Articoli filtrati per data: Marzo 2017

SPIRITUALITÀ E FORMAZIONE

La presenza di Gesù come cuore pulsante delle relazioni comunitarie: contesto assolutamente indispensabile per il discernimento comunitario

 Queste riflessioni sono la continuazione di quelle presentate lo  scorso anno che riguardavano il discernimento come metodo di vita spirituale. In questo anno si vuole riflettere invece sul discernimento come metodo di vita comunitaria. Quando si parla di vita comunitaria ci si riferisce certamente a quella delle comunità dei religiosi e delle sorelle nella diaconia, ma anche - come ha ben definito il Nono Capitolo - a quella dei gruppi degli amici e anche delle famiglie che vivono alla luce del carisma di don Ottorino.

Il testo preso come riferimento per questa riflessione continua a essere il quarto testamento di don Ottorino, che quando inizia a parlare della vita comunitaria dice così: “Alla scuola di Gesù e di Maria cerca di acquistare la semplicità di un fanciullo, con un cuore acceso di divampante carità verso Dio e verso i fratelli." Don Ottorino afferma che per vivere la vita comunitaria bisogna acquisire alla scuola di Gesù e di Maria la semplicità di un bambino, la quale permetterà di avere il cuore acceso di amore verso i fratelli. L'espressione "alla scuola di Gesù e di Maria" ne richiama un'altra che Giovanni Paolo II ha applicato alla Chiesa, dicendo che essa deve essere “casa e scuola della comunione”(lettera apostolica Novo Millennio ineunte, n. 43). La comunità come la famiglia è una “chiesa domestica” aveva detto il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium 11), modellata sulla famiglia di Nazaret, con al centro la presenza di Gesù. La relazione personale con Cristo, che è il cardine dell’esperienza spirituale e carismatica di don Ottorino, ora è collocata nell’ambito comunitario e non può essere data come presupposta nell'esperienza individuale, ma deve diventare il motore che dinamizza i rapporti comunitari.

Da notare che per don Ottorino accanto a Gesù c’è sempre Maria, che nella sua maternità universale si prende cura della relazione personale con Gesù di ognuno dei suoi figli, come don Ottorino dice poco sopra nel suo testamento,  e continua a generare, promuovere e custodire anche la loro comunione riunendoli  nella sua casa come figli suoi insieme al suo Figlio Gesù. Tale “essere figli nel Figlio” è possibile se ciascuno si sforza di acquisire “la semplicità del fanciullo”, atteggiamento di primaria importanza per l’accesso alla mentalità evangelica. Dice Gesù: «Se non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). E in questo Maria è la vera maestra spirituale. Alla scuola di Nazareth si apprende a vivere la “la divampante carità” verso Dio e i fratelli e le sorelle.

Dire allora “alla scuola di Gesù e di Maria” significa dire “Nazareth", tema molto caro a don Ottorino. Significa dire “famiglia”, “formazione”, “crescita”, “maturazione”. Significa soprattutto dire “Amore”, dire “Gioia”, parole che Papa Francesco  con la sua esortazione “La gioia dell’amore”ha rimesso mirabilmente al centro dell’essere famiglia (cfr. Papa Francesco, Amoris laetitia). Il clima di Nazareth pertanto è assolutamente indispensabile per il discernimento nella vita comunitaria.

Venerdì, 24 Marzo 2017 15:07

EDITORIALE: SANTI INSIEME

Carissimi,

non smetterò mai di dire quanto è bello partecipare alle assemblee dei confratelli, come quelle da poco vissute in Guatemala e Argentina. È in queste occasioni infatti che emergono i sentimenti più belli di ognuno, i progetti di santità che ciascuno coltiva nel proprio cuore e che a volte sembrano scomparire sotto la monotonia della quotidianità.

Quando ci si raccoglie “in disparte”, come Gesù stesso faceva con i  suoi discepoli, allora si tocca con mano un clima di grazia e di unità che viene direttamente da Dio. È la sua promessa che si traduce in realtà: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).

In questo ultimo periodo poi va rafforzandosi sempre più in noi la convinzione che non si può camminare isolati, non si può vivere senza stabilire relazioni di comunione e di condivisione con chi persegue gli stessi ideali.

È camminando “insieme” che si fa bella e sicura la strada. È lavorando “insieme” che il lavoro porta frutti duraturi.

“Insieme”. È la scoperta dell’acqua calda. L’uomo è un essere in relazione. Relazionarsi fa parte del suo DNA di persona. Da soli si muore, insieme si vive, si cresce, si dà frutto. La stessa santità domanda una rete di relazioni interpersonali nella carità.

Farci santi insieme” è il tema sul quale stiamo riflettendo e pregando in questi mesi a partire dagli incontri dell’Impegno di Vita.

E qui mi viene spontaneo dare la parola a don Ottorino, il quale va dritto al succo del discorso: “Dobbiamo farci santi insieme tra di noi, e dopo aprire le porte della canonica ed essere santi insieme con i fedeli della parrocchia; poi aprire le porte della parrocchia ed essere santi insieme con la diocesi; aprire le porte della diocesi ed essere santi insieme con tutta la Chiesa; e se ci sono uomini anche sulla luna, anche con quelli dobbiamo essere santi insieme!”

Che bello questo sogno che si espande a cerchi concentrici, come l’onda del mare.

E ancora: “Se ci fosse qui uno che fa tante ore di adorazione, fa bene il suo lavoro, ma lavora da solo, io vi dico: si faccia per conto suo una congregazione di anacoreti, non è per questa Famiglia religiosa”.

Parole forti quelle di don Ottorino, sulle quali tutti siamo chiamati a specchiarci per essere nello stile che il Signore ha dato alla nostra Famiglia. Il carisma ottoriniano è questo: uniti nella carità fino a consumarci nell’unità, per essere testimoni visibili e credibili della comunione perfetta che fa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo una sola famiglia fusa nell’amore.

Mentre scrivo mi viene il pelo d’oca, se penso quanto è meraviglioso questo ideale, ma anche quanto è difficile. Potessi almeno sottovalutarlo; no, mi devo tuffare in esso senza alcuna riserva.

Mi consola la parola di Gesù: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio!”, e si riferiva ad un cammello che doveva passare nientemeno che per la cruna di un ago…

Che dire? L’unica cosa da fare è fidarci, buttandoci in Lui senza paura. Non avremo certo da pentirci.

Buon cammino quindi “insieme”.

Don Venanzio

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Mercoledì, 15 Marzo 2017 20:15

Unità nella Carità 1-2017

Pubblicato in Unità nella Carità

Piccole ma significative luci di speranza continuano ad accendersi

proprio lì dove è sempre in agguato la tentazione di nuovi conflitti

 

Quest’anno la siccità, che ha colpito la nostra regione, ha reso più preziosa l’opera di assistenza che offriamo a tanti orfani grazie agli aiuti che riceviamo da voi. Oltre alla retta per la scuola materna di un gruppo consistente di bambini, al materiale scolastico, ai vestiti e alle scarpe che periodicamente offriamo ai ragazzi, abbiamo intensificato la fornitura di alimenti offrendo soprattutto farina di mais, alimento base per l’alimentazione delle famiglie.

 

In quest'ultimo periodo ad aggravare la situazione generale è subentrata la guerriglia sostenuta dal partito di opposizione che non accettando l’esito delle elezioni presidenziali del 2014 che considera fraudolento, sta creando una instabilità generale con l’obiettivo di costringere il governo a concedergli qualche fetta di potere. A sua volta il governo, che non vuole accettare il dialogo proposto, risponde alle provocazioni della guerriglia con azioni di forza bruciando case, sequestrando e uccidendo persone, creando panico e disagi a non finire. La popolazione abbandona le case e cerca rifugio altrove. Sono decine e decine le famiglie che hanno chiesto ospitalità nella missione per passarvi almeno la notte. In questo contesto di disagio generale continua la nostra opera di attenzione ai più deboli come sono appunto i tanti orfani.

Raccolta del Mais

Tra i nostri assistiti c’è un gruppo di una sessantina di bambini e ragazzi orfani che i coniugi Francisco e Maria Rosa Maduco accompagnano da anni.

 

Inoltre quest’anno abbiamo incluso anche un gruppetto di disabili che suor Tendai, nostra collaboratrice nell’attività missionaria, ha raccolto da varie comunità lontane e accolti in una casa vicina alla sua perché possano frequentare la scuola. Non ha contributi di nessuna specie, ma tutto (alimento, affitto della casa, vestiario…), come la costruzione  di una casa che ha ideato per poterli meglio assistere, è dono della Provvidenza e noi ci facciamo volentieri – a nome vostro - strumento di questa Provvidenza che diventa un segno tangibile della misericordia del Signore che non abbandona i piccoli e i bisognosi.

A nome di tanti bambini che attraverso il vostro aiuto sperimentano la misericordia di Dio e a nome anche dei confratelli diacono Vito e don Michele vi rinnovo un grande grazie assicurandovi che siete sempre presenti nelle nostre preghiere mentre anche noi vogliamo contare sulle vostre.

Don Piergiorgio Paoletto (Mozambico) 

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EL SALVADOR: "EL TRAPICHE" BOCCATA DI OSSIGENO PER I BAMBINI

In mezzo a grandi difficoltà provocate dalla situazione di violenza si continua a credere e a lottare per il futuro attraverso l'educazione dei bambini

Vogliamo condividere un po' la situazione generale che viviamo e che tocca da vicino anche le nostre attività; ci riferiamo, fra le altre cose, all'onda di violenza che sta aumentando a causa della mancanza di lavoro, delle bande giovanili e delle estorsioni.

Purtroppo in queste situazioni, molte famiglie devono andarsene dalle loro case o addirittura dal Paese per la paura in cui vivono.

Penso sia facile immaginare i grandi disagi che tutto questo provoca alle famiglie, ma questo coinvolge anche noi, perché all'improvviso (a volte da un giorno all'altro) alcuni bambini smettono di frequentare il nostro centro, cambiando di città, di scuola, con la speranza di avere un futuro diverso, migliore … sempre se hanno la fortuna di raggiungere il nuovo luogo di destino, visto che alcuni tentano di arrivare agli USA e spesso con mezzi d'avventura.

È per questo che ogni anno ci vediamo costretti a cambiare continuamente le schede dei bambini adottati a distanza dall'Italia. Il nostro sogno è di poter accompagnare un bambino almeno 5 anni, l'ideale sarebbe per 9 anni, ma purtroppo è quasi impossibile.

Ci consola il fatto che facciamo di tutto finché sono con noi, mossi dalla convinzione che questo tempo è un'opportunità unica per loro, per condividere e imparare in un ambiente protetto e propositivo; è come una boccata d'ossigeno (così l'hanno definito alcuni genitori) che speriamo permetterà loro di affrontare le sfide della vita, e di questo i genitori ce ne sono grati.

Al dolore della partenza anticipata di alcuni, si aggiunge anche la gioia di offrire ad altri bambini della comunità, pari possibilità.

Ringraziamo per il grande aiuto e per la comprensione nei confronti di questa nostra situazione di instabilità che è molto complessa.

A noi non ci resta che ringraziarvi per la fiducia che riservate a questo nostro progetto che, con le tante e varie attività che realizziamo, certamente fa un sacco di bene a questi bambini.

Ci stiamo già preparando per la realizzazione del VIII Festival dell'Infanzia e la Cultura; è già un'esplosione di energia ed entusiasmo di tutti questi bambini e degli adulti che li e ci accompagnano.

Ancora tante grazie per il vostro aiuto e che il Signore della Vita vi benedica sempre.

Tebby Sanchez (Associazione El Trapiche)

 

GUATEMALA: AL CECPO IMPARARE FACENDO

Esperienze di solidarietà frutto della collaborazione educativa di studenti universitari

Alla fine di luglio, un gruppo di giovani dell'ultimo anno del Liceo Guatemala (collegio privato della città) è venuto a realizzare per mettere in atto un “seminario”, che  consiste nel realizzare un lavoro sociale per poi presentarne i risultati. I giovani hanno fatto il loro seminario in diverse scuole della città, nel Centro Educativo Complementare Padre Ottorino e nel quartiere La Verbena, dedicandovi una settimana completa.

Hanno cominciato con un incontro informativo sulla nutrizione delle donne incinte e dei bambini dai 0 ai 6 anni con l'obiettivo di collaborare a combattere la denutrizione e a migliorare le abitudini alimentari delle famiglie. Alla fine hanno regalato una borsa di alimenti ad ogni partecipante.

Ai bambini dell'asilo infantile è stato insegnato come lavarsi bene i denti e le mani. È stato molto divertente per i bambini, soprattutto perché è stata utilizzata una grande testa di gorilla con grandi denti.

Un'altra attività interessante è stata quella d'insegnare ai bambini delle elementari a fare un "orto verticale" utilizzando bottiglie di plastica riciclabili. Come sempre i bambini hanno imparato e si sono divertiti … programmando subito come avrebbero mangiato ciò che avevano appena piantato … speriamo di poter approfittare di una buona insalata!

Un altro gruppo si è organizzato per dipingere alcune parti del Centro e per far pulizia nell'area limitrofa di tutta l'immondizia che di solito si lascia per strada. Contemporaneamente hanno fatto degli incontri formativi con i genitori sull'importanza della pulizia dell'ambiente per evitare infezioni cutanee o bronco respiratorie oltre a impedire il proliferare di insetti, roditori e vari animaletti infettivi.

Altri due gruppetti hanno preparato il terreno e seminato dei vegetali, che potremo mangiare in seguito, in due aiuole che funzioneranno come orto scolare.

Condividiamo con voi queste attività di collaborazione che animano il CECPO con lo stile sempre interessante di "imparare facendo".

Paty Gaitán, sorella nella diaconia (Associazione CECPO de La Verbena - Città del Guatemala)

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Mercoledì, 01 Marzo 2017 01:29

ABBIAMO BISOGNO DI UN CLIMA DI FAMIGLIA

Impegno di Vita di Marzo 2017

“Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!" (Salmo 133,1)

Il salmo 133 è  una breve lode all’unità e all’amore fraterno. Il salmista risalta com’è  buono, utile, dolce e bello che i “fratelli”, non quelli che sono uniti dai vincoli della carne ma uniti per scelta di Dio, si mantengano strettamente uniti. E lo illustra con segni tipicamente orientali: l’olio e la rugiada. L’olio per noi è simbolo dello Spirito Santo: chi lo possiede deve manifestarlo per mezzo dell’amore fraterno. E l’altro segno è la rugiada dell’Ermon, benedizione di Dio che discende sul popolo, che vive nell’unità. La prima frase di questo salmo: “che bello e dolce che i fratelli vivano insieme” sarà quella che ci aiuterà a vivere l’impegno di vita di questo mese.  Don Ottorino voleva che noi formassimo una vera famiglia: tutti chiamati da Dio, tutti fratelli/sorelle, bisognosi gli uni degli altri, disposti a donarci a tutti, cominciando dai fratelli e sorelle di casa, da quelli che vivono con noi condividendo la vita quotidiana. Vivere il clima di famiglia non è solo una virtù da praticare, ma anche una necessità per poter mantenerci in piedi di fronte alle difficoltà di ogni giorno, i problemi della nostra missione, del nostro lavoro, di tutta la nostra vita. Una necessità anche per vivere il nostro carisma. Don Ottorino lo esige con frasi forti, dicendo che aver cura della nostra famiglia e della nostra comunità è il nostro primo impegno.  E non farlo è come lasciare una centrale atomica senza controllo, perché a un dato momento scoppia tutto, rovinando tutto. Perché, ci ricorda: siamo uomini! Cristiani, religiosi/e, laici/ laiche…, però sempre umani e per ciò stesso sempre bisognosi dell’affetto, della tenerezza, del calore della famiglia, delle attenzioni degli altri. 

Durante questo mese, convocati dal salmo e dalla richiesta di don Ottorino, vogliamo vivere quotidianamente com'è  “bello e dolce” vivere insieme come famiglia. L’impegno è quello di fare dei passi concreti, con gesti concreti, che ci aiutino a vivere più “umanamente” tra di noi: preoccupandoci per chi vive al nostro fianco, attenti ai suoi bisogni, alle sue sofferenze, alle sue gioie. Disposti a lasciare i nostri progetti e urgenze per aiutare il fratello o la sorella, che sono il nostro primo apostolato, come ci indica lo stesso don Ottorino: “coltivandoli come il fiore più bello”. Pertanto un mese per “fertilizzare” la familiarità, rimuovere ciò che può danneggiarla, potare ciò che impedisce viverla e gioire dei piccoli gesti della vita familiare, comunitaria o di gruppo.

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Rinnovare il nostro impegno con gesti concreti, per far crescere il clima di famiglia nella nostra comunità o gruppo. Mi impegno a fare un gesto “di famiglia” per vivere la parola di questo mese.

 

Pubblicato in Impegno di Vita
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