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Sabato, 01 Aprile 2017 08:57

Tenendo fisso lo sguardo su Gesù

Se non prendiamo per modello Gesù, è impossibile la carità.

 “Tenendo fisso lo sguardo su Gesù” Ebrei 12,2

L’autore della Lettera agli Ebrei presenta, nel capitolo 12, come principale esempio di fede lo stesso Gesù. E lo fa servendosi di una metafora presa dai giochi pubblici. Immagina di trovarsi nell’arena di un anfiteatro nel momento di inizio di una corsa per raggiungere un trionfo. Sulle scalinate delle tribune c’è tutta una “nube di testimoni”, che guardano la gara: sono quegli antenati, modelli di fede, che ha ricordato nel capitolo precedente. Come i corridori, aggiunge l’autore, anche noi dobbiamo toglierci di dosso tutto ciò che ci può disturbare e il “peccato che ci assedia” (v. 1), fissando lo sguardo sulla meta, Gesù Cristo, “l’autore e il perfezionatore” della nostra fede (v. 2), modello che mai dobbiamo perdere di vista, per non cadere “esausti per la fatica” (v. 3).

Questa sarà la proposta per la nostra Famiglia durante questo mese: “fissare il nostro sguardo su Gesù”, per poter vivere la carità.

Don Ottorino ci dice che la caratteristica della nostra Famiglia è la carità e la proposta che ci fa è di dare al mondo la testimonianza di questa carità.  Però è impossibile viverla con le sole nostre forze, dentro di noi sorgono tanti ostacoli che ci allontanano dall’ideale. Sono tante le difficoltà per vivere l’amore nella famiglia, nella comunità, nella società, che anche noi possiamo cadere esausti, consumando tutte le nostre forze nell’impegno di amare. Non illudiamoci, dice don Ottorino, senza Gesù come modello non lo potremo.

Egli ha voluto mettere la parola “carità” sotto lo stemma della Congregazione, come base di tutto. E per accendere questa fiamma della carità, per renderla concreta, ci consiglia di rinnovare costantemente il contatto personale con Gesù, poiché Egli è il nostro modello per vivere l’amore. Ci saranno difficoltà, stupidaggini dice don Ottorino, però, se riusciamo a stare faccia a faccia con Gesù, non bisogna aver paura, perché sarà Lui ad accendere in noi il fuoco della carità. Cosi, insieme, riusciremo a vivere l’amore, salveremo la comunità, potremo offrire le difficoltà quotidiane.

Durante questo mese siamo invitati alla preghiera personale, a parlare con Gesù e ad ascoltarlo. Meditando la sua Parola, prendendolo come esempio per vivere la carità, domandandoci ogni giorno: “Che cosa farebbe Gesù in questo momento?” Sì, Lui è il modello, non abbiamo paura dello scoraggiamento e delle cadute, Lui sarà sempre lì per rialzarci e “accenderci” del suo amore. 

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Fare un esame di coscienza circa la nostra preghiera personale. É un incontro “personale e cosciente” con Gesù? E, dopo, proporci un passo per crescere nella preghiera.

 

Parola di don Ottorino:

Dobbiamo prendere come modello Gesù

Quando vogliamo veramente farci santi, non dobbiamo prendere come modello uno qualsiasi. No, dobbiamo prendere come modello Gesù, la parola di Gesù e l’esempio di Gesù. (Med. del 5 agosto 1966)

Figlioli, vi scongiuro in nome di Dio: salviamo le comunità! Dunque, per prima cosa imparate a offrire al Signore. È il segreto per conservare in perpetuo la spiritualità della Congregazione, anzi per accrescere sempre più questa spiritualità, e non creare la parabola discendente, ma per entrare ‘in orbita’. Come seconda cosa fermatevi qualche momento ogni giorno a ‘intendervela’ con il Signore. Se fate così andrete avanti tranquilli, non abbiate paura! Se dovesse capitare qualcosa, qualche stupidaggine, non interessa: fermatevi un momentino con Lui. Per esempio, alla sera, fate la ‘preghiera dell’angelo’ o qualche altra, ma fermatevi a guardare il tabernacolo: “Io lo guardo e lui mi guarda”. Bisogna saper intendersela con Lui, sapendo che c’è Lui lì dentro, parlare con Lui!  Per arrivare alla carità dobbiamo contemporaneamente realizzare l’incontro con Cristo. Ora se vogliamo accendere la carità tra noi è necessario che accendiamo il nostro contatto con il Cristo, e naturalmente verrà la carità. (Med. del 4 aprile 1968)

Pubblicato in Impegno di Vita

TESTIMONIANZE VOCAZIONALI

Iniziamo a raccogliere significative testimonianze vocazionali; esperienze di chiamate e di generose risposte vissute nella chiesa.

Rimaniamo in attesa di riceverne altre così di poter offrire un ulteriore spazio di condivisione e di ricerca nel grande mosaico della chiesa e dell'umanità.

 

Il Signore gioca strani scherzi …

Roberto Luciano religioso di don Orione.

Ciao a tutti! Sono Roberto, 32 anni e vengo da quella splendida terra che è la Sicilia. Molti mi definiscono una vocazione adulta perché sono entrato in seminario a quasi 24 anni, ma a me piace pensare che il Signore mi ha dato la possibilità di sperimentarmi prima di intraprendere questa nuova avventura. Diplomato in un istituto tecnico con specializzazione informatica, ho deciso di iniziare gli studi di Ing. Informatica presso l’università di Catania, scegliendo di andare a vivere a quasi 100 km dalla famiglia, insieme ad alcuni ex compagni di scuola superiore. La Provvidenza ha voluto che in quel periodo fossi anche felicemente fidanzato e con un discreto lavoro part-time in un negozio di videogiochi (cosa pretendere di più per un vent’enne!!!). Ma il Signore gioca strani scherzi, finita la relazione amorosa (per altri motivi e non per il seminario), ho iniziato a riflettere su cosa potessi fare “da grande” pur avendo ricevuto un’offerta di lavoro per il progetto di tesi a cui stavo lavorando in collaborazione con un centro oncologico catanese. Vivendo distante da casa riuscivo ad andare nella mia parrocchia solo il fine settimana, ma ogni volta era una grande gioia ritrovare gli amici di vecchia data. Proprio durante un campo scuola con l’azione cattolica, mi è capitato di dover contestualizzare le letture che ascoltavamo nella Liturgia delle Ore, con quello che vivevamo in quei giorni. Quindi con molta meticolosità mi sono preparato a casa guardando le letture e preparandomi alcuni foglietti con il pensiero da dire; arrivati al campo ho modificato quei biglietti contestualizzandoli maggiormente e nel momento di parlare…. Beh dicevo tutt’altro!!!! In quel momento mi sono detto: “ma questi testi, scritti più di 2000 anni fa, sembrano stati scritti prima di venire qui al campo!”. E da quel momento un tarlo si è iniziato a insidiare nel mio cuore, e lavorando piano piano, mi ha fatto capire quale poteva essere la mia strada. Cosi ad ottobre del 2008 ho deciso di entrare in seminario iniziando così un discernimento approfondito per capire quale fosse il mio ruolo all’interno del mondo. Dopo un primo periodo di accoglienza e postulato, nel 2011 ho iniziato l’anno di noviziato, conclusosi l’8 settembre 2012 con la professione religiosa dei voti di castità, povertà e obbedienza nella famiglia di don Orione. E’ in questa splendida realtà che oggi mi trovo e nella quale vivo e ho scelto di donarmi. Una famiglia molto grande che è presente in molte parti del mondo e con tante opere: parrocchie, oratori, santuari, case per disabili, istituti per anziani, accoglienza dei più bisognosi e tante altre attività. E’ qui che ho trovato la mia pienezza e la fonte e il culmine della mia felicità. E’ questa famiglia che mi dà la forza di alzarmi ogni mattino dal letto per affrontare una nuova sfida! E’ questa famiglia, fondata da don Orione, che riflette la luce primaria per la vita di ogni fedele: Cristo!

 

 

 

 

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