IL DINAMISMO INTERIORE CHE STA ALLA BASE DEL DISCERNIMENTO

Gesù luce dell'apostolo: il dinamismo interiore di sentirsi peccatore, graziato, inviato

 

Come abbiamo visto nel numero precedente il discernimento secondo don Ottorino è caratterizzato dalla relazione con Gesù, dal vivere alla sua presenza, come respiro dell’anima, luce che illumina, ambiente che avvolge, mantenuta viva da un continuo dialogo con Lui. Perché è solo nella comunione con Gesù che si capisce verso dove andare e quali scelte fare per realizzare la fondamentale volontà di Dio, che è quella di far conoscere Gesù a tutti e da tutti farlo amare.

Però ciò che sta alla base di questo impegno è quel dinamismo interiore fatto di tre fondamentali passaggi: sentirsi peccatore, sentirsi graziato e sentirsi inviato. Don Ottorino li descrive nel suo testamento con semplici ma incisive parole, introdotte ancora da un imperativo categorico, un altro "devi", che in lui ha il sapore di un forte impegno non disgiunto da libertà e gratuità: "Dinanzi a Lui devi sentirti miserabile per i peccati commessi, confuso per le grazie ricevute e divino per la missione e il potere a te affidato".

Sono passaggi tutt'altro che scontati nella vita spirituale. Senza la coscienza di essere peccatori è impossibile gustare  la grazia del perdono e lanciarsi con gioia verso quello a cui Dio chiama. Si rimane impigliati nella rete dei propri sforzi a essere buoni e perfetti e non ci si abbandona all'amore di Dio che risveglia la nostra bontà e costruisce la nostra perfezione come un dono di cui dobbiamo sempre ringraziare. Pertanto, senza la consapevolezza della propria miseria, non è possibile il discernimento. Don Ottorino, dimostrandosi un vero maestro di spirito, ritorna spesso su questo tema, arrivando a dire ai suoi figli che preferisce un peccatore che piange i suoi peccati che un innocente senza ideali. Ciò riflette  la sua esperienza personale di sentirsi peccatore, graziato e inviato. Per lui sono tre dimensioni che non solo non si contraddicono ma si richiamano una con l'altra. Così scrive nell’incipit del suo testamento. "Carissimo, nel momento di lasciare il mio posto e di por fine alla mia missione tu certamente comprendi quale sia il mio stato d’animo e come mi senta confuso dinanzi a Dio e ai fratelli. Comprendo chiaramente ciò che Dio mi voleva e mi rendo conto di quello che io avrei dovuto passare a voi. Mi sento però fiducioso di trovare perdono da Dio e da tutti voi. Durante la mia vita, vivendoti vicino, con forme forse spesso stonate, mi sono sforzato di segnare la strada che Dio ci aveva tracciato. Forse non sempre sono riuscito ad esprimermi. Spesso poi la mia vita non ti è stata una testimonianza autentica di quello che dicevo. Resta però chiaro quello che Dio vuole."

Don Ottorino si sente un peccatore e nello stesso tempo si sente graziato e inviato. Da lì nasce quella chiarezza, che ha dentro di sé, su quello che Dio vuole, una chiarezza non fondata su di lui ma sulla grazia di Dio.

In questo senso possiamo ricordare il racconto fatto più volte da Papa Francesco della sua vocazione, in cui si intreccia l'esperienza del sentirsi peccatore con quella della sua vocazione. Alla domanda che Spadaro gli fa nella sua intervista: "Chi è Mario Bergoglio?", lui risponde: "Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore... al quale il Signore ha guardato".

don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Giovedì, 22 Settembre 2016 06:01

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