DIACONATO

DIACONATO

 

PAPA FRANCESCO APRE AL DIACONATO FEMMINILE

La risposta affermativa di Papa Francesco alla domanda di una superiora generale che nell'incontro della UISG (Unione internazionale superiore generali) del 12 maggio chiedeva: "Cosa impedisce alla Chiesa di includere le donne tra i diaconi permanenti, proprio come è successo nella Chiesa primitiva? Perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione?", ha messo subito in effervescenza il mondo ecclesiale, suscitando molto interesse e aprendo anche il dibattito.

 

Qui riportiamo le risposte a una intervista date dalla nostra sorella nella diaconia Elisabetta Granziera.

Come avete accolto le parole del Papa?

Subito dopo l’annuncio di Papa Francesco di voler istituire una commissione di studio sul diaconato femminile è arrivata una telefonata di una nostra amica teologa: “conoscendo la vostra storia e il vostro percorso, come sorelle nella diaconia, ho pensato che dovevate saperlo subito” ci ha detto. L’emozione è stata forte, il primo pensiero è andato a Papa Francesco per il suo coraggio e la sua determinazione, ora la strada è stata aperta, ma il cammino richiederà ancora molto lavoro. Nella Chiesa stanno avvenendo cambiamenti significativi e anche per quanto riguarda la questione femminile e il ruolo delle donne nella Chiesa si dovrà arrivare a fare delle scelte più concrete e significative, dove la parola "corresponsabilità"diventi impegno effettivo.

Credete che il diaconato femminile debba essere riconosciuto? Se sì, con quali compiti?

È una questione delicata e non può essere affrontata in poche righe. Nel 2003 la Commissione teologica internazionale aveva già affrontato l’argomento nel documento Il diaconato: evoluzione e prospettive. La presenza delle diaconesse nella Chiesa delle origini è certa, soprattutto in quella d’oriente.  La loro funzione era legata all’evangelizzazione, al servizio dei poveri, erano impegnate nella visita alle donne a domicilio e nel sostegno ai riti battesimali, secondo le esigenze e i contesti del tempo.  Sappiamo che non presiedevano la celebrazione liturgica. Se oggi si tiene conto di ciò che il Concilio Vaticano II dice per quanto riguarda i diaconi (n. 29 della Lumen Gentium), dove si dice che i diaconi sono ordinati per il ministero e non per il sacerdozio, e ciò che concretamente caratterizza il loro ministero (servono la Parola del Vangelo proclamandola  anche nella liturgia, animano le comunità cristiane anche nel servizio ai poveri) questi compiti potrebbero certamente essere svolti, o forse sarebbe meglio dire essere riconosciuti, anche alle donne, perché di fatto questo è già quello che svolgono.

Qual è stata l’intuizione avuta da don Ottorino rispetto al diaconato femminile?

Don Ottorino non ha mai parlato di diaconato femminile, ma ha intuito 20 anni prima del Concilio Vaticano II, la necessità che nella Chiesa venisse ripristinato il diaconato permanente. Inoltre sin dall’inizio dell’opera, diventata poi una Congregazione, la Pia Società San Gaetano, ha sentito che il Signore lo chiamava a rinnovare una pastorale coinvolgendo in modo attivo le persone. L’immagine che ben esprime quello che don Ottorino sentiva è quella di una Chiesa tutta ministeriale, dove i religiosi, sacerdoti e diaconi, i laici, uomini e donne, vivano rapporti fraterni tra loro e testimonino con la vita concreta e quotidiana una fede viva e attiva. Le sorelle nella diaconia nascono da questa storia: viviamo dell’anima di servizio della Chiesa e ci sentiamo chiamate a essere presenza diaconale femminile nella vita e nell’attività apostolica. In particolare consideriamo il lavoro una espressione fondamentale della nostra vita di consacrazione e di diaconia, la nostra “periferia”. Condividendo la vita della gente, partecipiamo alla fatica e alla gioia del vivere quotidiano di ogni uomo e donna.

Come si è diffusa l’esperienza delle sorelle nella diaconia?

La nostra esperienza è nata è cresciuta nelle realtà (parrocchie o opere) della Pia Società San Gaetano. Con i religiosi viviamo l’impegno e la responsabilità pastorale nella parrocchia o nelle realtà diaconali presenti soprattutto nei paesi di missione.

Cerchiamo di vivere, religiosi e sorelle, l’unità nella carità come don Ottorino chiedeva, per essere segno visibile per la comunità umana e cristiana della ricchezza che viene dal servire insieme, nel proprio specifico di uomini e donne, il Regno di Dio che viene.

(a cura di Andrea Frison, giornalista de La Voce dei Berici)

Ultima modifica il Domenica, 03 Luglio 2016 14:40

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Go to top