NON USCIRE A SPARLARE DEL CRISTO

NON USCIRE A SPARLARE DEL CRISTO NON USCIRE A SPARLARE DEL CRISTO PSSG

AGOSTO 2015 - Impegno di vita

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cembalo che strepita (1 Cor 13,1)

L‟inno alla Carità è pagina di sublime spiritualità e di prassi cristiana, di pastorale e di vita fraterna comunitaria. Dire „Carità‟ ci porta a pensare a quante cose dobbiamo ancora fare. Ci spinge a essere zelanti nel compiere il bene. Ci rende disponibili al servizio. San Paolo ci fa andare oltre e ci illumina con le sue parole rivolte ai cristiani di Corinto. Mentre dice cos‟è la Carità, spalanca una finestra dopo l‟altra su orizzonti di autentica vita cristiana. Apre l‟inno suggerendoci quasi che la Carità è una „lingua‟ da imparare. È una lingua che può fare del rimbombo del bronzo una musica che si avvicina al „sentire di Gesù‟. Il nostro peccato, la nostra indifferenza, le nostre chiusure lasciano sempre uno strepitio inevitabile. La Carità invece costruisce uno spartito lungo il quale anche le nostre note stonate possono trovare armonia.

 

La Carità, allora, come lingua da imparare, ma anche come lingua da tacere. L‟esempio e la tenacia di don Ottorino ci aiutano a riconoscere nella critica evitata, nel giudizio severo „redento‟ da un po‟ di misericordia un esercizio di genuina Carità. La lingua della Carità getta ponti di comunione anziché erigere muri di separazione e di distinzione. Lingua che per penetrare le situazioni più resistenti il più delle volte deve essere solo sussurrata, piuttosto che urlata. Lingua il cui vocabolario non conosce parole come rivalità, antagonismo, prestigio.

L‟espressione di don Ottorino “Non uscire a sparlare del Cristo” ci introduce nel solco di uno stile di vita che deve sempre essere verificato e confrontato per mirare insieme alla Carità. Sembra suggerirci che seguire Gesù è sempre un esercizio di verifica del nostro agire, del tenore di vita delle nostre comunità. È sempre perdere qualcosa di nostro affinché Gesù sia la misura che colma i nostri vuoti nella testimonianza quotidiana.

La consapevolezza che ogni nostra comunità si impegnerà a “non sparlare del Cristo” sarà motivo di vigore rinnovato tra noi. Allora dire Carità per dire Gesù potrebbe essere uno dei primi frutti del IX Capitolo generale. Ogni nostra comunità che parla la lingua della Carità mette in essere quella rivoluzione di amore che ardeva in don Ottorino affinché il mondo intero potesse scrivere il suo inno alla Carità. È la sola lingua che potrà parlare del Cristo ad ogni uomo. Le virtù eroiche di don Ottorino suscitino in noi un animo grato al Signore Gesù e alla sua Chiesa. E quando essa ce le riconsegni possano diventare il prolungamento e l‟attualizzazione nelle nostre comunità.

Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?

Che le virtù eroiche di don Ottorino diventino il nostro Inno alla Carità e siano la garanzia che ci metta al riparo dal pericolo di “uscire a sparlare del Cristo”.

L'unità nella carità comincia da casa propria

Alla scuola di Gesù e di Maria cerca di acquistare la semplicità di un fanciullo, con un cuore acceso di divampante carità verso Dio e verso i fratelli. I primi fratelli verso i quali devi manifestare Dio presente in te sono i confratelli della comunità dove vivi. Pensa e parla sempre bene di loro, giustifica le loro intenzioni, amali come una mamma ama il figlio suo. Aiutali, sostituiscili, scusali, stimali e giudicati indegno di vivere tra loro consacrati. Cerca di sentire la presenza di Dio nei tuoi confratelli e di ascoltare quello che Dio ti vuole dire attraverso la loro parola ed il loro esempio. Sarai pronto per parlare di Cristo solo quando sarai uno con Cristo ed i tuoi confratelli. Se non c’è questa unità non uscire a sparlare del Cristo. Realizzata questa unità di amore e di pensiero esci di casa e usa tutti i doni che hai ricevuto da Dio, senza paura di ostentazione, irriducibile dinanzi alle difficoltà e al sacrificio e porta luce dove ci sono tenebre, amore dove c’è odio, gioia dove c’è tristezza e tutti, tutti porta a Lui che li attende. (Don Ottorino, dal 4° testamento spirituale 9 febbrao1972)

Ultima modifica il Sabato, 01 Agosto 2015 00:43

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