I CALLI ALLE MANI DI GESÙ

EDITORIALE

 E Dio disse all’uomo: ora tocca  te, completa la mia opera e rendila più accogliente e bella!” Questo leggo tra le righe ascoltando il racconto della creazione nel libro della Genesi. Sì, dopo ogni giornata di lavoro, guardando all’opera compiuta, Dio diceva soddisfatto: “Che bello!” Una volta completato l’intero scenario disse all’uomo: “Ti affido tutte queste meraviglie, rendile ancora migliori!” E l’uomo si mise all’opera continuando la creazione e divenne “creatore” accanto al suo Dio.

Ogni volta che apro gli occhi al nuovo giorno ho dunque davanti a me questa missione: rendere lode a Dio migliorando la sua creazione per il bene mio e dei fratelli, come ha fatto lo stesso Gesù.

Di tanto in tanto mi chiedo: Gesù, l’artigiano di Nazaret, come avrà affrontato la sua giornata lavorativa, con quale atteggiamento sarà entrato al mattino in quella oscura botteguccia per segare, levigare, chiodare, incollare quei legni e trarne un attrezzo di lavoro o un mobile di casa? Perché non ha usato la sua potenza divina ottenendo lo stesso effetto con una sola parola, come quando ha mutato l’acqua in vino? Quasi trenta anni dentro una povera bottega di falegname… Quale spreco di tempo e di energie! E con lui mamma Maria e papà Giuseppe a sudare e a sporcarsi mani e vestito, quando proprio Lui “ ha creato tutte le cose, e tutte per la sua volontà furono create e sussistono". (Ap 4,11)

E questo perché, come ha fatto Lui facciamo anche noi: ogni giorno la nostra piccola parte, a lode di Dio Padre e a beneficio dei fratelli.

Visti sotto quest’ottica non ci sono più lavori importanti e lavori spregevoli. Tutto dipende dal perché o meglio dal “per chi” lavoriamo. E se c’è un ideale alto, imbevuto d’amore, il mio cuore canta, anche se il sudore imperla la fronte e la schiena incurvata si ribella. Ogni giorno “come Gesù”, per amore del Padre e a servizio dei fratelli.

Mi piace riportare quanto diceva don Ottorino: “Ah, figlioli, che cosa santa, che cosa santa! Giuseppe lavora; anche Gesù, arrivato a una certa età, si associa al lavoro di Giuseppe e lavorano insieme, e Maria fa da mangiare e lavora anche lei. La casa di Nazareth è un piccolo stabilimento, è un piccolo santuario dove il lavoro e la preghiera sono intrecciati insieme, dove si obbedisce a Dio, dove si ama Dio, dove il lavoro diventa un canto d’amore.

E rivolto alla nostra missione nel mondo: “...dite agli uomini in nome di Dio e della Chiesa che centro di interesse deve essere Dio, e che il lavoro è una cosa santa, è una cosa benedetta, è una cosa che ha fatto persino il Divino Maestro di Nazareth. Ricordiamocelo, fratelli. Dobbiamo dirlo agli uomini, perché Gesù stesso aveva i calli alle mani”

Sempre su questa linea, don Ottorino così pensava la nostra Famiglia: “Tocca a noi, si potrebbe dire, spiritualizzare la materia, la casa, l'officina, lo stabilimento, la campagna: dove c'è un uomo che ha in mano una macchina dobbiamo entrare noi, avvicinarci noi e portare lo spirito di Dio”. 

È la missione della nostra bella Famiglia.

A ciascuno di noi la gioia di farne parte e l’impegno di viverla.don Venanzio Gasparoni

Ultima modifica il Domenica, 26 Giugno 2016 09:54

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