PER TROVARE IL TESORO C'E' DA COMPRARE IL CAMPO

Mt 13, 44-52 - XVII domenica del tempo ordinario

Commento per lavoratori cristiani

 

Il regno di Dio è al centro della passione di Gesù. É il suo sogno, il suo ideale, il suo desiderio più intimo: che venga il regno del Padre! Così anche in questa domenica accogliamo da Gesù le sue confidenze: Egli ci parla, con linguaggio che tocca il cuore, di ciò che scalda il suo cuore e che, nel corso del suo cammino di crescita, ha preso i colori e i profumi delle quotidiane esperienze di vita. Così le cose semplici e ordinarie parlano di quanto invece è grande e straordinario: la ferialità richiama all’eternità, il passeggero al definitivo, la terra al Cielo. Da Gesù, dunque, impariamo anche noi ad avere uno sguardo penetrante nelle piccole vicende di ogni giorno, un’intelligenza della vita che sa riconoscere dove realmente si trova il tesoro: nel bel mezzo del campo!

È proprio così. Il vangelo di oggi inizia con un tesoro e termina con un tesoro. Il primo è scoperto, quasi senza volerlo, mentre l’uomo se ne sta probabilmente indaffarato nelle sue mille occupazioni ordinarie. Il secondo è dentro casa, ben custodito dalle abitudini e dalle tradizioni della propria vita e della propria storia. Ma in entrambi i casi, il tesoro sta lì senza che l’uomo, il ‘padrone di casa’, sia consapevole della ricchezza che questo tesoro nasconde.

Succede, in un modo o nell’altro, a tanti di noi, se non a tutti. Sia a chi trascorre la propria esistenza quasi come un forestiero, attraversando relazioni e incontri, impegni e responsabilità con la superficialità dell’estraneo o con il timore del migrante; sia a chi si impunta a delimitare i confini del proprio spazio vitale, sforzandosi di trasformarlo in casa abitabile, ma selezionando affannosamente chi e cosa ha diritto di accesso e di esistenza, per ridurre la propria abitazione in una rigida proprietà privata. In entrambi i casi, c’è il campo, c’è la casa, ma c’è anche il tesoro… e tuttavia non ci si accorge…

Fino a che – e qui solo lo stupore può lasciar trapelare qualche spiegazione – un evento, un passaggio, un volto, una parola non ci scaraventano giù dal nostro cavallo di indifferenza o di ripiegamento. Improvvisamente si accende la luce, non fuori ma dentro di noi: c’è un tesoro! C’è un dono colmo di sorprese, c’è qualcosa che vale la pena scoprire, che mi affascina e mi impaurisce allo stesso tempo.

É l’esperienza di Dio. Colui che ‘conoscevo per sentito dire’, ora ha deciso di svelarsi perché io lo possa incontrare e conoscere. É l’azione gratuita e inafferrabile del Signore. Gesù non vuole spiegarcela, perché non ha spiegazione la gratuità dell’amore. Semplicemente c’è. É questo che risalta nella gioia infinita che coglie lo scopritore del tesoro, quando si imbatte nell’imprevisto. La scintilla del regno scocca nel campo della vita quando vuole. Paradossale.

Chi passa tanto tempo, come il mercante di perle preziose, a cercare la più bella fra le perle, potrebbe seccarsi un poco dell’accaduto. “Ma come: io trascorro una vita e spendo tutte le mie energie per cercare ciò che più vale, e Tu lo regali gratis a uno che non si è speso un solo istante per fare altrettanto?” È il ragionamento logico e serrato del ‘cristiano praticante’, che non fa una piega… Ma non è l’esultanza del cuore di chi ha intuito che la perla, in realtà, vale al punto da non considerare nemmeno più le energie spese o non spese per cercarla. Anche il mercante di perle, rappresentante ordinato e testardo dei più agguerriti cercatori di Dio, in realtà teneva da parte tanto di sé, per una qualche ipotetica garanzia, nel caso la ricerca si fosse prolungata troppo tempo. Notiamolo con chiarezza: sia l’uomo del campo, sia il compratore di gioielli vendono tutto dopo aver trovato il tesoro, non prima. In fondo, l’atteggiamento di chi abita la casa del regno è quello dello svuotamento totale da ogni altra certezza che non sia l’accoglienza e la custodia del tesoro. Ma è necessario ricevere la grazia della meraviglia e della gratitudine di fronte alla gratuità del dono per poter comprendere che il campo, i beni d’acquisto, la casa stessa non ci appartengono. E che in fondo, non siamo noi a custodire il tesoro, ma è il tesoro che custodisce noi, restituendoci la bellezza e la dignità che ci toccano per grazia!

Infatti, è nei vasi di argilla - che siamo noi - che questo tesoro riposa. E da lì trabocca. Comprendiamo allora che l’atteggiamento grato e lieto di chi vende tutto per accogliere il tesoro non richiama a una irresponsabile separazione dal mondo e a un idilliaco distacco da se stessi. Al contrario: l’impressione è che Gesù voglia proprio invitarci a comprarlo, quel campo, che siamo noi, che è la nostra vita, che è la nostra carne debole, il corpo e la fragile umanità che ci appartiene. Non si può abbracciare veramente la ricchezza del tesoro che è in noi, se non si lavora pazientemente ad acquistare come dono anche la povertà dei nostri processi psichici e fisiologici che ci fanno essere quello che siamo. La logica del regno è la logica dell’incarnazione, non la logica della divisione.

Nessun dualismo, nessuna spiritualizzazione. Più che mai il tesoro, la perla, ci parlano di vita ordinaria, ci chiedono di stare con i piedi per terra. E tuttavia, con un sguardo sempre rivolto all’origine del tesoro, che è celeste, che è eterna. Ecco il richiamo diretto e fermo della parabola della rete gettata nel mare. È un invito alla consapevolezza del ponte che è stato gettato tra Cielo e terra, in quella pazzesca dinamica di incarnazione inaugurata dagli eventi della storia della salvezza – le cose antiche ben conosciute dallo scriba, discepolo del regno – e realizzata in pienezza dal Figlio di Dio in Gesù – Colui che ‘ha fatte nuove tutte le cose’, facendosi in noi tesoro prezioso per la nostra salvezza.

Abbiamo una opportunità unica, qualsiasi sia la nostra condizione esistenziale e il nostro percorso spirituale. Quella di scoprire la perla di grande valore che da’ senso alla nostra vita. È dono di grazia. Può raggiungere, inondandoli di gioia inattesa, anche i cuori indifferente o distratti. Ma se ne abbiamo intuito o pregustato anche solo un piccolo assaggio, sperimentando le delizie che possono riempire il nostro cuore, avrebbe poco senso rannicchiarci nei nostri capricci egoisti pretendendo che Lui, il Signore del regno, si faccia vivo al più presto. Vale molto più la pena prendere il coraggio a piene mani e decidere senza indugio di intraprendere il ‘santo viaggio’ alla ricerca dell’Amato. Nessuna via da percorrere è migliore di quella iscritta nello stesso campo che ci siamo trovati addosso: noi stessi, così difficili da accettarci, così duri da lasciarci scavare e trasformare.

‘Non so se mi spiego bene. È tanto importante conoscerci, che in ciò non vorrei vi rilassaste, neppure se foste già arrivate ai più alti cieli, perché mentre siamo sulla terra, non c’è cosa più necessaria dell’umiltà’. Firmato: santa Teresa d’Avila!

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 25 Luglio 2014 16:27

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