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Domenica, 30 Settembre 2018 23:38

LA MESSE È PRONTA, CERCA OPERAI

LA MESSE È PRONTA, CERCA OPERAI

“Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle” - Luca 15,5

Conosciamo tutti l’immagine del Buon Pastore che si carica sulle spalle la pecorella smarrita. Il racconto vede da una parte i peccatori che si avvicinano a Gesù per ascoltarlo e dall’altra parte i dottori della legge, gli scribi sospettosi che si discostano da Lui per questo suo comportamento. Una domanda introduce la parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?» (v. 4). Si tratta di un paradosso che induce a dubitare dell’agire del pastore: è saggio abbandonare le novantanove per una pecora sola? E per di più non al sicuro di un ovile ma nel deserto? Cosa possono fare novantanove pecore indifese? Il paradosso comunque continua dicendo che il pastore «quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: Rallegratevi con me» (vv. 5-6). L’insegnamento che Gesù vuole darci è piuttosto che nessuna pecora può andare perduta. Il Signore non può rassegnarsi al fatto che anche una sola persona possa perdersi. L’agire di Dio è quello di chi va in cerca dei figli perduti per poi fare festa e gioire con tutti per il loro ritrovamento. Si tratta di un desiderio irrefrenabile: neppure novantanove pecore possono fermare il pastore e tenerlo chiuso nell’ovile. La parola dell’Impegno di Vita di questo mese ci aiuta a riflettere perché nella comunità cristiana o nel nostro gruppo può essere che qualcuno manchi oppure se ne sia andato lasciando il posto vuoto. A volte questo è scoraggiante e ci porta a credere che sia una perdita inevitabile. È allora che corriamo il pericolo di rinchiuderci dentro un ovile. Al contrario bisogna uscire e non chiudersi in sé stessi, nelle piccole comunità, nella parrocchia... Nella visione di Gesù non ci sono pecore definitivamente perdute, ma solo pecore che vanno ritrovate. Questo dobbiamo capirlo bene: per Dio nessuno è definitivamente perduto. La prospettiva pertanto è tutta dinamica, aperta, stimolante e creativa. Ci spinge ad uscire in ricerca per intraprendere un cammino di fraternità. Nessuna distanza può tenere lontano il pastore; e nessun gregge può rinunciare a un fratello. Trovare chi si è perduto è la gioia del pastore e di Dio, ma è anche la gioia di tutto il gregge! Siamo tutti noi pecore ritrovate e raccolte dalla misericordia del Signore, chiamati a raccogliere insieme a Lui tutto il gregge!

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Far un esame di coscienza, riconoscendosi peccatori amati da Dio, inviati ad annunziare il suo amore a tutti. E rinnovare il nostro sì a questa missione.

 

Don Ottorino

Vocazioni per accompagnare chi cerca Dio

Dalla mia finestra ho visto un giovanotto che si allenava alla corsa, era tutto sudato, ma non desisteva. Siamo altrettanto preoccupati noi ad allenarci alla corsa che attende ogni apostolo di Cristo? Siamo realmente preoccupati di avere una fede che non si spenga quando il corpo è sfinito? Ci siamo allenati a cercare, a desiderare o almeno ad accettare con pazienza e con amore quello che ci sembra duro, ingiusto e illogico?  Un giovane che non sa correre in bicicletta nel cortile della casa, non saprà mai correre velocemente salendo e scendendo da Asiago. Ora se un giovane non sa essere paziente, umile, comprensivo ecc. nel cortile della casa, non si illuda di cercare altre strade. La strada è una sola: "Rinnega te stesso... prendi la tua croce e seguimi". Come si sente attuale la voce del Cristo: "La messe è molta"! Come si sente di pregare per le vocazioni guardando le povere anime che cercano Dio. Non tutto però è roseo. Le difficoltà ci sono. Bisogna essere uomini e soprattutto cristiani e considerare tutto alla luce di Dio e dell'eternità. La messe è pronta... cerca gli operai.

(Lettera 393, 20 marzo 1972)

 

Pubblicato in Impegno di Vita
Venerdì, 07 Settembre 2018 11:42

Unità nella Carità 3-2018

Pubblicato in Unità nella Carità
Venerdì, 07 Settembre 2018 11:41

Unità nella Carità 2-2018

Pubblicato in Unità nella Carità
Sabato, 01 Settembre 2018 12:56

SFORZIAMOCI DI RENDERCI DEGNI DI TANTO DONO

«La vostra tristezza si cambierà in gioia» - Giovanni 16,20


Nel versicolo proposto Gesù dice: Voi sarete triste, però la vostra tristezza si cambierà in gioia. La frequente allusione alla tristezza e alla sofferenza riflette l’ambiente delle comunità alle quali si rivolge Giovanni, che vivevano in una situazione difficile di persecuzione, che era motivo di tristezza. Gli Apostoli avevano insegnato che Gesù sarebbe ritornato presto, però il ritorno glorioso di Gesù stava ritardando e la persecuzione cresceva. Molti perdevano la pazienza: “Fino a quando?”. Perché una persona solo sopporta una situazione di sofferenza e di persecuzione quando sa che la sofferenza è camino e condizione per la gioia perfetta.
Per questo il vangelo presenta il paragone molto bello del parto. Il dolore e la tristezza causati dalla persecuzione, anche se non offrono un orizzonte di miglioramento, non sono malesseri di morte, ma dolori di parto. Le madri sanno questo per esperienza. Il dolore è terribile, però lo sopportano, perché sanno che il dolore è fonte di nuova vita. Così è il dolore della persecuzione per i cristiani e così può e deve essere vissuto ogni dolore, sempre che sia alla luce dell’esperienza della morte e risurrezione di Gesù.
Gesù finisce dicendo: Anche voi adesso siete tristi, però ritornerò a vedervi ed avrete una gioia che nessuno vi potrà togliere. I discepoli furono tristi finché erano soli, perché pensavano che tutto era finito su di una croce. Però la loro tristezza si tramutò in gioia, quando lo videro di nuovo vivo, quando lo ascoltarono e lo toccarono.
Anche noi possiamo cambiare la tristezza in gioia, se in essa vi è Gesù. Chiediamo a Gesù questa grazia: di rimanere sempre al nostro fianco, specialmente nei momenti di tristezza. Dio ci ha fatti per essere felici: è quanto ci ricorda con queste parole. La gioia è il regalo che prepara per quelli che lo amano, per quelli che lo seguono sino alla fine, anche se debbono passare per il Getsemani e il Calvario. Che la nostra gioia consista nell’averlo al nostro fianco, scoprendolo vivo e reale, seguendolo e amandolo. Niente e nessuno ci potrà togliere questa gioia di sapere che Lui ci è vicino. Niente può toglierci la gioia di saperci amati da Dio.
Il testo di don Ottorino ricorda la morte del diac. Lorenzo come un momento di grazia per la Famiglia e una opportunità per tutti di avere un esempio di come vivere il carisma, che Dio ci ha regalato. La sua vita è stata un segno per noi; ci rimane adesso la missione di seguire il suo esempio e di vivere il carisma come un dono per noi e per gli altri.


• Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Riconoscere il passo di Dio nella nostra vita: rinnovando il nostro impegno come Famiglia di don Ottorino, sperimentando il carisma come un dono di Dio per ognuno di noi.

 

Don Ottorino


ABBIAMO UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Credo che non si riuscirà ad esprimere l’impressione di tutti noi per la partenza di Lorenzo. Certe cose, che sanno di Paradiso, si possono e non si possono descrivere. Sono apparsi in questi giorni tanti particolari che hanno messo in luce in modo angelico la figura del nostro fratello. Tutti abbiamo un esempio da seguire. Un esempio che ha realmente compreso e vissuto lo spirito della nostra famiglia religiosa. Seguiamolo nella sua donazione totale a Dio e ai fratelli. Egli ha offerto la vita per la Congregazione e il suo sacrificio, accettato dal Padre, non resterà senza i suoi frutti. Sforziamoci di renderci degni di tanto dono. (Lettera 561)È partito per il Cielo, ma ci ha lasciato una scia luminosa. La Madonna ci ha messo sopra il piedistallo un religioso che ha incarnato lo spirito della nostra famiglia, affinché avessimo un esempio da imitare. La lettera scritta a Valerio, e da lui vissuta, è un binario meraviglioso che tutti abbiamo l’obbligo di seguire. Cerca di meditarla e farla oggetto di vita con tutti i confratelli.(Lettera 562)

Pubblicato in Impegno di Vita
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