GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

GIUBILEO

 

Con Papa Francesco la Famiglia di don Ottorino è in cammino per oltrepassare le tante porte del Giubileo che dobbiamo aprire nelle realtà dove  il Signore ci ha chiamato a vivere

 

IL GIUBILEO È TRA NOI

 

Qualcuno, sapendo che mi trovo a Monterotondo, mi chiede cosa si dica a Roma del Giubileo, cosa stia muovendo questo evento, se, quando  e come io "incontri" Papa Francesco!  A parte il fatto che Monterotondo dista circa 25 Km da Piazza San Pietro (siamo a nord della capitale) e che per andarci devo prendere un autobus, un treno, la metropolitana e poi percorrere più di mille metri a piedi, credo di poter dire che per entrare nello spirito del Giubileo straordinario della Misericordia non sia proprio necessario portarsi a Roma, né fare interminabili code e passare rigorosi controlli per poi attraversare la Porta Santa e partecipare a qualche celebrazione dove il Papa lo vedi da molto lontano. Sicuramente l'obiettivo di Papa Francesco nell'indire questo "tempo giubilare" non era quello di provocare migrazioni di massa verso Roma né favorire e compiacersi di adunate oceaniche e osannanti di fedeli attratti, forse, più dalla curiosità che dal desiderio di vivere una esperienza di perdono e di grazia, più precisamente di "conversione", come invita proprio Lui, il Papa. Restando a questo livello di impressioni posso dire che finora, con l'eccezione delle giornate di presenza delle spoglie-reliquie dei Santi Cappuccini Confessori - P. Pio da Pietrelcina, vissuto a S. Giovanni  Rotondo e P. Leopoldo Mandic di Castelnovo (attuale Montenegro), vissuto a Padova - l'afflusso di pellegrini a Roma-S.Pietro è visibilmente ridotto rispetto alle previsioni fatte dalle istituzioni civili capitoline e forse anche dagli organismi vaticani, per non dire degli operatori turistici e alberghieri i quali fino a ieri parlavano di "giubileo" con più enfasi del Papa stesso, non disinteressati evidentemente: non mi sorprenderei se si azzardassero a chiedere lo "stato di calamità" per mancati guadagni rispetto ai calcoli e magari agli investimenti fatti. È certo che ancor prima degli allarmi terroristici seguiti ai fatti di Parigi, Papa Francesco aveva deciso di estendere la possibilità di adire all'Indulgenza straordinaria in tutte le Cattedrali e in molte altre chiese e santuari del mondo,  oltre che alle "porte sante" di ospedali, carceri, mense e ospizi per poveri e ultimi,  luoghi di sofferenza e di solidarietà fraterna. L'esempio ci è venuto dallo stesso Francesco davanti alla porta santa della modestissima cattedrale di Bangui (Centroafrica) e poi all'entrata dell'Ostello Caritas alla stazione Termini di Roma. L'intenzione e le indicazioni di Papa Francesco sono inequivocabili: se le disposizioni del nostro  cuore sono di "ritorno" al Vangelo, a una rinnovata adesione a Gesù e al suo messaggio, allora il passaggio da un luogo all'altro diventa significativo, dimostrativo di una volontà di lasciare qualcosa, di incontrare Qualcuno, Gesù, presente certo nella Parola, nella Confessione e nell'Eucaristia, ma che si fa "carne viva"  in quei Fratelli  sofferenti e scartati che divengono così i destinatari dell'amore che io dico di avere per il Signore. Questo annuncia e testimonia Papa Francesco, con parole e gesti. Il "pellegrinaggio" rimane condizione biblica e storica per dimostrare la volontà di "tornare" o di "andare finalmente" al Padre Misericordioso. Questo va inteso, nel passato e ancor più oggi, come itinerario faticoso e virtuoso di distacco da sicurezze, privilegi, ambiguità e falsità nascoste, quando non dallo scandalo del peccato verso Dio e verso il prossimo, per mettere ordine  evangelico nella propria vita, assumendo le vere esigenze dell'Amore: del comandamento e dell'esempio, come ce lo dà Gesù. Con una promessa della quale si fa intermediaria e garante la Chiesa! Se il passo è sincero e totale entriamo sicuramente nell'immensità della Misericordia del Padre: in Gesù ci riabilita come figli, ci purifica, ci fa nuovi; nello Spirito Santo ci fa santi e testimoni della santità ineffabile di Dio; nella Comunità ci unisce, ci affratella, ci fa Famiglia con l'esercizio delle opere di Giustizia e di Carità.

                                                                                                                                          don Zeno Daniele

IN DIOCESI, CON LA GENTE

La domenica 13 dicembre, in occasione della apertura delle "porte della Misericordia" nelle Cattedrali di tutto il mondo, abbiamo partecipato a quella avvenuta nel cuore della diocesi Sabina - della quale fa parte Monterotondo - nell'antica Abbazia benedettina di Farfa, complesso risalente nientemeno che al VI secolo d.C.: un borgo medievale immerso nel verde dove la religiosità del "prega e lavora" ha lasciato tracce storiche ed emana tuttora inviti spirituali e sociali eclatanti che non pochi cristiani, e noi consacrati in primo luogo, nell'anno del Giubileo della Misericordia sentono, sentiamo di dover riconsiderare  come richiami e ambiti vitali.

Tanta gente, anche dalla nostra parrocchia e città, ha risposto al bisogno di vivere personalmente l'evento: la moltitudine - in un luogo abbastanza angusto ma molto suggestivo e aggregante - ha sorpreso perfino il Vescovo: l'ha detto  e ripetuto quasi a confessare e a confermare che la Grazia che fluisce dal Cuore misericordioso di Dio  precede e supera veramente ogni chiamata, anche quella gerarchica.  Popolo,  religiosi, ministri di una chiesa particolare, quasi assiepati per incontrare e accogliere la Misericordia del Signore; si è prodotto  e avvertito un "sentire di famiglia" che ci ha  sorprendentemente affratellati: nell'accoglienza, nella preghiera e nell'aiuto vicendevole, nella Misericordia ricevuta e in quella donata.

In quel clima di "opere di misericordia" ho sentito il bisogno di... tornare al parcheggio, non proprio vicino e con le mie ginocchia doloranti, per prendere una signora - afflitta da artrosi, recentemente operata  e con stampella - la quale, saputo del disagevole tragitto da compiere a piedi e nell'incertezza di potersi poi sedere, era rimasta  da sola nel pullman: delusa per perdersi la celebrazione per la quale era venuta, spaventata dalla prospettiva di doverci attendere per tre ore, preoccupata del freddo che incalzava in quella serata autunnale. Sentendosi sostenuta  passo dopo passo prima nell'andare e poi nel tornare all'automezzo, l'amica, per la quale avevo caritatevolmente chiesto un posto a sedere nella Abbazia gremita all'inverosimile, commossa e riconoscente, sprizzava  gioia e confidava di essersi sentita confortata  nello spirito e nel cuore dalla Misericordia del Signore e dalla carità pastorale di noi suoi fratelli e sorelle in Cristo. 

Z.D.

IN SAN PIETRO, TRA I CONSACRATI

Festa della Presentazione del Signore, giornata della Vita Consacrata e, in questa occasione,  conclusiva dell'Anno ad essa dedicato, per volontà di Papa Francesco, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Insieme: celebrazione del Giubileo dei consacrati e consacrate del mondo.  Da Monterotondo ci siamo sentiti chiamati  - quattro Suore Orsoline e tre di noi di San Gaetano - a partecipare almeno alle ultime ore della grande convocazione nel pomeriggio del 2 febbraio, unendoci al pellegrinaggio delle religiose e religiosi della diocesi Sabina. Dopo le attese rituali in piazza, che contribuiscono a farci assumere l'aspetto penitenziale del "passaggio" per la porta di Grazia, e la sistemazione nella Basilica tenuta in tenue penombra per rendere più radioso, poi,  l'effetto delle "Luci della Candelora", mi ha  colpito all'improvviso la  fievole voce di Papa Francesco che  dall' ingresso dava inizio alla solenne Liturgia e poi il suo vacillante avanzare nel corridoio centrale, candela accesa in mano, quasi sostenuto a forza nel salire i pochi gradini della sede posta davanti all' Altare della Confessione. Con più vigore ha preso la parola per invitare a non sigillare in bottiglia i carismi ricevuti dai fondatori, a non cristallizzarli, a non temere di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, ad essere uomini e donne dell'incontro. Questo era il messaggio della Liturgia che si stava celebrando e questo è lo specifico del Giubileo assegnato da Papa Francesco ai religiosi e alle religiose nell'attuale stagione della Chiesa, dell'umanità. Nel saluto che alla fine, fuori programma e con voce calda e forte, ha dato a quelli che si trovavano in Piazza, ha  chiesto di non dimenticare mai la bellezza della prima chiamata, invitando a lavorare con semplicità e lealtà,  senza stancarsi, a pregare e a invecchiare bene, come il buon vino.

Ho continuato a riflettere! La grandiosità della cornice vaticana non condiziona la essenzialità di Papa Francesco: Lui si esprime sempre e chiaramente da uomo, da cristiano, da religioso gesuita e sacerdote, da vescovo e padre universale. Io, noi, religiosi di don Ottorino, del quale non abbiamo conosciuto l'anzianità, possediamo, come dono di Dio, gli strumenti per questa genuinità. Nella tentazione di cedere alla stanchezza dell'invecchiamento... vogliamo guardare a Papa Francesco, ascoltarlo: ci richiama "il nostro", con impressionante somiglianza, con misteriosa identificazione.

Z.D.

NELLE FAMIGLIE, IN PARROCCHIA

Il luogo privilegiato della misericordia è la Famiglia: in essa si consumano spesso le più sanguinose incomprensioni, rigidità, divisioni, separazioni; ancora e solo nella famiglia si possono ritrovare, sempre con fatica, le strade del ritorno, del perdono, della reciprocità  e della solidarietà che le sono proprie. Visitando ancora una volta le famiglie per la benedizione pre-pasquale vedo  quasi ovunque l'immagine di P. Pio, il santo della Misericordia, e  sento che ciò che comunemente gli si chiede, da parte dei più anziani, sono  miracoli e grazie per la salute, per il lavoro, ma anche per le crisi coniugali dei più giovani, per i frequenti dissapori tra fratelli, per le devianze di non pochi nipoti: il santo è  sentito come un "padre" che mostra di prendersi cura dei propri figli. Oggi gli si affianca  spesso una foto di Papa Francesco, magari strappata da un giornale, il cui volto lo incontriamo in continuità sul teleschermo perennemente acceso nelle case: il suo sorriso familiare, il suo abbracciare instancabile di bambini e di persone disabili, le sue originali parole di richiamo, anche di sfida verso i  corruttori e i potenti del mondo, i gesti che lo manifestano "schierato"  sempre dalla parte dei più deboli... arrivano al cuore della gente molto più che i documenti ufficiali della Santa Sede ma anche delle nostre prediche domenicali. Le ordinarie situazioni sono le "porte"  aperte nelle famiglie per capire e adire al Giubileo della Misericordia.

La parrocchia promuove, purifica e alimenta queste buone disposizioni: Parola di Dio, Preghiera, rafforzamento della Carità comunitaria attraverso l'esercizio delle Opere di misericordia corporali e spirituali. Semplice e incisiva si presenta l'iniziativa della Preghiera prolungata nella  tarda serata del terzo sabato del mese durante l'anno della Misericordia. Nata con la motivazione " una volta al mese la Parrocchia  si ferma e prega, insieme" è già stata avviata da dicembre e unisce, ad un certo momento, anche i giovani agli adulti, nella adorazione eucaristica e nella riflessione sul Vangelo della Misericordia, illustrando e proponendo una delle "14 Opere" come impegno mensile. Un Giubileo che postula la conoscenza e il riferimento quotidiani alla Parola, la memorizzazione del Vangelo! Questo obiettivo viene perseguito con convinzione e  potrà rivelarsi rivitalizzante per la  comunità cristiana, dai suoi ministri fino a coinvolgere e ad entusiasmare ogni battezzato.

Z.D.

 

PORTA SANTA A LUSHNJE

Dopo l’indicazione di Papa Francesco di aprire le Porte Sante nelle Cattedrali di tutte le Diocesi, nei Santuari e in altri luoghi significativi, la Commissione dei religiosi aveva indicato al nostro Vescovo di aprire la Porta Santa nella chiesa dedicata a San Pio X nella città di Elbasan, come segno di vicinanza di tutta l’Amministrazione Apostolica dell’Albania del Sud a quella Comunità Cristiana che rischia la demolizione dell’edificio della chiesa.

In data 4 dicembre 2015, dopo alcuni dialoghi di Mons. Kabashi con alcuni dei responsabili delle comunità cristiane, è arrivata la sua decisione come Vescovo, di aprire la porta santa in due diverse chiese: quella di San Pio X in Elbasan in data sabato 12 dicembre e quella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in Lushnje in data 13 dicembre.

Pochissimo tempo per prendere coscienza dell’onore riservatoci e degli oneri che questo comporta.

Anche la nostra chiesa di Lushnje sarà per tutto l’anno giubilare della Misericordia, meta di pellegrinaggi di singoli e di gruppi provenienti da qualsiasi parte.

Da alcuni membri della Comunità cristiana ci sono giunte queste espressioni: "Siamo proprio prescelti da Dio per vivere e far vivere la misericordia"; "È stato un momento molto importante per la nostra comunità, ben organizzato". Questa porta aperta con il suo grande significato porta speranza per tutti.

Non aggiungiamo altro. Siamo consapevoli della Benedizione e del grande impegno che la Porta Aperta comporta per noi Suore e Religiosi presenti a Lushnje.

Comunità Cristiana e Comunità Religiose di Lushnje

 

Ultima modifica il Venerdì, 01 Aprile 2016 06:15

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