PASSAPAROLA: SERVIRE

“Guarda i girasoli: s’inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po’ troppo significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l’arte suprema. Dio è il primo servitore. Lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini”.

Con queste parole, nel film “La vita è bella”, l’anziano zio spiega al giovane cameriere (interpretato da Benigni) l’importanza e la dignità della mansione di chi presta servizio agli altri. La parola “servizio” è una parola che, spesso, viene usata per dire proprio il contrario di ciò che essa significa e di ciò che vuole e deve essere. 
Con troppa superficialità nella nostra cultura il termine servo non piace, perché servire è considerato umiliante e, nel nostro modo di pensare comune, questa espressione richiama a un’occupazione degradante, mortificante, offensiva. Guai a rivolgersi a qualcuno chiamandolo “servo” o “schiavo”!  Eppure “servire“ è una parola, anzi è un modo di comportarsi molto comune e per niente umiliante, è ciò che fanno molte persone che abbiamo accanto. Infatti, andando più in profondità nel significato etimologico di questo termine, sorprende scoprire che deriva da servare, che significa “guardare, salvare, custodire”. Servo, allora, è colui che si prende cura, che veglia su qualcuno che ha bisogno del suo aiuto, e quanti di noi fanno questo nella quotidianità! Anche Maria ha risposto Sì a questa proposta di “essere per l’altro”, anzi potremmo dire di “essere per l’umanità”. Pronunciando le parole “Eccomi sono la serva del Signore”, ha saputo “inchinarsi” al Signore per guidare il nostro cammino con l’esempio della sua fede vissuta con semplicità nelle diverse circostanze che la vita riserva a ogni persona.

Elisabetta Granziera

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