SPOSI NEL SOGNO DI DIO

Mc 10, 2-16 – XXVII domenica del tempo ordinario – Anno B

Commento per lavoratori cristiani

Il matrimonio e la famiglia stanno nel meraviglioso progetto originale di Dio!

Oggi Gesù ci ribadisce semplicemente questo: e non è poco! Lo sappiamo: è un tempo difficile, questo, per la famiglia. Ne è messa a dura prova non soltanto la vita ordinaria, la resistenza fra le tempeste della vita, l’efficacia nella affascinante missione di costituire l’ambiente naturale in cui nascere e crescere come persone. Oggi è attaccata la sua identità stessa!

La famiglia è culla di diversità. In essa, trovandosi l’uno di fronte all’altra, l’uomo e la donna si scoprono per quello che sono, in quanto diversi l’uno dall’altra. Non esiste identità se non nel confronto con la diversità. Non sappiamo veramente chi siamo, se non incontrandoci con un ‘tu’ che ci pone di fronte alla nostra specifica originalità.

La famiglia è il luogo della relazione. E per vivere relazioni è necessario accettare la sfida dell’ingestibile e sorprendente differenza. Affascina il miracolo dell’unità che si compie, per cui moglie e marito ‘non sono più due, ma una sola carne’! Un miracolo paragonabile soltanto al mistero della Trinità; o meglio, reso possibile dalla decisione dell’Uno e Trino di essere vivo e presente proprio nell’incontro fra l’uomo e la donna, trasformati dalla Grazia del sacramento del matrimonio nella traccia più credibile dell’Amore di Dio sulla terra.

La famiglia, allora, è impronta del divino sulla terra, sigillo di Grazia impresso nella carne fragile. La carne stessa, che significa il complesso mondo dell’affettività, della sessualità, della fecondità, della capacità di donazione di ogni persona, manifesta nel modo più bello questa presenza di unità di Dio proprio nell’intimità del rapporto fra marito e moglie.

La famiglia è dunque fondata sul matrimonio, che è icona dell’Amore trinitario. È penetrazione di corpi, di energie e di desideri, trasfigurati dalla scelta di donarsi e di accogliersi totalmente, oggi e per sempre. E in questa reciproca consegna, la coppia genera vita, proprio come il Padre e il Figlio, nell’incontro eterno, generano lo Spirito Santo.

La famiglia diviene così segno e strumento di speranza per il mondo, assetato di amore gratuito, di accoglienza e di donazione. Fondato su questo amore, il dono reciproco dei coniugi diviene capace di una radicalità umanamente impensabile: la fedeltà indissolubile nell’esperienza della debolezza si rivela come la conferma più bella che l’Amore è più grande, che nelle tracce di fragilità si spalanca il disegno di infinito che Dio ha inscritto nel cuore di ogni persona.

Gesù indica una via perché questo sogno di Dio continui a essere realtà, anche in mezzo a tanta fatica, a tante tentazioni, a tanti rischi. E la via è quella dei fanciulli, degli stessi bambini che rendono una famiglia – e con essa, un intero popolo – speranza di futuro per la società. Ed è la via del Regno dei Cieli. Queste due caratteristiche sono necessarie affinché ogni coppia di sposi e ogni famiglia rimanga radicata al sogno originario.

La prima caratteristica è appunto l’atteggiamento dei piccoli: i bambini vivono felici nella misura in cui sono figli, cioè hanno la possibilità di affidarsi alla cura premurosa dei propri genitori. Così è per l’uomo e la donna di fede, così è per la coppia cristiana che desidera costruire sulla roccia la propria casa: fede è abbandono al Padre! Ecco dunque la necessità della quotidiana esperienza della preghiera: preghiera insieme, preghiera curata bene, preghiera fatta di semplicità e gratuità. La coppia, la famiglia che prega è forte, anche in mezzo alle intemperie!

La seconda caratteristica è l’orizzonte a cui guardare. Gli sposi, e prima ancora i fidanzati, non sono chiamati a restare fermi per guardarsi continuamente negli occhi l’un l’altro. Sono piuttosto invitati a guardare insieme nella stessa direzione per camminare verso una meta che va oltre essi stessi. Sono mandati verso il Cielo, sono chiamati a realizzare quell’angolo di Paradiso che solo ad essi spetta coltivare e custodire. Il matrimonio e la famiglia non sono fini a se stessi, come non lo è la Chiesa. Esistono e vivono per gli altri, perché l’Amore si irradi a tutti, perché l’esempio e la forza di relazioni di amore totale e totalizzante coinvolgano chiunque incontrino, specialmente i più poveri. Sono loro, infatti, i destinatari del Regno di Dio. E la famiglia è scrigno del Regno, come granellino di senape nel campo del mondo.

Una coppia di sposi affidati nella preghiera e aperti all’orizzonte del Regno costruiscono una famiglia forte nella debolezza e credibile nell’amore. Di questa testimonianza, oggi, all’apertura del sinodo sulla famiglia, e domani, nelle vicissitudini del mondo, ha tanto bisogno l’umanità.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

DOMENICA XXVII – B

Il mistero dell’amore fra un uomo e una donna sta al centro della Parola di Dio di questa domenica. Una felice coincidenza con l’inizio del Sinodo ordinario sulla famiglia indetto da Papa Francesco.

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