MISSIONE DELLA CHIESA: SENZA LA CROCE NON SIAMO DISCEPOLI DEL SIGNORE

 

 

"Abbiamo il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso". (Papa Francesco)

 

"Figlioli, ricordatevi: il Signore ci ha chiamato a seguirlo nella sofferenza". (Don Ottorino)

 

Papa Francesco il 14 marzo 2013, all'indomani della sua elezione a vescovo di Roma, nell'Eucaristia concelebrata con i cardinali che avevano partecipato al Conclave si è rivolto a loro in forma spontanea, usando tre verbi per indicare la missione della Chiesa: camminare, edificare, confessare. "Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore. Edificare: edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore. Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti."

Nell'accostamento che continua a venirci spontaneo tra le parole del Papa e quelle di don Ottorino, tra le tante citazioni che potremmo fare, in cui fa riferimento all'indispensabilità della croce ne scegliamo una. Dice don Ottorino: "Ecco l’atteggiamento di uno che ama: 'Signore Gesù, dimmi, cosa vuoi da me?'. La prima cosa che dice Gesù è questa: 'Se mi vuoi bene, se vuoi essere veramente mio amico, devi imitarmi nel soffrire'. Brutta parola! 'Devi imitarmi nel soffrire! Tu sei mio, io sono del Padre: siamo tutti e due del Padre'. Siamo del Padre! Mettiamoci nelle braccia di Gesù e ci porterà al Padre. Ecco, figlioli, la fede dei santi: credere che siamo completamente del Padre. Io non sono mio, sono di Lui e se sono di Lui, faccio quello che vuole Lui. Tu sei del Padre, e allora vai dove vuole Lui. Figlioli, ricordatevi: il Signore ci ha chiamato a seguirlo nella sofferenza. Capitela questa parola, capitela! Quando voi andate all’ospedale per donare il sangue, vi meravigliate, forse, se vi impiantano un grosso ago per cavarvi il sangue? No, siete andati apposta. Bene, il Signore vi ha chiamati al suo seguito non perché diate una goccia del vostro sangue, ma perché diate tutto il sangue. Ci ha chiamati qui per dare il sangue: la nostra prima vocazione è quella di collaborare con Cristo per salvare gli uomini con il nostro sacrificio. Mettetevi in testa questa parola: con il nostro sacrificio! (M100, 3 del 2 novembre 1966)

Parole di papa Francesco, parole di don Ottorino, uomini di Dio dal volto sorridente e dal cuore pieno di speranza, ci invitano a cimentarci con l'essenzialità dell'amore di Gesù sulla croce per comunicare a tutti il Vangelo della gioia.

don Luciano Bertelli

 

Ultima modifica il Venerdì, 19 Agosto 2016 14:41

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