TESTIMONIANZE VOCAZIONALI: Benedetta Chinellato

TESTIMONIANZE VOCAZIONALI

Iniziamo a raccogliere significative testimonianze vocazionali; esperienze di chiamate e di generose risposte vissute nella chiesa.

Rimaniamo in attesa di riceverne altre così di poter offrire un ulteriore spazio di condivisione e di ricerca nel grande mosaico della chiesa e dell'umanità.

 

Dalle Alpi alle Ande: un’avventura per la vita.

Benedetta Chinellato, religiosa Figlie dei sacri cuori di Gesù e di Maria.

 

Sono quasi le tre di notte in Italia e l’aereo inizia la discesa verso la pista di atterraggio di Bogotà. È la sera del 3 agosto 2008 e dentro di me riecheggia forte una domanda che vorrei riuscire a zittire: “Chissà cosa mi aspetta… Ma cosa ci faccio qui, sola?” In verità non sono per nulla sola: vengo subito accolta dalle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, piccola congregazione fondata dal Beato Luigi Variara e parte della grande famiglia salesiana, che si prenderanno cura di me per un mese.

Ogni cosa è nuova per me ed imparo ad osservare tutto con la stessa curiosità di una bambina. La domanda iniziale mi perseguiterà ancora per qualche giorno, fino al 6 agosto, quando la congregazione festeggia l’anniversario dell’arrivo di Padre Luigi Variara, nativo di Viarigi e allora ancora diciannovenne, in una Colombia ben diversa da quella moderna. Da questa “coincidenza”, che mi rincuora, comincia la mia stima per questo fondatore, inizialmente ragazzino come me, e la mia ricerca che mi porterà a cogliere l’occasione anche per conoscerne maggiormente la vita.

Durante la mia permanenza visiterò diverse case della congregazione, tutte nella regione di Bogotà, conoscerò le suore che le abitano e la loro vita, vedrò quella povertà di cui fino ad ora ho sentito solo parlare, mi lascerò in qualche modo cambiare la vita da chi bussa alla porta.

La prima cosa che noto è la grande dignità dei poveri che vengono alla porta della casa per chiedere viveri e vestiti: sono madri con bambini per mano o padri che non riescono a nutrire tutta la famiglia, gli stessi che si incontrano sui pullmini un po’ sgangherati che si arrampicano sulle Ande o si vedono camminare per strada con fasci di cartoni sulle spalle, scene così insolite per chi è abituato al benessere dell’Italia.

La visita degli ammalati è una buona occasione per entrare nelle case della gente, condividere qualcosa della loro sofferenza e della loro fede, che sembra così semplice e sincera, ma sono i bambini a toccarmi il cuore: una domenica visito con le postulanti un orfanotrofio che accoglie centocinquanta bambine orfane, sole o con brutte esperienze alle spalle. Dopo una breve passeggiata con le altre giovani, non posso fare a meno di rifugiarmi in cappella, per evitare di farmi vedere triste e commossa da quelle bimbe che mi si avvinghiano addosso in cerca di una carezza, affascinate dalla mia provenienza. Una mi guarda, e con tutta la semplicità della sua piccola anima mi chiede guardandomi dritta negli occhi: “Ma tu perché mi vuoi così bene?” Decido immediatamente che quella sarà la domanda che mi porterò in Italia, nel nostro mondo ricco che corre veloce e non ha tempo di ascoltare i bambini. Quella domanda non mancherà in nessuna mia testimonianza e ad essa troverò risposta ascoltando le quattro suore che da sole reggono tutta quella casa, facendo da cuoche, maestre, infermiere e mamme, notte e giorno, per quelle bambine: il segreto sta nella preghiera, sta nel vedere in ogni bambina Gesù Bambino, povero in una stalla non sua, ed in ogni lebbroso, che sarò felice di incontrare ad Agua de Dios, casa madre dell’ordine, Gesù malato e stanco: ecco il segreto della vita attiva di queste suore.

Dopo il rientro in Italia e la laurea, la mia “avventura” continua ancora, anzi, forse inizia proprio ora: dopo il cammino di ricerca che mi ha portata fino in America Latina, ho deciso di tornare in Colombia, per cominciare il cammino di discernimento e formazione per diventare Figlia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. 

 

 

 

 

Ultima modifica il Domenica, 02 Aprile 2017 08:27

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