EDITORIALE - SANTITA': IMPREGNARE DI DIO LA STORIA

Carissimi,

                davanti a una cosa ovvia, scontatissima, c’è un detto popolare che suona così: “È come scoprire l’acqua calda”. È la stessa sensazione che ho provato partecipando alla giornata di studio dedicata alla Santità Vicentina.

Bertilla Antoniazzi, morta a 20 anni, un continuo entrare e uscire dall’ospedale; Maria Bertilla Boscardin, suora d’ospedale, dedita agli ammalati come migliaia di altre infermiere; Mamma Rosa, sposa e madre di 7 figli, di umili condizioni familiari; Giovanna Meneghini operaia che si guadagnava la vita con il lavoro delle proprie mani; Gaetana Sterni vedova, contornata da numerosi lutti familiari; Ottorino Zanon, prete diocesano di media cultura… Tutte persone che si rassomigliano tra loro per una cosa: essere persone “normali”. E di casi come questi è piena la storia.

Non  è santo infatti chi prende le distanze dal mondo, ma chi si incarna in esso contagiandolo dell’amore di Dio. Il santo tesse la tela della propria santità con i fili delle normali azioni di ogni giorno dentro la propria situazione di vita.

Ma qual è il di più che li ha fatti santi? Aver impregnato di amore e di abbandono in Dio la propria storia. Essere diventati un “Vangelo” vivo, attraente, attuale. E così il Signore, nella sua provvidenza, ha fatto di ognuno di loro un faro di riferimento per chi ha avuto la grazia di incontrarli. E l’onda luminosa provocata dalla loro vita si è allargata contagiando di divino tanti altri contemporanei, ed è arrivata fino a noi, e continuerà per chissà quanto tempo ancora, sempre viva, sempre attuale, sempre affascinante e contagiosa, e sempre vestita di “normalità”.

Sono loro le nuove edizioni del Vangelo che non invecchiano mai, le traduzioni aggiornate della Parola di Dio.

Illuminante quanto don Tonino Bello dice di Maria, la madre di Gesù, la più santa delle donne: “Viveva una vita comune a tutti. Simile, cioè, alla vita della vicina di casa. Beveva l'acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei arrivava stanca alla sera, dopo una giornata di lavoro. Anche a lei un giorno le dissero: «Maria, ti stai facendo i capelli bianchi». Si specchiò, allora, alla fontana e provò anche lei la struggente nostalgia di tutte le donne, quando si accorgono che la giovinezza sta sfiorendo.”

Nella sua immediatezza e semplicità don Ottorino parla ripetutamente di questa santità.

                                                                                                                                                    don Venanzio Gasparoni

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