ORIZZONTI DI UN'ETERNA NOVITÀ

"Un uomo di Dio, ripieno di Spirito Santo, guarda le cose sotto un altro prisma, le vede sotto un'altra luce: le vede alla luce di Dio" (Don Ottorino)

 

Don Ottorino in una meditazione dell'11 novembre del 1965, facendo riferimento al testo degli Atti degli Apostoli, in cui si parla della scelta dei sette diaconi (6,1-6), al commentare il versetto in cui si dice che devono essere "uomini pieni di Spirito Santo", chiede: "Che cosa vuol dire, fratelli miei,  'pieni di Spirito Santo'?" E lui stesso risponde: "Pieni di Spirito Santo vuol dire imbevuti di Spirito Santo in modo che, a un dato momento, questi uomini devono essere capaci di vedere, pensare e sentire tutto sotto la luce dello Spirito Santo; quasi essere lo Spirito Santo stesso nel modo di pensare e di agire. Un uomo pieno di Spirito Santo deve vedere con gli occhi dello Spirito Santo, cioè deve vedere le cose, le persone e gli avvenimenti con gli occhi dello Spirito Santo". E continua dicendo: "Un uomo di Dio, ripieno di Spirito Santo, guarda immediatamente le cose sotto un altro prisma, le vede sotto un'altra luce, una luce diversa: le vede cioè alla luce di Dio, per cui le cose, le persone, gli avvenimenti li stima alla luce di Dio". E di fronte alla immediata  difficoltà che istintivamente si prova nel vivere questo, afferma: "Vi accorgerete che è molto più facile vedere le cose alla luce di Dio che non vederle soltanto con un occhio umano, perché le cose viste alla luce di Dio portano gioia nell'intimo dell'anima". Ecco, allora, che don Ottorino ci propone il suo programma pratico: "Dunque, primo: vedere con gli occhi di Dio; secondo: amare con il cuore di Dio". Queste parole, per ispirazione dello Spirito Santo, sono state riprese in forma quasi letterale nel nostro VI Capitolo del 1997, che nella prima delle linee operative che devono orientare il nostro modo di fare pastorale dice: "Assumiamo lo stile del 'vedere, giudicare, agire e celebrare' con lo sguardo e il cuore di Dio...". C'è, quindi, un unico criterio che deve guidare ogni nostra azione nella vita familiare, ecclesiale, sociale: lasciare che sia Dio, luce degli occhi e fuoco del cuore, a illuminare e riscaldare i nostri occhi e il nostro cuore perché Lui stesso attui in noi. Così saremo "pieni di Spirito Santo", come dice il testo degli Atti. Saremo "quasi lo Spirito Santo stesso nel mondo di pensare e di agire", come dice don Ottorino in una delle sue ardite affermazioni profondamente mistiche. Così si aprono per noi gli orizzonti di "un'eterna novità", espressione usata da Papa Francesco nella "Evangelii gaudium", al parlare della "dolce e confortante gioia di evangelizzare". "Cristo è il 'Vangelo eterno', - scrive Francesco - ed è 'lo stesso ieri e oggi e per sempre', ma la sua ricchezza e la sua bellezza sono inesauribili. Egli è sempre giovane e fonte costante di novità". "Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo - scrive più avanti - spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realtà, ogni autentica azione evangelizzatrice è sempre nuova". E con parole che, una volta di più, continuano a assomigliare a quelle di don Ottorino, citate sopra, come a quelle di tanti uomini e donne di Dio, scrive: "In qualunque forma di evangelizzazione il primato è sempre di Dio, che ha voluto chiamarci a collaborare con Lui e stimolarci con la forza del suo Spirito. La vera novità è quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, quella che Egli ispira, quella che Egli provoca, quella che Egli orienta e accompagna in mille modi".

Ultima modifica il Martedì, 26 Luglio 2016 15:31

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