EDITORIALE: SANTI INSIEME

Carissimi,

non smetterò mai di dire quanto è bello partecipare alle assemblee dei confratelli, come quelle da poco vissute in Guatemala e Argentina. È in queste occasioni infatti che emergono i sentimenti più belli di ognuno, i progetti di santità che ciascuno coltiva nel proprio cuore e che a volte sembrano scomparire sotto la monotonia della quotidianità.

Quando ci si raccoglie “in disparte”, come Gesù stesso faceva con i  suoi discepoli, allora si tocca con mano un clima di grazia e di unità che viene direttamente da Dio. È la sua promessa che si traduce in realtà: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).

In questo ultimo periodo poi va rafforzandosi sempre più in noi la convinzione che non si può camminare isolati, non si può vivere senza stabilire relazioni di comunione e di condivisione con chi persegue gli stessi ideali.

È camminando “insieme” che si fa bella e sicura la strada. È lavorando “insieme” che il lavoro porta frutti duraturi.

“Insieme”. È la scoperta dell’acqua calda. L’uomo è un essere in relazione. Relazionarsi fa parte del suo DNA di persona. Da soli si muore, insieme si vive, si cresce, si dà frutto. La stessa santità domanda una rete di relazioni interpersonali nella carità.

Farci santi insieme” è il tema sul quale stiamo riflettendo e pregando in questi mesi a partire dagli incontri dell’Impegno di Vita.

E qui mi viene spontaneo dare la parola a don Ottorino, il quale va dritto al succo del discorso: “Dobbiamo farci santi insieme tra di noi, e dopo aprire le porte della canonica ed essere santi insieme con i fedeli della parrocchia; poi aprire le porte della parrocchia ed essere santi insieme con la diocesi; aprire le porte della diocesi ed essere santi insieme con tutta la Chiesa; e se ci sono uomini anche sulla luna, anche con quelli dobbiamo essere santi insieme!”

Che bello questo sogno che si espande a cerchi concentrici, come l’onda del mare.

E ancora: “Se ci fosse qui uno che fa tante ore di adorazione, fa bene il suo lavoro, ma lavora da solo, io vi dico: si faccia per conto suo una congregazione di anacoreti, non è per questa Famiglia religiosa”.

Parole forti quelle di don Ottorino, sulle quali tutti siamo chiamati a specchiarci per essere nello stile che il Signore ha dato alla nostra Famiglia. Il carisma ottoriniano è questo: uniti nella carità fino a consumarci nell’unità, per essere testimoni visibili e credibili della comunione perfetta che fa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo una sola famiglia fusa nell’amore.

Mentre scrivo mi viene il pelo d’oca, se penso quanto è meraviglioso questo ideale, ma anche quanto è difficile. Potessi almeno sottovalutarlo; no, mi devo tuffare in esso senza alcuna riserva.

Mi consola la parola di Gesù: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio!”, e si riferiva ad un cammello che doveva passare nientemeno che per la cruna di un ago…

Che dire? L’unica cosa da fare è fidarci, buttandoci in Lui senza paura. Non avremo certo da pentirci.

Buon cammino quindi “insieme”.

Don Venanzio

Ultima modifica il Venerdì, 24 Marzo 2017 15:19

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