INDUSTRIALI DEL BUON DIO

Impegno di Vita di Dicembre 2015

Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene" (Rm 12,20-21)


L'espressione di don Ottorino "industriali del buon Dio", che voleva esprimere l'intraprendenza che dovrebbe avere un apostolo, simile a quella di un industriale per far crescere la sua impresa, si addice perfettamente alla figura di Paolo, che pone tutta la sua capacità inventiva nell'essere evangelizzatore. Paolo nella lettera ai Romani li sprona a una attività incessante e appassionata per costruire il regno di Dio, ma evidenzia con estrema chiarezza la differenza dell'agire cristiano.

Il bene da fare è autentico quando è scelto, quando è frutto di una decisione cosciente e quando va oltre le regole dell'umano. Gesù aveva detto che anche i pagani fanno il bene a coloro che li amano e che in questo non c'era alcun merito. Per questo Paolo non esita ad andare oltre e dice che i seguaci di Cristo devono essere attivi e attenti nei confronti anche dei propri nemici. L'inimicizia, la contrarietà, l'incomprensione, l'ostilità o quant'altro di simile, non annullano l'amabilità dell'altro, in quanto amato in primo luogo da Dio. Proprio come noi. Perché amata da Dio ed espressione del suo amore, la vita va difesa e protetta anche in chi ci è nemico. Quindi: "Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene".

Che saggezza umana e spirituale manifesta Paolo in questo invito. Chi la pensa diversamente da me, colui con il quale sono sempre in contrapposizione, anche colui che eventualmente fosse minaccia per me, non perde la sua possibilità di conversione e non ha potere di togliermi la capacità di fare il bene. A meno che io non vi rinunci. Che forza ha l'immagine dei carboni ardenti sul capo. Chi vince il male con il bene brucia tutte le false idee, congetture e convinzioni che stanno alla base del nostro vivere da nemici.

La scelta del "farsi prossimo" di chi ci è nemico e che come tale manifesta tutta la sua incapacità di amare, ci permette di sfamare d'amore proprio chi ne è maggiormente bisognoso. Il fare questo non ci rende più bravi di altri, ma difensori di Dio Amore dentro di noi. Etty Hillesum scriveva nel suo diario, parlando con Dio: "Diventa evidente in me che Tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare Te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio."

Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?

Facciamo lo sforzo di non reagire allo stesso modo alle forme di ostilità che riceviamo, ma cercare di cogliere il desiderio d'essere ascoltata o riconosciuta che l'altra persona ci lancia con tale atteggiamento.

Vincere il male con il bene

San Paolo vede le cose con chiarezza e realismo. Sì, con i disordinati, i pusillanimi, i deboli si esige pazienza. Per avere la pace nelle famiglie tante nostre buone mamme fanno così, specialmente quando ci sono suocere, suoceri, generi e spose di mezzo nella stessa casa. Dicevano: “Se sapesse! Qualche volta si fa fatica, ma bisogna tacere e portare pazienza; portare pazienza e tacere. E così ci vogliamo bene, e così non c’è mai niente che faccia perdere la pace in famiglia”. Questo è quello che si sente tante volte dalle nostre buone mamme che sono passate come delle sante nelle nostre famiglie perché hanno saputo portare pazienza, offrire al Signore e vincere “il male con il bene”. Hanno saputo fare del bene, aiutare e dimenticare, fingere di non sapere quando, magari, una donna di casa diceva male della Betta e lei, invece, le faceva il caffè. Quella continua a dire male di questa con la quale è in compagnia in casa e quest’altra si "vendica" andando al mercato e portandole a casa in regalo un grembiule; il giorno dopo questa brontola e quell’altra le fa un piacere. Questa è carità, e questa dobbiamo insegnare agli uomini! (Meditazione 22 Giugno 1967) 

 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Novembre 2015 21:34

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