IL DISCERNIMEMTO COME METODO DI VITA COMUNITARIA

SPIRITUALITÀ E FORMAZIONE

La presenza di Gesù come cuore pulsante delle relazioni comunitarie: contesto assolutamente indispensabile per il discernimento comunitario

 Queste riflessioni sono la continuazione di quelle presentate lo  scorso anno che riguardavano il discernimento come metodo di vita spirituale. In questo anno si vuole riflettere invece sul discernimento come metodo di vita comunitaria. Quando si parla di vita comunitaria ci si riferisce certamente a quella delle comunità dei religiosi e delle sorelle nella diaconia, ma anche - come ha ben definito il Nono Capitolo - a quella dei gruppi degli amici e anche delle famiglie che vivono alla luce del carisma di don Ottorino.

Il testo preso come riferimento per questa riflessione continua a essere il quarto testamento di don Ottorino, che quando inizia a parlare della vita comunitaria dice così: “Alla scuola di Gesù e di Maria cerca di acquistare la semplicità di un fanciullo, con un cuore acceso di divampante carità verso Dio e verso i fratelli." Don Ottorino afferma che per vivere la vita comunitaria bisogna acquisire alla scuola di Gesù e di Maria la semplicità di un bambino, la quale permetterà di avere il cuore acceso di amore verso i fratelli. L'espressione "alla scuola di Gesù e di Maria" ne richiama un'altra che Giovanni Paolo II ha applicato alla Chiesa, dicendo che essa deve essere “casa e scuola della comunione”(lettera apostolica Novo Millennio ineunte, n. 43). La comunità come la famiglia è una “chiesa domestica” aveva detto il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium 11), modellata sulla famiglia di Nazaret, con al centro la presenza di Gesù. La relazione personale con Cristo, che è il cardine dell’esperienza spirituale e carismatica di don Ottorino, ora è collocata nell’ambito comunitario e non può essere data come presupposta nell'esperienza individuale, ma deve diventare il motore che dinamizza i rapporti comunitari.

Da notare che per don Ottorino accanto a Gesù c’è sempre Maria, che nella sua maternità universale si prende cura della relazione personale con Gesù di ognuno dei suoi figli, come don Ottorino dice poco sopra nel suo testamento,  e continua a generare, promuovere e custodire anche la loro comunione riunendoli  nella sua casa come figli suoi insieme al suo Figlio Gesù. Tale “essere figli nel Figlio” è possibile se ciascuno si sforza di acquisire “la semplicità del fanciullo”, atteggiamento di primaria importanza per l’accesso alla mentalità evangelica. Dice Gesù: «Se non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). E in questo Maria è la vera maestra spirituale. Alla scuola di Nazareth si apprende a vivere la “la divampante carità” verso Dio e i fratelli e le sorelle.

Dire allora “alla scuola di Gesù e di Maria” significa dire “Nazareth", tema molto caro a don Ottorino. Significa dire “famiglia”, “formazione”, “crescita”, “maturazione”. Significa soprattutto dire “Amore”, dire “Gioia”, parole che Papa Francesco  con la sua esortazione “La gioia dell’amore”ha rimesso mirabilmente al centro dell’essere famiglia (cfr. Papa Francesco, Amoris laetitia). Il clima di Nazareth pertanto è assolutamente indispensabile per il discernimento nella vita comunitaria.

Ultima modifica il Venerdì, 07 Aprile 2017 13:35

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