LA CHIESA E IL VANGELO: AMARE I POVERI È AMARE CRISTO

 

 

La Famiglia di don Ottorino si interpella e si identifica con la spinta di Papa Francesco a mettere i poveri al centro della Chiesa

                                                                                                                                             

L'Anno Santo della Misericordia si è chiuso, è vero, ma non potrà mai chiudere davvero.L'obiettivo  e il programma giubilari  avviati  un anno fa nel cuore più ferito dell'Africa non sono né esauriti né interrotti con il rinchiudersi di migliaia di Porte sante disseminate nel mondo, ultima quella di San Pietro in Roma, varcate con  fede da milioni di fedeli, sulla spinta e l'esempio di Papa Francesco il quale ci ha regalato un anno per capire cosa significa, secondo Gesù, ricevere e dare misericordia, nei fatti e con la vita, così rimettendo in ordine le priorità e i riferimenti del nostro modo di vivere.

Con puntualità di esortazioni e di testimonianze, Papa Francesco ci ha convinti su come e perché la Misericordia, le opere di misericordia, siano oggi la chiave necessaria per leggere la vita quotidiana e comprendere con la sapienza del cuore di cosa soffrono il mondo e le persone, per cogliere il messaggio affidato da Gesù ai poveri che diventano per noi, per la Chiesa,  per tutti, luogo vitale di confronto sull'Amore, di conversione all'Amore.

Dell'evento giubilare, trasbordante Grazia che ci ha coinvolti, perfino travolti nonostante le nostre resistenze, c'è la risposta  inequivocabile alla ricorrenti domande: cos'è, come dovrebbe essere la  Chiesa?  e: quando c'è e come si vede l'amore a Dio e al prossimo? La Chiesa, nella sua interezza e unità, è il Vangelo e chi ama il povero ama Cristo, ama Dio. D'ora in avanti non potremo elaborare, per la Chiesa, un'identità che prescinda dalle costanti evangeliche evocate da Gesù, come sintesi e monito illuminante, nel preannuncio del test del giudizio finale: avevo fame... l'avete fatto a me!

Come Famiglia di don Ottorino ci sentiamo interpellati ad assumere consapevolmente la somiglianza strutturalmente cristiana e apostolica che abbiamo ravvisato con gioia tra papa Francesco e il nostro Fondatore: nel sorriso aperto, nella immediatezza confidente, nel linguaggio evangelico della ferialità, nella forza e nel calore di una missionarietà carismatica che ci chiede di sentirci Poveri, di stare con i Poveri, di incontrare Gesù nei  e con i Poveri. E questo anche e proprio nel nostro essere Religiosi-pastori ispirati a Gesù sacerdote-servo, Sorelle  spiritualmente votate alla diaconia quotidiana, Amici laici impegnati nel Popolo di Dio vivendo in famiglia, nel lavoro, nella società.

Non è evidentemente un chiamata esclusiva ma una sfida chiara, stimolante e anche urgente per noi  che, pur pochi e piccoli, ci sentiamo convocati e donati per incarnare con un colore preciso il Vangelo, per contribuire per la nostra parte al volto nuovo che la Chiesa sente di dover assumere. Occorrono segni concreti per incamminarci esemplarmente in questa direzione: il Papa lo fa! La delegazione italiana della nostra Famiglia ha voluto impegnarsi in un "segno giubilare": un gesto di solidarietà che è in atto proprio in questo scorcio di fine anno.  Ci auguriamo che sia modesto auspicio di scelte sempre più significative e rivelatrici della convinzione con la quale, insieme e personalmente, abbiamo fatto il "passaggio" giubilare.

don Zeno Daniele

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