APOSTOLO "CHI PERDE TEMPO TRADISCE LE ANIME"

APRILE 2015 - Impegno di vita

Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento (2 Tim 4,2) 

 

In gennaio dell'anno scorso abbiamo iniziato gli Impegni di Vita come cammino di preparazione al IX Capitolo generale e lo abbiamo fatto con l'itinerario che don Ottorino indicava come crescita personale:
"uomo, uomo di Dio, apostolo".
In questo mese iniziamo ad approfondire l'"apostolo" e la Parola di Dio che ci illumina è una esortazione di Paolo a Timoteo: "Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento". Paolo scrive a Timoteo, a cui ha affidato la responsabilità di pastore in una chiesa da lui fondata, di mettere sempre in evidenza il valore della Parola, trasmettendogli l'urgenza di uscire a predicarla, come dice Papa Francesco, non rimanendo né quieto né
silenzioso. Non basta conoscere la Parola e gustarla, bisogna viverla tra la gente e predicarla.
Oggi Paolo ripete lo stesso a noi con le stesse indicazioni. Innanzitutto: Predica la Parola. Ogni Parola del Vangelo, anche una sola Parola, contiene tutto il Vangelo, perché la Parola è Gesù e Gesù è amore. Non è necessario proclamarla con il vangelo in mano, ma deve essere Vangelo vissuto e testimoniato. Poi ci dice che questo deve essere fatto al momento opportuno e non opportuno, ossia in ogni circostanza che ci si presenti o nelle occasioni che cerchiamo, siamo o no preparati, sia o no il momento ideale, sia in terra fertile o in mezzo della zizzania. E aggiunge: ammonendo, rimproverando, esortando a seconda di coloro ai quali ci rivolgiamo. E finalmente conclude: con ogni magnanimità e insegnamento. Se non siamo immersi in Dio, se non lo portiamo nel nostro cuore, se non lo consultiamo spesso e non dialoghiamo con lui e preghiamo, difficilmente possiamo esercitare la magnanimità e lasciare un insegnamento evangelizzatore. Non dimentichiamo che ripetute volte don Ottorino durante le sue meditazioni ci chiede di non rimanere quieti né tranquilli mentre sappiamo che ci sono anime che non conoscono e non amano Gesù. Che dobbiamo portare Gesù agli altri. Non ci chiede cose eroiche, semplicemente ci invita a portare la fede che viviamo e professiamo agli altri fratelli che ancora non lo conoscono (vedere testo a parte). E questo non lo domanda solo ai religiosi, ma lo richiede a ogni battezzato. Come cristiani è nostro obbligo lavorare per il Regno di Dio e otterremo questo se portiamo Gesù dentro di noi, come guida e amico. Non
sappiamo se noi vedremo i frutti o se li raccoglieranno altri, però sì avremmo fatto qualcosa.


Come vivere allora la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?
Approfondire la nostra intima unione con Gesù per essere apostoli e missionari negli ambienti che frequentiamo, predicando la Parola di Dio con coraggio, lasciandoci inspirare dallo Spirito che ci suggerirà
la maniera appropriata ad ogni momento per farlo.


Tocca a te portare la fede a chi non ce l’ha
Fratelli miei, abbiamo la grazia di gustare il dono dell’Eucaristia, che Dio gratuitamente ci ha concesso. Pensiamo a quante persone nel mondo potrebbero essere migliori di noi, potrebbero adorare meglio di noi, potrebbero amare più di noi, eppure non lo fanno perché non conoscono Gesù Cristo. Ora viene da domandarci: a chi tocca portare loro la fede? Non possiamo dire: “Noi abbiamo la grazia della fede; se in America vogliono la fede che vadano a trovarsela da chi ce l’ha!” Questo sarebbe egoismo tremendo, sarebbe imperdonabile.
Tocca a noi, proprio a noi, portare la fede dove non c’è! Noi gratuitamente l’abbiamo ricevuta e gratuitamente la dobbiamo portare, anche a costo della vita. Qualcuno potrebbe dire: “Io non sono andato davanti al Signore per farmi frate e neppure prete e allora a me non tocca questo compito!”. Nossignore, tu sei cristiano e tocca anche a te. “Ma come faccio io, se non sono stato creato per farmi prete?”. Ogni cristiano deve collaborare per salvare i suoi fratelli. Non te la cavi, caro fratello, e in Paradiso non ci vai, se non fai qualcosa per i fratelli che non conosci, se non divieni un missionario. (Don Ottorino, M196, 4 dell’11 agosto 1967)

Ultima modifica il Martedì, 31 Marzo 2015 23:50

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