NON PRETENDETE DI AVERE PER FRATELLI DEGLI ANGELI

NON PRETENDETE DI AVERE PER FRATELLI DEGLI ANGELI

Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te (Gv 17,21)

La citazione, che ci accompagna durante questo mese, è parte della preghiera di Gesù per i suoi, però, ampliando l’orizzonte, prega il Padre: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola (v. 20),chiedendogli: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Qui appare la grande preoccupazione di Gesù per l’unione che deve esistere nelle comunità. Unità non vuol dire uniformità, ma rimanere nell’amore, nonostante tutte le tensioni e tutti i conflitti; l’amore che unifica tanto da creare tra tutti una profonda unità, come quella che esiste tra Gesù e il Padre. L’unità nell’amore, rivelata nella Trinità, è il modello per le comunità.

La ricetta, che ci rivela Gesù, è geniale. Si tratta di rimanere uniti gli uni con gli altri, però, allo stesso tempo, con Gesù. Questa unione progressiva, di crescita permanente, che costituisce una sfida per la nostra vita quotidiana, alimenta e, allo stesso tempo, fortifica la nostra unione con Gesù e, pertanto, con il Padre. Così è l’unione che ci rende più forti, più grandi, più vicini a Gesù.

È questa unione con Gesù e i fratelli che dobbiamo cercare. Senza gli altri non è possibile nessun avvicinamento a Gesù; senza gli altri non c’è comunità, non c’è Chiesa, non c’è cristianesimo. È proprio meravigliosa la sfida che ci propone Gesù. Non c’è altro modo di rispondere al suo amore che amando i nostri fratelli e, amando loro, amiamo Gesù. Ci costa crederlo e, soprattutto, viverlo.

Don Ottorino ci ricorda che non possiamo pretendere che i nostri fratelli siano angeli, che non abbiano difetti, che non sorgano difficoltà. Ciò che dobbiamo fare è crescere sempre più nella carità verso gli altri, cercando di accettarli come sono, senza diventare censori critici degli altri. Proprio la carità è messa alla prova quando dobbiamo sopportare la mancanza di carità degli altri.

E ci ricorda qualcosa che facilmente dimentichiamo: neppure noi siamo angeli. Abbiamo difetti, mancanze, cosicché anche gli altri devono fare lo sforzo di accettarci come siamo. Si tratta pertanto di costruire insieme l’unità nella carità, per essere testimoni nel mondo.

Terminando l’anno, possiamo rivolgere una preghiera al Padre per tutta la Famiglia di Don Ottorino, trovando il tempo per ricordarci di tutti i fratelli, le sorelle, gli amici e le amiche: una preghiera di ringraziamento per la strada percorsa e, allo stesso tempo, una richiesta perché ci aiuti a vivere il carisma dell’unità nella carità.

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di Vita di questo mese?

Terminando l’anno, esaminare il camino fatto: sono riuscito a crescere nel mio essere famiglia, nella stima del fratello e della sorella che vivono accanto a me, nel passar sopra ai piccoli problemi e apprezzare ciò che Dio mi regala?

 

Parola di don Ottorino:

 

Carità è saper sopportare la mancanza di carità degli altri

Qualche volta noi esigiamo la carità nella comunità e non facciamo niente per portare la carità: cioè, in altre parole, critichiamo la comunità perché nella comunità non c’è la carità e ci dimentichiamo che, appunto, la carità è saper sopportare la mancanza di carità degli altri. Il Signore ci ha detto di avere la carità, non di fare i censori degli altri. Anzi ha detto: “Non giudicate!” Ecco la carità che sopporta, che comprende, che chiude gli occhi e lascia passare, che prende il fratello da una parte e gli dice una parola, e se è necessario fa la correzione fraterna. Mettete in preventivo di trovarvi in un ambiente dove non manca la carità, ma dove ci sono dei fratelli che hanno dei difetti: la storia è diversa! Vorrei farvi capire che non si può pretendere di avere per fratelli degli angeli; per fratelli avete degli uomini, e ricordatevi che siete uomini anche voi, e non siete angeli. Perciò la carità è accettare per fratelli degli uomini, ricordando che siamo uomini; allora è possibile la carità! Questo volevo sottolinearlo perché noi miriamo in alto, ma ricordatevi che porteremo sempre i piedi e i piedi camminando fanno un po’ di puzza. (Med. 26 agosto 1967)

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