VIVERE E ANNUNCIARE LA MISERICORDIA

"Gesù vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore" (Mt 9,36)

Le pagine del vangelo sono disseminate di racconti dei miracoli di Gesù che cura i malati, libera dai demoni, mette in piedi i paralitici, fa vedere i ciechi e udire i sordi e persino risuscita i morti. Le parole che ispirano il nostro Impegno di Vita di questo mese: "Gesù vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore", descrivono questo incessante stare e camminare di Gesù in mezzo alla gente per "guarire ogni malattia e infermità". Sono dette, infatti, alla fine di una serie di miracoli fatti da Gesù.


Lo sguardo di Gesù ha come due dimensioni, quella "universale" di "vedere" le folle, accomunate dagli stessi bisogni materiali e spirituali, e nello stesso tempo quella "particolare" di "vedere" ciascuno come se fosse solo, guardandolo negli occhi per cogliere il suo bisogno di essere amato e curato personalmente. Gesù sente "compassione" per tutta quella gente che lo cerca e lo segue. Compassione significa che Gesù condivide il dolore degli altri e lo sperimenta come suo. Gli fa male dentro l'anima e vuole fare qualcosa per loro. Soprattutto coglie il loro bisogno di avere qualcuno vicino, che sia sollievo alla loro stanchezza e dia ristoro al loro sfinimento. Li vede come pecore sole e sbandate senza pastore. Anche Gesù conosce la stanchezza e lo sfinimento, ma non si chiude in sé stesso, perché ha sempre vicino il Padre suo che gli ha dato la missione di essere Pastore. Lui è un pastore compassionevole, un pastore che vede e patisce in sé i bisogni delle pecore, un pastore che cammina con loro.
Come Gesù deve essere la Chiesa in ognuno dei suoi membri, sia coloro che hanno ricevuto il ministero sacramentale di pastori, sia tutti quelli che al seguirlo hanno ascoltato il suo invito a farsi carico dell'immensa moltitudine afflitta da stanchezze e bisogni senza numero. Anche la Chiesa è spesso stanca e bisognosa, ma proprio per questo può rivolgersi a tutti non dall'alto della sua autosufficienza, ma dal basso della sua stessa fragilità, con atteggiamento umile e spirito povero, per potere essere credibile nell'annuncio che fa al mondo della misericordia di Dio. Un annuncio che sgorga direttamente dalla sua esperienza di essere lei stessa necessitata di misericordia e che sente l'impellenza di donare al mondo. Perché la Misericordia è veramente il "cuore pulsante del Vangelo", dice Papa Francesco.
Come Famiglia di don Ottorino, in questa nuova stagione di Chiesa che ci è dato di vivere, sulla scia di don Ottorino, vogliamo insieme donare al mondo a piene mani l'annuncio della misericordia.
Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?
Guardare, come faceva don Ottorino, la tanta gente che ogni giorno incontriamo nel nostro cammino, come destinataria del messaggio di misericordia che Gesù ci ha donato.

Ultima modifica il Giovedì, 02 Giugno 2016 16:36

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1 commento

  • Julio Guzmán

    inviato da Julio Guzmán

    Giovedì, 16 Giugno 2016 00:01

    Que el mensaje de Jesús, que palpita ante todo perdón, encuentro y misericordia, suscite en medio de nosotros esta mismas cualidades evangélicas, que son tan necesarias en estos tiempos de indiferencia y frialdad.

    Rapporto

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