PENTECOSTE: NELLO SPIRITO LA PASSIONE PER L'OGGI

PENTECOSTE: NELLO SPIRITO LA PASSIONE PER L'OGGI

"È solo la Passione a trasformare la Chiesa". Me lo diceva "con passione" qualche giorno fa un amico religioso non più giovane, ma lucidissimo nelle sue analisi sulla vita ecclesiale e con gli occhi sempre protesi al futuro. Passione è fuoco nel cuore, è luce nella mente, è fatica nelle mani. Passione è anche dolore di gestazione e di parto perché il nuovo venga alla luce.  Senza passione anche i più bei documenti dei capitoli generali rimangono lettera morta e i nostri carismi, doni dello Spirito Santo, non sono fuoco che "deve incendiare il mondo", come diceva il mio fondatore don Ottorino. Ma questo vale per tutti i carismi che ogni battezzato ha ricevuto, doni vitali e vitalizzanti che il Concilio Vaticano II ha riportato al centro dell'essere cristiano e del vivere comunitario, al di là dei ruoli e degli stati di vita.

La Passione nella Chiesa è esplosa a Pentecoste. 

Gesù era passato dal mondo al Padre "avendo amato i suoi fino alla fine". Ma subito dopo il tragico evento della croce, segnali inequivocabili di una sua Presenza "altra" aveva riacceso la Passione dei discepoli. Le apparizioni si erano susseguite una dopo l'altra e l'intensità e la forza di quegli eventi relazionali in cui era Gesù a farsi presente e a mostrarsi ai discepoli scoraggiati e increduli, aveva ridato loro vigore e gioia, fino al giorno in cui si era sottratto ai loro occhi in forma definitiva, senza peraltro che la Passione si spegnesse.  Anzi incominciarono a riunirsi nel cenacolo per pregare, riorganizzarsi e guardare al futuro. Al centro c'era la presenza silenziosa e determinante di Maria, la madre di Gesù, madre anche dei suoi discepoli, a fare da tenero e autorevole collante per tutti, Pietro e apostoli compresi. 

Fu allora, cinquanta giorni dopo la Pasqua, che scoppiò il big bang della Chiesa, che già era sgorgata dal fianco squarciato di Cristo sulla croce.  Lo Spirito Santo venne come fragore dal cielo, vento impetuoso, fuoco. Passione. Ebbe l'effetto di fondere le esperienze degli eventi delle apparizioni in una unica mistica esperienza collettiva. Fu un passaggio "dall'io e dal tu al noi", espressione a cui  recentemente ha fatto cenno anche Papa Francesco per indicare la Chiesa sinodale in costruzione.

Da allora l'onda lunga della Pentecoste ha continuato a espandersi fino a noi. Come potremmo altrimenti annunciare la buona notizia di Gesù risorto e sentire la gioia che Lui è presente in noi e in mezzo a noi, oggi? Non una Presenza che - come siamo tentati di pensare - si affievolisca man mano che il tempo ci allontana da quell'evento. Al contrario una Presenza che con il passare del tempo lo Spirito ci fa sentire più profonda, più densa e più diffusa. "Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera", ha detto Gesù. E forse siamo ancora agli inizi nella sua vera comprensione, come qualche teologo ha affermato. Difficile dargli torto se pensiamo a quello che stiamo vivendo in questo tempo in cui Papa Francesco ci sprona senza stancarsi mai alla novità della Gioia del Vangelo. Non una gioia che ci risparmi la croce, ma - e qui egli cita Paolo VI -  "la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime". E nella sua ultima straordinaria esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, rivolgendosi a ciascuno di noi ci dice con fraterne e commoventi parole: "Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l'incontro della tua debolezza con la forza della grazia". 

Invochiamo incessantemente lo Spirito perché oggi più che mai riempia la Chiesa di Fuoco, di Amore e di Passione.

don Luciano Bertelli, PSSG

 

Ultima modifica il Venerdì, 18 Maggio 2018 03:11

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