LA MINISTERIALITÀ DELLA COPPIA UNITA DAL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

Chi si sposa nel Signore riceve certamente una grazia per la vita della coppia, ma assume anche un ministero specifico: essere segno della comunione nella distinzione

Nella nostra ultima riflessione ci siamo soffermati sulla necessità che la comunità parrocchiale ponga la famiglia al centro delle proprie attenzioni pastorali e si faccia sempre più prossima soprattutto verso quelle in difficoltà.

Come una mamma con i suoi figli che assume un atteggiamento diverso a seconda della situazione che si crea in famiglia, così la chiesa è chiamata ad ascoltare in silenzio, oppure a seguire ed incoraggiare, o ancora a sostenere le singole situazioni familiari.

In questo la famiglia di don Ottorino è chiamata a farsi prossima in ogni situazione particolare posta dai fratelli, perché la costituzione della comunità non è stata consegnata solo ai ministri ordinati, ma a tutti noi battezzati.

Don Ottorino sin dall’avvio della congregazione aveva intuito che preti e diaconi erano chiamati insieme a vivere l’unica missione dell’annuncio del vangelo per l’edificazione della Chiesa; oggi la famiglia di don Ottorino composta da religiosi, preti e diaconi, sorelle nella diaconia, laici e tra questi le coppie unite nel sacramento del matrimonio, è chiamata ad assumere questa unica missione nella corresponsabilità. Infatti ciascuno, in virtù della  propria vocazione specifica e del proprio ministero, è chiamato in modo unico e singolare a vivere insieme a tutta la famiglia la diaconia a servizio del regno.

Comprendere la specificità dell’apporto che ciascun membro può dare a questa comune missione, è una questione chiave per la famiglia di don Ottorino, ma di una cosa siamo certi: esiste una specifica ministerialità della coppia che è unita dal sacramento del matrimonio. Chi si sposa nel Signore riceve certamente una grazia donata da Dio per la vita della coppia, ma assume anche un ministero specifico: essere nella propria quotidianità segno della comunione nella distinzione. Infatti quale distinzione maggiore esiste più dell’essere uomo e donna ? Ma questa distinzione non divide, anzi  se vissuta nell’amore di Dio, genera vita.

Dio crea con le nozze l’unità nella distinzione e la distinzione nell’unità, e questo richiama immediatamente alle tre persone unite e distinte nella Trinità, di cui la coppia cristiana è icona.

Per dirlo con le parole di don Tonino Bello: “Gli sposi cristiani sono un’icona vivente della Trinità perché attraverso la loro vita si può contemplare il volto di Dio”.

Per questo vogliamo proporvi nei prossimi numeri un percorso che prenda spunto da storie di vita vissuta. A partire dal secondo capitolo della relatio finale del sinodo su “Famiglia, generatività, educazione”, vogliamo approfondire le tematiche della responsabilità generativa ed educativa in tutte le stagioni dell’esistenza umana.

Per questo alcune famiglie verranno coinvolte di volta in volta, chiedendo loro una testimonianza, grazie alla quale si renderà possibile attualizzare i temi trattati, trasformando in vita reale le indicazioni ricevute dai vescovi del sinodo.

In particolare saranno tre i paragrafi presi in esame dal secondo capitolo: La responsabilità generativa n.63; Il valore della vita in tutta le sue fasi n.64; Adozione e affido n.65.

Pur essendo poco riconosciuta e valorizzata nella chiesa, la ministerialità degli sposi è costitutiva quanto quella del ministero ordinato e per questo è importante che ci sia e continui ad esserci pur discreta, ma consapevole che, come dice papa Francesco,  “… La grazia di Dio non alza la voce; è un mormorio, che raggiunge quanti sono disposti ad ascoltarne la brezza leggera - quel filo di silenzio sonoro - li esorta ad uscire, a tornare nel mondo, testimoni dell’amore di Dio per l’uomo, perché il mondo creda. Ogni famiglia, infatti, è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo.

Antonio e Tiziana

Ultima modifica il Giovedì, 31 Marzo 2016 14:52

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