EDITORIALE: INCONTRO PERSONALE E COSCIENTE CON DIO

Carissimi,

nei miei viaggi all'estero c'è una cosa che mi emoziona sempre, l'incontro tra chi arriva da lontano e chi lo aspetta all’aeroporto. Scene di festa, baci inumiditi da lacrime, abbracci interminabili abbarbicati uno all'altro senza voler più separarsi. Altrettanto bello e festoso l'incontro, seppur quotidiano tra le mura domestiche, dei bimbi che corrono ad aprire la porta a mamma, papà, nonni, che rientrano a casa.

Sono le prime immagini che mi sono passate davanti quando mi sono proposto di parlare dell’incontro che ognuno di noi dovrebbe avere con Dio. Tutto dipende dall’amore. Se hai la grazia di sentire che papà Dio è innamorato di te, ti viene logico provare gioia quando puoi incontrarti con Lui.

Preghiera allora vista come dovere o preghiera piacere? Preghiera intesa come formule imparate a memoria o preghiera cuore a cuore, occhi negli occhi, a tu per tu con il tuo Dio? É tutta qui la differenza. Sì, tutto dipende dall'amore.

Grazie a Dio la maggioranza di noi è cresciuta respirando religiosità, imparando formule meravigliose che hanno profonde radici nel cammino di fede della comunità cristiana. La fede però non la si impara, non la si copia, la fede la si scopre entrando piano piano in un alone di amore, incontrandosi a tu per tu con Lui, il nostro Papà e con suo Figlio, il nostro fratello Gesù.

Don Ottorino, vero mistico dei nostri giorni, attingendo dalla sua esperienza personale, ha così definito la preghiera: È un incontro personale e cosciente con Dio.

Ogni parola è un programma. Referente è nientemeno che Dio in persona, creatore e padre, con il quale si stabilisce un "incontro", si realizza cioè un contatto diretto come tra due esseri intelligenti e liberi; "personale" sta per qualcosa di vivo, non anonimo e sterile, ma da persona a persona; "cosciente", che va cioè al di là del ripetitivo, abitudinario, fatto solo di suoni, ma pregno di “presenza”. Quanto è facile pregare e cantare con le labbra, mentre il cuore è lontano, formulare parole che escono dalla superficie e non dall’anima!

La nostra principale difficoltà nasce dal fatto che Dio, pur essendo certi che è lì con noi, anzi in noi, reale più di qualunque altra presenza al mondo, però non lo si vede, non lo si sente. Per quanto ti sforzi di immaginarlo sarà sempre una presenza “assente”. Eppure è lì e mi guarda, mi parla, mi ama.

Il segreto della tua gioia nell’incontrarlo sta comunque tutto nel metterti a contatto con lui in maniera “cosciente e personale”, come insegnava don Ottorino.

“Guardate che la sostanza è qui. Se non vogliamo bene al Signore, se non siamo preoccupati di fare la volontà del Signore, se non siamo interamente consacrati a Lui, è perché manca questo contatto personale con Dio, è perché non siamo convinti che sia una persona che vive dentro di noi. La mia impressione è questa: si parte con un’unione vera con il Signore, poi, piano piano, si finisce col recitare delle preghiere, si finisce col dire delle formule, si finisce per fare delle cose, ma non per incontrarsi intimamente con il Signore.”

Che dite? Perché non ricominciare ogni giorno a camminare su questa strada?

Buon cammino.

                                                      don Venanzio

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