare, pertanto, i doni che Dio ci ha dati meglio che possiamo, anche se sono piccoli e semplici. Inclusi i doni molto pratici di servizio devono essere esercitati con il dovuto spirito di amabilità e di buon umore, e non devono essere sentiti come dei doveri sgradevoli, fatti senza gioia. E qui viene opportuna la citazione, che ci accompagnerà questo mese: “Chi fa opere di misericordia, le compia con gioia".

Come Famiglia di don Ottorino durante quest’anno siamo chiamati a vivere la gioia dell’incontro. Vogliamo vivere con gioia tutti i momenti della nostra giornata, gli incontri, il modo in cui esercitiamo i nostri doni. Non solo vogliamo compiere un servizio, ma viverlo con gioia: coscienti che non è sufficiente condividere il pane, perché tutti sappiamo che la forma in cui si distribuisce è importante. Non è lo stesso dare a una persona un oggetto con gentilezza o darlo con freddezza. Il gesto è lo stesso, però la gioia, la vicinanza, sono legate al gesto della mano, allo sguardo, al tono della voce, al modo in cui porgo l’oggetto o faccio il gesto generoso. Una cosa è essere generoso, altra cosa è darsi, dare coinvolgendo la mia persona. Per esempio, se faccio un panino, posso farlo in un modo automatico, freddo, con superiorità, o posso farlo con un sorriso, dando qualcosa per condividere quello che sono. Don Ottorino ci invitava ad avere sempre il sorriso in volto; diceva con forza che “la tristezza non è virtù apostolica”, perché siamo chiamati a portare il fuoco di Cristo negli ambienti in cui viviamo, portare la gioia della nostra fede, la gioia della nostra vita condivisa. E ricordava che la nostra constante unione con Dio sarà una “scia di luce”, che illuminerà e trasmetterà calore a chi incontriamo sul nostro cammino.

 

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di Vita di questo mese? 

Realizzare piccoli gesti quotidiani di misericordia, facendo tutto con un sorriso, per riflettere sul nostro volto e nei nostri gesti la gioia del nostro incontro quotidiano con Dio.

Ultima modifica il Domenica, 14 Gennaio 2018 20:35

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