LA NOSTRA FAMIGLIA IN CAMMINO CON LA CHIESA

uscire

annunciare

abitare

educare

trasfigurare

(Dal Convegno di Firenze)

 

 V CONVEGNO ECCLESIALE NAZIONALE DELLA CHIESA ITALIANA

 

Ha avuto luogo dal 9 al 13 novembre a Firenze con il tema "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo"

 

AL RITMO DELLA CHIESA:

STIMOLI E CONFERME PER LA FAMIGLIA DI DON OTTORINO

 

Il ritmo accelerato delle vicende del mondo, nell’epoca della postmodernità caratterizzata dalla facilità con cui si ha accesso alle informazioni e alle notizie e dal ruolo decisivo della tecnologia nella nostra vita quotidiana, ci lascia spesso con una sensazione di smarrimento e di dispersione. Il battito del cuore dell’uomo e l’alternarsi dei giorni e delle stagioni sembrano avere una cadenza più lenta e pacifica del frettoloso rincorrersi dentro le mille faccende ordinarie e le incontrollate relazioni ‘mordi e fuggi’ che occupano le nostre energie. Non c’è da stupirsi se lo ‘stress’, l’esaurimento nervoso, la depressione fanno facilmente capolino tra le pieghe del nostro esistere affannoso.

In questo quadro di fenomeni tanto abituali e diffusi, quanto dolorosi e laceranti, intravediamo la profondità di una crisi dell’uomo che si interroga sul senso di tutto ciò, ma che allo stesso tempo pare avere paura di formulare a chiare lettere questa domanda. Essa, in realtà, è antica quanto l’uomo stesso, e sempre si è cercato di trovare risposte più adeguate e attualizzate al contesto in cui si vive.

Noi sappiamo che l’unica vera risposta è il volto di Gesù. Dio, infatti, ‘ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna’ (Gv 3,16). La pace che cerchiamo nelle nostre scorribande, il riposo dell’animo che desideriamo tra i mille rumori del giorno, la Parola che attendiamo in mezzo agli innumerevoli messaggi telematici vengono soltanto dal Verbo eterno fatto carne. Questa è la misericordia del Padre, che siamo invitati a contemplare e ad accogliere con rinnovata fecondità nell’anno giubilare che papa Francesco ha fortemente voluto per la Chiesa e l’umanità intera.

La Chiesa stessa, infatti, esiste e trova significato soltanto dal custodire ed annunciare senza stancarsi il messaggio della riconciliazione e della benevolenza di Dio nei confronti dell’uomo. Quanto più l’umanità stessa, amata da sempre da Dio, si sente perduta e frammentata, tanto più c’è bisogno di riprendere nuovo vigore nel proclamare, vivere e testimoniare il Vangelo della misericordia, che dà speranza ai cuori e fiducia ai volti ‘affaticati ed oppressi’ (Mt 11,28).

In Italia si sente in modo particolare, negli ultimi anni, questa esperienza di smarrimento e di fatica, della quale sono eco profonda le battaglie culturali e sociali in cui ci sentiamo scaraventati, a volte con paura e incertezza. Le innumerevoli guerre che attanagliano il mondo rischiano di sembrarci lontani spettacoli, fintantoché esse non ci sfiorano con la logica del terrore, al punto che un fucile giocattolo spuntato nelle metropolitane di Roma può spaventare più che gli interminabili bombardamenti che distruggono popoli interi in Medio Oriente e in Africa.

Ma i volti degli uomini e delle donne del mondo ferito e provato entrano in casa nostra, ci interpellano, ci scuotono sollecitandoci a una reale e concreta impresa di solidarietà, che per noi cristiani è semplicemente l’attualizzazione delle sagge e antiche opere di misericordia. Sulla pratica della carità che esse esprimono e orientano saremo giudicati alla sera della vita (cfr. Mt 25, 31-46).

Nel panorama culturale, sociale ed ecclesiale qui appena abbozzato si trova anche la Chiesa italiana, e in essa la nostra piccola Famiglia, voluta da Dio come intervento straordinario nelle trame della storia, alla ricerca del modo nuovo per vivere la propria vocazione a servizio dell’uomo. A novembre 2015 i delegati delle diocesi italiane si sono riuniti a Firenze per condividere e riflettere insieme, a partire dagli stimoli raccolti dal cammino dei mesi precedenti attraverso le Chiese locali e i mezzi di comunicazione di massa. Si è trattato del V Convegno ecclesiale nazionale, appuntamento che scandisce a ritmo decennale la marcia della carovana cristiana nel nostro Paese.

Arrivati a Firenze con animo incerto, i convenuti – più di 2000 – testimoniano di avere sentito scaldarsi il cuore quando papa Francesco ha fatto loro visita, condividendo la sua passione per il gregge e manifestando il suo desiderio di una Chiesa italiana al passo con i tempi.

Il papa ha invitato i battezzati a vivere uno stile di ‘umiltà, disinteresse e beatitudine’ (http://www.firenze2015.it/ecce-homo/), per incarnare ‘gli stessi sentimenti che furono in Cristo Signore’ (Fil 2,5). Il nuovo umanesimo invocato e promosso dal Convegno di Firenze si radica dunque sulla contemplazione del volto di Gesù umile, disinteressato e beato (felice), per imparare da Lui a testimoniare lo stesso stile che fa della Chiesa segno e strumento di misericordia accanto a tutti gli uomini e le donne di oggi.

Gli spunti del Pontefice e delle brevi ed efficaci meditazioni introduttive hanno così spinto i convenuti ad approfondire il nostro ‘essere Chiesa’ a partire da cinque verbi, dinamici e stimolanti: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. Queste azioni declinano il desiderio racchiuso nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di una Chiesa ‘in uscita’. A noi piace aggiungere, proprio per confermare la necessaria sorgente da cui deve partire questo movimento costante verso il mondo, che si tratta di una ‘uscita… ma con radici’! E il radicamento è l’adesione incondizionata a Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, unico volto capace di trasfigurare i volti di tanti sfigurati che incontriamo giorno per giorno.

In ciò, cogliamo il ‘posto’ speciale riservato ai consacrati tutti, e in particolare ai religiosi e alle sorelle nella diaconia, dentro il concerto di relazioni che costituisce la Famiglia di don Ottorino, è quello di essere presenza viva che fa memoria di questo inesauribile attaccamento alla fonte, che è Gesù sacerdote servo. Ai consacrati tocca essere segno visibile, con il proprio stile di vita, della passione per l’Eterno che irrora tutto ciò che scorre di acqua cristallina che disseta e dà sostanza al fluire del tempo.

Al Convegno di Firenze ha fatto bene anche il metodo di lavoro. I partecipanti, infatti, hanno dedicato molto spazio a una dinamica di confronto e di scambio suddivisi in tavoli di 10 persone ciascuno. Ciò ha permesso una ricchezza di condivisione di vita e un approccio esperienziale ai temi trattati, in cui il ruolo rivestito nella Chiesa e le vocazioni specifiche si sono rivelate un dono da offrire piuttosto che una etichetta di cui rivestirsi. Vescovi, presbiteri, diaconi, consacrate e consacrate, laici… tutti seduti allo stesso tavolo, per dare pareri e svelare sogni e attese, in un scambio intergenerazionale e interregionale fecondo e intenso.

Si è riconosciuto in questa metodologia una concretizzazione dello stile sinodale auspicato dal Concilio Vaticano II. Noi membri della Famiglia di don Ottorino non siamo nuovi a simili modalità. Preferiamo chiamarlo ‘stile di famiglia’ e ‘conduzione comunitaria’. Le indicazioni del IX Capitolo generale e le Proposizioni da esso scaturite ribadiscono con vigore il desiderio di vivere una comunione profonda tra le varie vocazioni, sia nell’essere Chiesa che nella missione pastorale che ci è propria. Il segreto pare custodito nel generare relazioni sempre più autentiche e fraterne, che responsabilizzano attraverso l’ascolto reciproco e la paziente e fiduciosa ricerca del dialogo fra tutti.

Nel contesto di un’Italia smarrita, ma desiderosa di ripartire, sempre più consapevoli di essere parte integrante e attiva di una Chiesa più umile e più attenta allo specifico di ogni chiamata, anche noi, dunque, come Famiglia di don Ottorino, acceleriamo il passo lungo la via che attraverso l’unità nella carità si fa carico di porgere l’abbraccio misericordioso del Padre ad ogni persona che incontriamo sul nostro cammino.

Don Luca Garbinetto

 

VOLTO PER VOLTO

Serve allora in primo luogo un cambiamento di stile. Non si tratta di «fare» per forza cose nuove, di avviare chissà quali iniziative, bensì di convertire la forma complessiva dell’agire pastorale, per renderlo maggiormente capace di mettersi a servizio dell’incontro di ciascuno con Gesù Cristo e la sua forza di autentica umanizzazione. L’incontro testimoniale con altri, se non vuole correre il rischio di rimanere un contatto superficiale, deve accadere sempre volta per volta, e volto per volto.

Dalle sintesi del Convegno di Firenze

(http://www.firenze2015.it/uscire-la-sintesi-di-don-duilio-albarello/)

 

La Famiglia di don Ottorino annuncia il Vangelo prima di tutto con il proprio stile di vita.

Esso si alimenta della spiritualità semplice e popolare di Gesù sacerdote servo (cfr. C71), si esprime suscitando relazioni familiari e promuove l’unità nella carità.

IX Capitolo della Pia Società San Gaetano - Proposizione 3

 

LE RELAZIONI AL CENTRO

Occorre un sempre maggiore coinvolgimento di laici e laiche nelle varie forme di annuncio. Si chiede «maggiore comunione tra sacerdoti e laici», coltivando la fiducia reciproca, senza corporativismi. In definitiva si tratta di riscoprire appieno la soggettività dell’intera comunità cristiana in ordine all’evangelizzazione.

Dalle sintesi del Convegno di Firenze (http://www.firenze2015.it/annunciare-la-sintesi-di-flavia-marcacci/)

Conduzione comunitaria significa assumere insieme la responsabilità dell’agire pastorale, così che ognuno si sente soggetto attivo secondo la propria vocazione (cfr. NPD36 LO7).

Per realizzare questo occorre instaurare relazioni di fiducia, che sono favorite da momenti di incontro, di gratuità, di confronto, di promozione e correzione fraterna. In particolare, sono importanti tempi e luoghi adeguati per l’Impegno di Vita e l’incontro pastorale comunitario, possibilmente settimanale.

IX Capitolo della Pia Società San Gaetano - Proposizione 5

 

Ultima modifica il Martedì, 19 Aprile 2016 13:44

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