EDITORIALE: CORRESPONSABILI PERCHÈ?

Carissimi,

ci sono idee e principi che guidano la storia e sono radicati in essa a tale profondità che ci vogliono generazioni per modificarli. Uno di questi è l’idea di una Chiesa, diciamo, a gradini, con un vertice e varie fasi discendenti fino a una base anonima, ampia e dipendente dal vertice. Tant’è che quando i media parlano della Chiesa, tutti pensano al papa, ai vescovi e ai sacerdoti. Pochi pensano ai milioni di cristiani.

Povero Gesù, come è stato frainteso. Lui è venuto, come dice il Concilio, per “santificare e salvare gli uomini costituendo di loro un popolo, che si fondesse in unità”. I credenti in Cristo, infatti, sono stati rigenerati dallo stesso Spirito per mezzo dell'unico Battesimo. Sono pertanto un corpo solo, papa, vescovi, preti, fedeli, aventi come dignità peculiare "essere figli di Dio" e quindi "fratelli" tra di loro.

Il Concilio Vaticano II ha riaffermato questo principio, presentando la Chiesa come “popolo di Dio”, dove tutti godono della stessa meravigliosa dignità di “figli”, immersi nel vortice d’amore della famiglia trinitaria. Davanti a questo non c’è alcuna dignità umana che tenga. Cosa infatti può esserci di più sublime che l’essere figli di Dio?!

Qualunque ministero nella Chiesa, pertanto, assume semplicemente il ruolo di “servizio”. Il Papa è servizio, i Vescovi sono servizio, preti, diaconi, catechisti…, tutti sono servizio, e contano solo e finché sono “servizio” all'interno dell'unica Chiesa. Tutti cioè devono vivere in contatto personale e continuo, anzitutto con Dio Padre, e poi con i fratelli; devono cioè continuamente incontrarsi con Dio per ricevere, e andare ai fratelli per dare. Che cosa? Tutto quello di cui costoro hanno bisogno e che trova solo in Dio la sua sorgente, nulla trattenendo per sé, neppure l’onore per il ruolo esercitato, ma solo la gioia di essere strumenti di amore e di grazia.

Finché non arriveremo a questa coscienza comune, non saremo la Chiesa di Gesù. Una volta affermato questo, viene scontato parlare di “corresponsabilità”.

Quando una parrocchia va male, si è tentati di cercare la colpa nel parroco, nei preti, o nel vescovo. È proprio vero? E tu che te ne stai in disparte, magari a soppesare criticamente tutte le scelte che si fanno, pensi forse di presentarti davanti al Padre eterno, bello bello, magari immaginandoti seduto tra i giudici per valutare l’operato del parroco? E se nel tuo ambiente di lavoro, di divertimento, di studio, non arriva l’annuncio del Regno, potrai ancora invocare la responsabilità dei preti?

Via dunque i gradi di responsabilità e di dignità nella Chiesa. Ognuno è chiamato ad immergersi nel "servizio" che gli è proprio. Se di diversità si vuole parlare  questa sta solo nei doni ricevuti e nel luogo dove Dio ci ha posto. Ognuno quindi impegnato per la propria parte a rendere santo lo stesso corpo, la Chiesa, vivendo questa intrinseca profonda corresponsabilità, fondendosi in unità profonda con gli altri battezzati e in piena comunione con Cristo, anima e centro di ogni cuore e della Chiesa intera.

Trovo appropriato qui ricordare un "ordine" lasciatoci da don Ottorino: "Non datevi pace finché sopra la terra ci sarà uno che non ami Dio con tutto il cuore". 

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