Essere pellegrini della misericordia

"Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati" (Lc 6,37)

Impegno di vita di luglio

Nella vita spirituale si è sempre in cammino verso la meta di unirsi a Dio in modo tale da vivere la sua stessa vita di amore e di misericordia. È Gesù stesso che ha tracciato questo cammino. Le parole che prendiamo come impegno di vita di questo mese: "Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati" fanno parte di queste tracce da lui indicate per progredire come pellegrini verso il Padre suo e nostro. Appartengono agli insegnamenti che riguardano il rapporto che i discepoli di Gesù devono avere con i loro fratelli di comunità. Qui viene messo in evidenza il senso della misericordia – tratto caratteristico del vangelo di Luca -, richiesto come atteggiamento di non “giudizio e condanna” verso i fratelli, incominciando da quelli più vicini, quelli con cui si condivide la vita. A tal proposito possiamo citare un brano molto importante del testamento di don Ottorino, nel quale si trova una notevole consonanza con le parole di Papa Francesco, riportate a parte.

“I primi fratelli verso i quali devi manifestare Dio presente in te sono i confratelli della comunità dove vivi. Pensa e parla sempre bene di loro, giustifica le loro intenzioni, amali come una mamma ama il figlio suo. Aiutali, sostituiscili, scusali, stimali e giudicati indegno di vivere tra loro consacrati. Cerca di sentire la presenza di Dio nei tuoi confratelli e di ascoltare quello che Dio ti vuole dire attraverso la loro parola ed il loro esempio. Sarai pronto per parlare di Cristo solo quando sarai uno con Cristo ed i tuoi confratelli. Se non c’è questa unità non uscire a sparlare del Cristo.”

“Pensare e parlare sempre bene” di coloro con cui si vive insieme nelle relazioni quotidiane. È possibile? Sembra proprio una meta troppo alta da raggiungere. I pensieri critici vengono a galla spontaneamente, senza che lo si voglia. Una buona regola è quella di non dare loro troppa importanza. Di non stupirsene. Sono legati spesso alla sensibilità che reagisce di fronte ai disagi creati dalle relazioni. Come vengono, così si possono lasciar andare. Mentre d’altra parte si possono alimentare quei pensieri positivi che vengono dal più profondo di noi, che fanno vedere chi ci sta vicino con lo sguardo e il cuore di Dio. Infatti, nella parte più profonda di noi e del fratello, ci dice don Ottorino, vive Gesù. Questa è la chiave di volta del vivere insieme. Lo stesso Gesù che è in noi e negli altri è anche Gesù tra noi nella reciprocità delle relazioni. Se c’è il “pensare bene del fratello” ne viene come conseguenza anche il “parlare bene di lui.”

Come vivere, allora, la parola dell’Impegno di Vita di questo mese?

Esercitarsi continuamente nel lasciar andare i pensieri critici nei confronti dei fratelli e alimentare quelli positivi che partono da Gesù presente in noi e in chi ci sta accanto.

Ultima modifica il Martedì, 05 Luglio 2016 18:46

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