AMICI IN DIALOGO

NON SIAMO SOLI NELLE DIFFICOLTÀ

L'impegno di Vita del mese di febbraio, è stato  bello e intenso. Nel nostro gruppetto ci sono stati dei momenti di condivisione molto profondi. Ognuno ha portato qualcosa di diverso e condividerlo con gli altri è stato un dono prezioso.

La difficolta di mantenere vivo lo Spirito nell'ambiente di lavoro, è percepita da più persone nel nostro gruppetto e il comunicarcelo ha allegerito la fatica di manifestare la fede a chi ci è vicino.

Invocando Dio che ci aiuti a mantenere vivo lo Spirito quando siamo tra i nostri colleghi di lavoro, qualcuno ha ricordato come spesso dimentichiamo che il Signore ha messo al nostro fianco l'angelo custode da Lui voluto. Durante questo Impegno di Vita ci siamo pertanto soffermati su questo grande amico pronto ad intervenire ogni volta che lo invochiamo.

Daniela e Fabio (Vicenza)

 

ATTIZZARE IL FUOCO DELLO SPIRITO

L’Impegno di Vita del mese di febbraio è stato per tutti noi un forte richiamo al senso di responsabilità come membri della famiglia di don Ottorino. Nei momenti di cambiamento, quale quello che stiamo attraversando nella nostra comunità parrocchiale, è forte la tentazione di fare ciascuno il proprio cammino spirituale personale, lontano dalla propria comunità, perché più comodo e semplice. San Paolo, invece, ci invita non solo a non spegnere lo Spirito della nostra famiglia spirituale, ma addirittura a ravvivarlo, ad “attizzare il fuoco” dello spirito sporcandoci le mani nel rapporto con gli altri, costruendo ogni giorno relazioni nuove fondate sulla nostra relazione personale con Gesù.

In questo diventa per noi fondamentale la sosta serale nella preghiera, dopo aver fatto l’esame di coscienza personale e aver messo ai piedi di Gesù le fatiche e lo scoraggiamento della giornata vissuta, sicuri che solo Lui dà senso profondo alle nostre esistenze.

Patrizia e Tanino, Maria e Roberto, Tiziana e Antonio, Annamaria e Franco, Maria e Antonio, Rita, Antonia e Rita (Crotone)

 

BISOGNO DI DIO

Mentre i bambini facevano il loro Impegno di Vita a parte, sul tema di febbraio, noi abbiamo comunicato su quello di gennaio: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'”. Ecco qualche breve straccio della nostra intensa comunicazione:

- Sento profondamente la necessità della dimensione del “ritirarmi”, la mia relazione “a tu per tu” con Dio, con il Padre. La mia quotidianità, però, è cambiata, sono cambiati i tempi familiari e mi travolge il ritmo delle cose da fare, le giornate piene di impegni dei figli, di lavoro, in parrocchia, nel sociale. Mi ci vorrebbe un po' di Monte Tabor, di tenda.

- Ripristinare il gruppo per noi è stato importante, poter stabilire la data in modo da poter esserci con la famiglia nostra nella famiglia dell’IDV. È l’unico nostro momento “in disparte”.   - Nel mese di gennaio cade sempre il pensiero del nostro amico morto due anni fa… un evento che ha portato a ritrovarci con alcuni amici “persi per strada”. Nella vita succedono delle cose che ti fermano, che ti impongono l’obbligo di riflettere sul fatto che da un momento all’altro la tua vita, il tuo “tram tram” potrebbe cadere, cambiare drasticamente. Se non ricordo a me stesso questo, tutto diventa routine, scontato. In realtà io cerco di fermarmi per capire dove andare, altrimenti corro il rischio di correre per….”afferrare il tempo”.

-          Mia mamma è in stato vegetativo. L’IDV è cercare Dio, questi quattro mesi sono stati una richiesta continua di senso: “dove sei Dio?”.      Da una parte c’è il silenzio della mamma, dall’altra ho incontrato tantissime persone che si sono susseguite nel letto vicino alla mamma con il bisogno di parlare, di raccontare, di sorridermi… un paradosso! Il silenzio… e le parole!     Così ho continuato a cercare il senso, a cercare Lui dove sta.  Guardo la mamma e le do un bacio… e penso che lo sto dando a Lui e mi impongo di fermarmi a questo, a non andare oltre con i miei pensieri.   C’è un contrasto tra rabbia e bisogno di sentirLo.  È stranissimo, a volte la mamma mi guarda e mi sembra che sia Gesù che mi guarda. 

- Rendo grazie per l’opportunità che ho avuto di fermarmi, di relazionarmi con Lui. Questi momenti mi aprono alla consapevolezza di quanto vitale sia la mia relazione con Lui ….. e con gli altri ma attraverso Lui, i Suoi occhi, il Suo cuore. Quando recuperi qualcosa ti accorgi del vuoto con il quale convivevi e sperimenti la gioia, quella vera e profonda, di esserti ritrovato. Come? Con la Preghiera, con il silenzio, con la pazienza, con uno sguardo di misericordia e di gratitudine verso i figli che non sono più “tanti impegni” ma “grandi doni”, sono Lui che mi chiede di prendermi cura di Lui.

Fam. Vezzaro, Lorenzato, Corradin, Vecchiatto, Signorini

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