GUARDARE AVANTI

Carissimi,

mi viene spontaneo condividere con voi la gioia di aver vissuto momenti di grazia con i confratelli , in occasione delle assemblee di delegazione. Assemblee che sono diventate appuntamenti preziosi per rafforzare la fraternità, verificare il cammino fatto, sognare insieme il futuro programmando di anno in anno dei passi in avanti, piccoli ma significativi.

Dire che questi incontri sono senza ombre sarebbe una falsità. Quando però i punti neri sono immersi nella luce, assumono un altro significato e ci ricordano che non possiamo pretendere di essere “perfetti”, ma dobbiamo convivere serenamente e umilmente con i nostri limiti. Davanti a Dio infatti, ciò che più conta  non è l’impeccabilità del “perfetto”, quanto piuttosto l’amore del peccatore pentito. E tutto questo sia a livello personale che di comunità.

A volte il prendere coscienza di alcune fragilità mette tristezza e sconforto, generando una lettura negativa della realtà. A rendere ancor più difficile una lettura serena degli avvenimenti sorgono spesso i cosiddetti “profeti di sventura”, i quali seminano solo pessimismo, coprendo di fitta nebbia tutto quello che si va facendo, senza più distinzione tra la luce e le ombre.

Il pessimismo non viene da Dio. Viene da una visione puramente “umana” della vita. Il pessimismo sgorga dal cuore di chi non vive di fede; di chi non sa leggere la storia e i suoi eventi con gli occhi e il cuore di Dio. L’ottimista invece sa di poter contare pienamente su Dio, padre provvidente, il quale è sempre con noi, e sa trarre il bene anche dal male; il quale fa cose grandiose partendo dalla spazzatura; sembra anzi prediligere per la sua azione i luoghi del peccato, affinché risalti maggiormente la sua grandezza.

Dentro questa visione mi sento di affermare che la nostra fragile “barchetta” è prediletta da Dio e continua sicura la sua rotta verso il porto al quale Dio l’ha diretta.

Il clima di impegno e di grazia vissuto con i confratelli ne è la dimostrazione. Sì, siamo una “famiglia” piccola ma sana, che guarda con fiducia al futuro; una famiglia dove si sognano insieme gli stessi ideali di fraternità e di servizio che emanano  dal cuore di Gesù Sacerdote Servo, al quale ognuno di noi si ispira nelle scelte di ogni giorno.

Quante volte vorrei che don Ottorino partecipasse ai nostri incontri, vivesse dentro le nostre esperienze. Sono certo che, pur stonato come era, canterebbe l’alleluia a quattro voci (così amava dire), contento di sentire ancora presente nell’opera da lui iniziata quell’amore a Dio che l’ha portato a donarsi completamente ai fratelli delle periferie.

Da lui sento ancora ripetere con forza quanto ci diceva: “Avanti, guardiamo avanti, per carità, guardiamo avanti: con il Vangelo in mano, che è sempre nuovo, e avanti, non indietro!“

Sì, guardiamo avanti tutti con fiducia. Nella barca c’è Lui, Gesù, che “sembra” dormire, e al timone c’è sua mamma. Che vogliamo di più?

Ultima modifica il Domenica, 26 Giugno 2016 09:34

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