RE PASTORE, FATTO AGNELLO PER AMORE

Mt 25, 31-46 – XXXIV domenica del tempo ordinario A

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Commento per lavoratori cristiani

Quando si legge il testo prezioso di Matteo sul ‘giudizio universale’, o si incrocia lo sguardo con una delle sue imponenti rappresentazioni artistiche visitate dal vivo o riprodotte in fotografia, nasce spontanea la domanda, più o meno camuffata nel segreto della nostra coscienza: e io, da che parte starò?

Un tribunale così solenne può davvero spaventare… se lo si guarda dalla parte sbagliata: quella del domani!

La vera domanda che Gesù ci pone, infatti, non riguarda il posto in cui ci troveremo a stare il giorno in cui la morte ci metterà di fronte a Lui, Re e Pastore del gregge. Di fatto, a quel punto la questione riguarda soltanto Lui: sarà Lui a indicarci da che parte stare. Ma lo farà semplicemente constatando… dove stiamo adesso!

Questa è la domanda più seria, quella che conta veramente: da che parte sto oggi? Dove scelgo di dimorare? Con chi cammino nella mia vita di ogni giorno?

Se ci lasciamo avvinghiare dalla paura di essere spiazzati nell’ultimo giorno e piazzati nel fuoco eterno, potremmo al massimo impegnarci a collezionare qualche opera buona in più per presentarci con un curriculum di ‘punti paradiso’ più consistente. Il che non sembra interessi molto al Giudice supremo. Piuttosto Egli è molto sensibile ai nostri luoghi di frequentazione ordinari e alle amicizie che decidiamo di coltivare nella nostra esistenza terrena.

È oggi che si compie il giudizio. Nella scelta di parteggiare – cioè stare dalla parte – per coloro che il Re e Pastore preferisce frequentare, nella confusione del suo gregge che è la Chiesa.

Per favorirci, proprio Lui, il Re dell’Universo, il Pastore supremo, ha scelto di scendere e starci accanto, mettendosi in movimento perché il Suo gregge non solo trovasse la via da percorrere, ma scegliesse anche di farlo. Per questo, ci ha amati! È l’amore la Legge del Regno. Per amore e con amore siamo e saremo giudicati.

Così potrebbe accadere che ci accorgiamo che noi, oggi, in mezzo a questo gregge stiamo come pecore pasciute e sicure di noi stessi, oppure azzoppate e malaticce per le traversie della vita. Nell’uno e nell’altro caso Egli si prende cura di noi. Qualche volta ci capita di provare a scappare dall’ovile, e di cercare altri pascoli. Lì, come pecorelle smarrite, ci viene a cercare il Pastore buono, per riportarci a casa.

Ma succede anche di incaponirsi e rifiutare non solo l’invito, ma anche la premura del cercarci, volendoci affermare nella nostra autonomia e indipendenza. Così il Re sceglie una strategia nuova, Lui che non si arrende pur di far straripare in tutti il Suo amore. E così da guida e capo del gregge si fa Agnello, chiedendo umilmente di farsi portare in spalla, Lui che sulle Sue spalle troppe volte si è fatto carico dei nostri pesi e delle nostre vergogne. L’Agnello innocente si rende prossimo a tal punto da rivelarsi Lui tanto indifeso e inerme da spogliare ogni nostra presunzione e competitività. Non c’è nulla da temere di fronte all’Amore! Non c’è nessuno da cui fuggire, se ad accostarci è la tenerezza tenace di un Figlio fatto carne… persino carne da macello, per noi e al posto nostro!

L’Amore è dirompente nella sua disarmante fragilità. Ci rimane allora solo di riconoscerlo, presente e vivo nella carne ferita dei nostri fratelli poveri. Gli ultimi e i diseredati sono la Sua presenza fra noi. Accostarci a loro è compiere un passo deciso per ritrovarci abbracciati e sorretti, nuovamente dentro al gregge. Non un gregge di perfetti, ma una moltitudine di bisognosi, mendicanti di amore.

È così che ci prepariamo al giudizio. Strano tribunale, quello che sul seggio vede seduto un Agnello immolato. Strano regno, quello che sul trono vede ergersi un Servo cinto di grembiule. Eppure è proprio lì che il nostro cuore incerto può smettere di correre a destra e a sinistra, affannandosi di conquistare un posto migliore e onorevole. Lì infatti ci si lascia andare, e si smette persino di avere paura di se stessi… che poi è il più profondo terrore che ci allontana dall’Amore, l’idea malsana di non esserne degni per la semplice ragione di non sapercelo conquistare.

Potremmo mai conquistare l’Innocenza? Eppure Egli l’ha consegnata per noi. Scegliere di stare oggi accanto ai malandati ed esclusi è accettare il dono di sentirsi avvolti gratis dall’Amore. Chissà che così Egli non torni veramente a regnare nell’intimo del nostro cuore.

Padre Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

 

Ultima modifica il Sabato, 25 Novembre 2017 21:08

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