LA TRINITÀ HA TROVATO CASA

Gv 14, 23-29 –VI Domenica di Pasqua C

Commento per lavoratori cristiani

 

La Trinità tutta si muove e viene, per abitare in noi. Gesù annuncia il compimento della promessa: Dio prende dimora presso di noi. Meraviglioso dinamismo d’amore: Dio ha scelto la sua casa! Lo stesso Dio che aveva chiamato il popolo fuori dall’Egitto, per liberarlo dalla schiavitù e condurlo verso una terra ‘dove scorre latte e miele’, terra promessa in cui vivere liberi insieme, ora sceglie di invertire i ruoli. È Lui che si è messo in cammino, e che esce da Sé per venire incontro a noi. E in noi desidera abitare per sempre!

Il Padre ha inviato il Figlio, esploratore di grazia, ed ora il Figlio torna al Padre annunciando che la terra promessa è pronta per Lui. Il nostro cuore, seminato a festa, trasformato dal mistero pasquale, è pronto per frutti abbondanti: non più latte, miele e grappoli d’uva, bensì fede, speranza e carità. Sono frutti che manifestano l’inabitazione del Figlio e l’azione dello Spirito.

Con il Figlio e lo Spirito, anche il Padre trova dimora in questa terra che da arida è divenuta feconda, che da perduta è stata ritrovata, che come un campo scavato a fondo custodisce il tesoro. La nostra anima, la nostra interiorità sono la terra abitata da Dio, e come aveva preannunciato il profeta (cfr. Ger 31,31-33) è nel nostro spirito che lo Spirito ora vive, geme, invoca e opera.

Il mistero dell’amore divino sorprende e rivoluziona l’esistenza dell’uomo. Ci sollecita a rivolgere lo sguardo verso dentro, per non smarrirci in frenesie ed apparenze. L’amore è innanzitutto questione di presenza a se stessi, di consapevolezza e di ascolto, di spazio spalancato alla Parola che interpella e nutre. L’amore è esperienza di memoria. Dalla memoria grata sgorga la carità, che urgentemente ci spinge verso l’altro.

Questo fa lo Spirito in noi, inviato anche Lui dal Padre a sigillare un’alleanza eterna, per nulla astratta e lontana, bensì estremamente attuale e concreta. Lo Spirito agisce in noi, rendendoci attenti, docili e pronti ad accostare e accogliere la Parola che salva.

Ciò che rende reale questa nostra apertura all’amore è la riconoscenza di quanto questa Parola ha già scritto nella nostra storia. Si tratta di andare con la mente e il cuore al cammino percorso, agli eventi trascorsi in un mare di relazioni, più o meno felici e gratificanti, forse anche dolorose e deludenti. Si tratta di dimorare nuovamente, con la nostra immaginazione affettuosa, dentro quegli incontri e quelle vicende, e riconoscervi una traccia provvidente che non ci ha mai abbandonato. Si tratta di prendere coscienza che lo sguardo misericordioso e la mano premurosa del Padre ha saputo accompagnarci anche quando noi non ne percepivamo la presenza, e anche dove tutt’oggi fatichiamo a cogliere il senso.

Ma se siamo quello che siamo è grazie alla storia vissuta. E questa storia personale, unica e irripetibile, è la nostra autentica storia di salvezza. Non ne esiste un’altra, non ne abbiamo altre. Il Dio uno e trino si è preso cura di noi negli intrecci misteriosi della nostra vita.

La Trinità è mistero, ma anche noi siamo mistero. Significa intreccio di divino che si fa umano, di umano che porta in sé le tracce del divino. Il mistero è luce abbagliante che parla dell’Oltre, che impedisce di fermarsi all’esteriorità, che scava dentro il superficiale. Tutta l’esistenza, dunque, è mistero, perché non vi è nulla, nemmeno un fallimento o una delusione, che non possa accennare o gridare la Presenza del Padre silenzioso che parla, del Figlio risorto perché crocifisso, dello Spirito delicato e forte come il vento. Tutto per amore.

Nel mistero della vita, di cui facciamo memoria per non lasciarci sfuggire le Parole che hanno intessuto la nostra storia, e che fanno sgorgare in noi un inno di gratitudine, cogliamo i segni e le indicazioni per vivere rivolti al futuro con speranza.

Attendiamo infatti un compimento, ma non di tenebre sempre più oscure, bensì di una luce che inonda tutta la città. E ‘la città non ha [più] bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello’ (Ap 21,23).

Padre Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

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