L'ECONOMIA DEL VANGELO DI PAPA FRANCESCO

Francesco fa proprio l'obiettivo della "comunione" che sgorga  dalla fraternità con tutti, con gli ultimi in particolare, in Cristo.  

Che idea di economia avrà Papa Francesco? La risposta visibile è nella vita quotidiana del Pontefice che  entra nella casa di gente comune e mangia con loro, che si reca personalmente nei negozi di Roma per cambiare le lenti degli occhiali e comperarsi le scarpe, che manda il suo elemosiniere arcivescovo  a fare acquisti all'ingrosso di alimentari genuini presso produttori e commercianti delle regioni terremotate, per rifornire le mense dei poveri e sostenere nel contempo l'economia locale messa a dura prova. La risposta sociologica ce la dà intervenendo, con discrezione e sempre con autorevolezza, nei dibattiti di specialisti riuniti per trattare tematiche di portata economica e universale come la fame, la terra, il lavoro, la salute, la giustizia, l'ambiente, dimostrando empatia, ad esempio, con i sostenitori di quella "economia di comunione" proposta in positivo nei confronti di una "economia di esclusione" che produce squilibri, tensioni e sempre più scarti nell'umanità. Ma la risposta evangelica emerge compiutamente dalla carta costitutiva del magistero pastorale di Papa Francesco, la Evangelii Gaudium, che dedica un intero paragrafo (il 4° del capitolo II) alla "inclusione sociale dei poveri" come via anche economica per costruire l'unità, la giustizia e la pace che sono i segnali caratteristici del Regno di Dio presente nel mondo e proteso all'eternità.  

Se l'economia, come dice la stessa parola, è l'arte di raggiungere una adeguata amministrazione della "casa comune", che è il mondo intero, una equa distribuzione di ricchezza, originariamente destinata a tutti, tiene conto della dignità di ogni persona umana, della priorità del bene comune su quello individuale, della pericolosità anche sociale della creazione di sacche di esclusi.  Un'economia  a misura di ogni popolo e di ogni uomo, come auspica papa Francesco, deve essere promossa da organismi internazionali, da politici, da governanti e imprenditori capaci di "alzare lo sguardo", di ampliare le loro prospettive. Perché - si chiede il Papa - non ricorrere a Dio affinché ispiri piani umani aperti alla trascendenza e capaci di superare la dicotomia assoluta tra l'economia e il bene comune? C'è pensiero intenso, lavoro creativo a questo riguardo! Rivolto a 1200 imprenditori, giovani e studiosi per la festa dell'Economia di Comunione, Francesco riconosce: "voi fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più belle quando sono accostate una accanto all'altra... perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti". Questo sguardo riguarda in particolare un nuovo modo di fare impresa, di lavorare, di produrre, di  crescere e, in definitiva, di guadagnare"nuovo" perché al guadagno non si può mai sacrificare la persona umana con i suoi diritti, con la sua dignità, anche con i suoi limiti e povertà. Da qui il monito: "finché l'economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è ancora piena".  

don Zeno Daniele 

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