MISSIONE BRASILE - DON GABRIELE STELLA: EVANGELIZZATO CON GLI ULTIMI

Don Gabriele è rimasto qualche mese con noi alla Casa dell'Immacolata, di ritorno dalla sua missione di Sooretama (Brasile). È stato - come ha detto - un suo modo particolare di fare qualche mese sabbatico. Era tornato per ricordare la mamma.  Non era potuto venire per il funerale. Lei si era spenta soavemente e un po' improvvisamente senza che nessuno potesse rendersene conto, arrivando alla Casa del Padre ricca di tanti frutti da offrirgli, raccolti nella sua lunga vita. In una delle visite precedenti don Gabriele aveva pensato bene di celebrare con l'anticipazione di qualche mese i suoi cent'anni ed era stata una festa bellissima con tanti figli, nipoti, pronipoti e oltre.  Ora tenendolo a mano e sempre fedelmente presente nella nostra vita comunitaria non è mancata l'occasione di fare una chiacchierata con lui che ha subito accettato come solitamente fa quando c'è qualcosa che gli si propone.

"Ho pensato - racconta - di fare un po' di tempo sabbatico in un modo molto semplice. Avevo pensato di andare da qualche parte per fare qualche corso, ma poi ho preferito stare qui e dedicarmi alla mia famiglia dopo la morte della mamma. E inoltre ho sentito che potevo rimanere qui nella Casa dell'Immacolata, approfittando del dono prezioso che è la nostra spiritualità. Mi sono detto: perché andare da un'altra parte? C'è la tomba di don Ottorino, rimango a contatto con i confratelli di qui e con il loro servizio. Per cui mi sono dedicato fedelmente alla preghiera, alla lettura della Parola di Dio, all'Eucaristia in comunità, senza preoccupazioni pastorali. Sono stato nel frattempo molto vicino ai miei fratelli e sorelle e a tutti della mia famiglia.

Ho pensato che poteva essere questo il modo di rinnovare il mio sì, quello che don Ottorino ci ha insegnato a dire, per vivere la mia vita di consacrazione e la mia missione, dovunque sia. Ora sono in Brasile, una comunità nuova: c'è con me don Lino e don Osvaldo. Siamo persone molto diverse, con esperienze e caratteri diversi. Don Osvaldo sempre attento a tutto, alla casa e alla comunità. Ha organizzato molto bene la parrocchia dal punto di vista amministrativo. Don Lino si sta orientando un po' alla volta, dopo avere lasciato Igarapé (Belén). Ci sono anche le suore e lavoriamo bene con loro. Sono le "Dimesse di Maria Immacolata" di Padova, arrivate lì molto prima di noi. In parrocchia avevano lavorato molto gli altri confratelli, don Michele e il diac. Pierluigi mettendo in piedi tante attività anche dal punto di vista sociale.

Personalmente mi sto occupando di più degli ultimi: gli ammalati, a cui faccio visita spesso e cerco di aiutare. Seguo anche persone che sono dipendenti dall'alcol e dalla droga, che vivono un po' al margine nella periferia della città. Esiste un progetto che si chiama "Riscatto" e io vado lì per accompagnare le persone spiritualmente, soprattutto ascoltandole. L'aiuto proposto corre su due binari, quello psicologico e quello spirituale. Ci sono momenti di preghiera e di celebrazioni. Il superamento dei loro problemi avviene quando dicono a Gesù che lo accettano nella loro vita e constatano allora un grande cambiamento. Una volta che escono si ritrovano tra di loro tutte le settimane per continuare ad aiutarsi. Diventano poi molto attivi in pastorale, dedicandosi ad altri. Io con loro mi sento più evangelizzato che evangelizzatore. Quando ascolto la storia della loro vita, le sofferenze che hanno patito, solo ringrazio insieme il Signore perché sono ancora vivi e con una grande prospettiva di speranza e di possibilità anche a beneficio di altri. La società è sempre più escludente e c'è tanto bisogno di amore e la Chiesa deve portare questo amore. È la gratuità dell'amore che salva.

Qualche volta vado anche trovare dei giovani che hanno avuto problemi e sono in carcere. Ce ne sono una ventina che vado a visitare. Sento che non è tempo perso, anzi. Sono le periferie. Mi sento appoggiato in questo da don Osvaldo e da don Lino. E io li posso aiutare per la mia conoscenza della realtà. Conosco tutti e vado per le strade grandi e quelle piccole. Sono in dialogo con tutti, anche con altre chiese. Si sono stretti rapporti sempre più rispettosi e fraterni. Questa è un po' la mia vita di pastore e mi sento contento di viverla e di donarla".

Ringrazio molto don Gabriele per la sua presenza tra noi.

a cura di don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Mercoledì, 19 Aprile 2017 05:59

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