MAI NESSUNO MI HA VOLUTO BENE

GIUGNO 2015 - Impegno di vita

Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! (1 Cor 9,16)

Stiamo giungendo alla metà dell'anno e all'apertura del IX Capitolo, con la novità della previa Assemblea della Famiglia di don Ottorino. Ci accompagnano e ci mettono in questione la minaccia di San Paolo (Guai a me!) e la frase così motivante di don Ottorino.
Annunciare il Vangelo è il compito preferito di Paolo, come conseguenza inevitabile di un avvenimento che gli cambiò la vita, è un voler dare una gran gioia al destinatario, al fratello, cuore a cuore. È trasmettere la esperienza di un incontro, di una persona conosciuta, seguita e amata, con chi abbiamo trascorso un pomeriggio, o una vita in comunità di discepolato. Come Gesù sana le ferite e le piaghe e rialza dalla miseria fisica e spirituale per reintrodurre alla vita comunitaria-sociale, così il nostro annuncio ricevuto, goduto e dato a conoscere, ci sana e ci riconferma nella sequela. È contagiare la gioia di stare con Gesù.

Per don Ottorino la "sete di anime" era la stessa sete di Gesù che nella croce salva l'umanità, e la stessa sete di Paolo per annunciare Gesù salvatore. Questa sete lo ha spinto a occuparsi come un papà e una mamma degli orfani, i "ragazzi di strada", per toglierli dall'abbandono fisico, morale e lavorativo e introdurli come buoni cristiani nel mondo del lavoro. "Mai nessuno mi ha voluto bene" sembra la protesta propria di un adolescente, ma nel cuore di don Ottorino è uno stoppino acceso che fa scoppiare la bomba del carisma: amare il fratello come colui che è stato redento da Gesù. Guai a me se non mi avvicino a questo fratello e non gli annuncio con gesti e parole che la fonte per appagare la sua sete di amore è vicina e viva: si chiama Gesù. "Nessuno mai mi ha voluto bene" è il grido di aiuto che percepiamo dietro alla collina del trittico e al quale rispondiamo con la nostra azione diaconale ed evangelizzatrice. Se non ascoltiamo e vediamo questo, guai a noi! Se non ci avviciniamo al bisognoso con il cuore di Dio, saremo una campana stonata che risuona e fa ridere. Per convincere l'ateo che Dio è amore, o al drogato che l'unica cosa che vale la pena è amare, certamente bisogna avvicinarsi con gli occhi e il cuore di Dio, manifestato nella croce di Gesù Cristo. Senza questo non c'è buona notizia. Non c'è gioia del Vangelo, della gioiosa notizia, espressa con gesti e parole (Atti 1,1). Abbiamo bisogno di continuare nell'uscita della nostra pratica pastorale, così diaconale e continuare ad avanzare verso coloro che con la loro miseria morale ci dicono: "Mostrami l'amore di Dio" (vedere testo a parte).

Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?

Prestiamo speciale attenzione alle persone che incontriamo quotidianamente, soprattutto alle più povere, e non lasciamole andarsene senza essersi sentite amate, perché, parlando o tacendo, abbiamo comunicato loro Gesù.

Nessuno mai mi ha voluto bene

Aveva diciott’anni ed era la 17a volta che veniva in carcere. Tutti sentiamo di avere una parola di compassione per un giovane che per la prima volta commette un errore, ma dinanzi a quel diciottenne mi uscì invece una domanda: “Ma come mai ti sei ridotto in tal modo?”. Ed egli, con le lacrime agli occhi: “Nella vita mai nessuno mi ha voluto bene”. Tremende parole: “...mai nessuno mi ha voluto bene...”. Tutti siamo pronti a giudicare, a condannare, ma forse non siamo altrettanto pronti ad amare. Eppure su tutte le strade del mondo, con le mani tese verso di noi, migliaia di giovani invocano tacitamente con la loro miseria morale e materiale il nostro aiuto. Quanti giovani dinanzi a Dio dovranno dire: “Signore, non ti ho conosciuto perché il tuo apostolo non ha avuto amore. Aveva tempo per i suoi hobbies, per le letture, per il cinema, per la televisione, per prepararsi, per realizzarsi, ma non ha trovato il tempo per fermarsi vicino a me e parlarmi con pazienza di Te. Come Ti avrei amato, o Signore, se mi avessero detto qualche cosa di più di Te e soprattutto se con l’amore mi avessero mostrato il mio Dio!...”. (Don Ottorino, SS141[04/04/1972]

Ultima modifica il Lunedì, 01 Giugno 2015 18:40

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