FAMIGLIE NELLA FAMIGLIA

L’AMORE DÀ SEMPRE VITA

Iniziamo da questo numero  il percorso che vi avevamo anticipato nell’articolo precedente: a partire dal secondo capitolo della relazione finale del Sinodo “Famiglia, generatività, educazione”, ci proponiamo di approfondire le tematiche della responsabilità generativa ed educativa in tutte le stagioni dell’esistenza umana.

Il tema che verrà trattato è quello della responsabilità generativa (n. 63 della relazione), cioè la  scelta responsabile della genitorialità che presuppone la formazione della coscienza, che è «il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità» (Concilio Vaticano II, GS 16).

Come riportato nella relazione, quanto più gli sposi cercano di ascoltare nella loro coscienza Dio e i suoi comandamenti e si fanno accompagnare spiritualmente, tanto più la loro decisione sarà intimamente libera da un arbitrio soggettivo e dall’adeguamento ai modi di comportarsi del loro ambiente.

 La famiglia alla cui testimonianza diamo voce per questo tema, sono Serena e Francesco Fabrini, del gruppo degli amici di Firenze, dove vivono con i loro quattro splendidi bambini…

 “Mamma mi hai preparato i panini?”

“Chi viene a riprendermi a chitarra?”

“Come mi vesto oggi?"

“Bineron lattino!”

Questo è più o meno il nostro buongiorno ogni mattino. Gli occhi appena aperti e già inseriti nel meccanismo organizzativo della giornata in corso.

Ci viene da sorridere a pensare la famiglia di Nazaret, così come ama raccontarcela don Ottorino.

Quanto siamo lontani noi da quella calma, da quell’armonia, da quell’avere la sensazione nel cuore di stare ogni attimo al telefono con Dio.

A volte pensiamo che saremo capaci di perdere persino lo squillo delle “telefonate” per noi dal Cielo, in mezzo a tanta confusione.

Eppure la Sua Parola qui si fa carne viva, si spezza e si offre continuamente. Nella nostra fragilità sperimentiamo il nostro limite, l’impossibilità di “seguire” tutti con attenzione e forse, in questa quotidianità, il Signore ci insegna un’altra strada: fidarci di Lui e lasciare libere (non sole!) le creature che ci sono state consegnate contemplando la loro assoluta unicità nella quale si rivela un piccolo tratto del volto luminoso di Dio (Cfr. Papa Francesco, La gioia dell'amore, n. 50).

Un figlio non si ama perché è bravo, si ama perché è figlio… che dono! Sperimentando l’essere genitore si scopre qualcosa in più dell’Amore con sui siamo amati e ci si percepisce “fratelli” anche dei figli, fratelli a cui donarci e che ci allenano all’esperienza della reciprocità, della tenerezza, come pure della fatica, della croce (se non ci fosse, secondo don Ottorino, sarebbe segno evidente che stiamo sbagliando strada!) (Cfr. Papa Francesco, La gioia dell'amore, n. 192).

Essere in tanti ha significato e significa per noi imparare ad accogliere e a lasciarsi spazio, perché ognuno possa crescere nella scoperta di se stesso e nella ricerca della verità, camminando in Unità, con Cristo nel cuore.

Antonio Federico e Tiziana Salatino

Ultima modifica il Giovedì, 11 Agosto 2016 19:54

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