EDITORIALE: UN CARISMA PER TUTTI

Carissimi,

normalmente una coppia di sposi, appena le circostanze lo permettono, arricchisce il proprio amore accogliendo i figli. Da coppia diventa quindi famiglia, in un’armonia di rapporti che arricchisce tutti: la donna oltre che moglie diventa madre, l’uomo oltre che marito diventa padre. In una parola i figli completano i genitori e i genitori arricchiscono i figli. Quando poi i figli, crescendo diventano capaci di scelte autonome, allora papà e mamma si sentono ancor più realizzati nella loro missione.

È quanto sto ammirando nella nostra Opera. Con noi religiosi stanno crescendo sempre più in autonomia gruppi di Amici, che respirano e trasudano lo stesso nostro carisma. Sono incarnazione, nel loro ambiente di vita, del dono che Dio ha voluto fare alla Chiesa e al mondo attraverso don Ottorino. Attingono alle nostre stessi fonti e producono frutti abbondanti. Di questo ne sono prova lampante i gruppi di Amici presenti nelle parrocchie dove non siamo più presenti come preti e i diaconi, ma dove il carisma ottoriniano vive attraverso la loro testimonianza. Si tratta di gruppi vivaci e ben motivati nel loro cammino di fede.

Constatando questo, in noi scatta una felice sorpresa: guarda un po’ come il carisma di don Ottorino è fatto su misura anche per i laici, anzi, i laici  aiutano anche noi religiosi a capirlo meglio nella sua ricchezza.

È la scoperta, non più solo da un punto di vista concettuale, ma dai fatti, che questo carisma, come tutti i carismi dello Spirito, è un carisma per tutti. Se si riducesse ai consacrati, sarebbe più povero, mancherebbe di una parte sostanziale. Per essere autentico deve trovare sviluppo nella comunità cristiana in tutte le sue differenti espressioni, laici e consacrati, donne e uomini, giovani e vecchi. Se si limitasse a una sola categoria perderebbe di qualità.

E allora si fa chiaro un concetto di base, che è costitutivo della vita della Chiesa. I “laici” non sono i “collaboratori” dei preti o dei diaconi, tanto meno loro dipendenti. Sono a pieno titolo dei “chiamati” come loro, e come tali, con pari responsabilità davanti a Dio di far fiorire il carisma dell’Unità nella carità nel loro proprio ambiente: la famiglia, il lavoro, il tempo libero… Proprio lì dove non può arrivare il prete o il diacono.

Ecco perché un carisma così concepito è più ricco. Aumenta infatti la propria capacità di sviluppo e di crescita in tutti gli ambiti della vita del cristiano. È come un giardino che è bello se variegato nei fiori e nei colori, dove ogni fiore contribuisce a dare risalto all’altro, e dove l’insieme diventa più attraente per il concorso di tutti.

A conclusione di questa riflessione mi risuona dentro quanto don Ottorino diceva rivolgendosi agli Amici: «Volete diventare i nostri Amici? Sarete i nostri fratelli. Lavoreremo insieme per portare nel mondo un po' di carità, che è l'essenza del vangelo: voi restando nelle vostre case e noi operando dove la Chiesa ci chiama.

Cari Amici, ecco il vostro programma: essere cristiani convinti, che si vogliono bene e che vivificano nell'ideale della carità tutta la loro attività apostolica, le loro preghiere e il loro sacrificio. È un'arma silenziosa la carità: ma da sola è sufficiente per trasformare il mondo».

Don Venanzio

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