IL CORPO DONATO

Gv 13, 1-15 – Giovedì Santo (Messa in Coena Domini)

Commento per lavoratori cristiani

 

In alcuni Paesi dell’America Latina, quando si celebra un funerale, si dice che la messa è celebrata ‘a corpo presente’, per indicare che vi è la salma del defunto e per distinguerla dalla celebrazione di commemorazione.

Ciò che invece celebriamo oggi, e che continueremo a celebrare nei giorni santi del Triduo Pasquale – che sono come un unico santo giorno -, è una messa ‘a corpo donato’. Così è, infatti, di Gesù, della sua morte e risurrezione: un mistero di totale donazione! Esso culmina nel ‘corpo assente’ del sepolcro, dove non ci sarà mai più un cadavere a indicare la vicinanza di Dio all’uomo, ma la mancanza che alimenta un desiderio e una verità: Egli è risorto e noi siamo fatti per l’eternità!

Quest’oggi in particolare, nella memoria dell’ultima cena e nel gesto suggestivo e toccante della lavanda dei piedi, contempliamo il senso profondo di quanto accadrà domani e nella meravigliosa veglia pasquale. Il senso di tutto è proprio l’offerta senza misura, l’incondizionata consegna di sé che Dio compie assumendo senza limiti la nostra povera e fragile umanità mortale.

Gesù, Figlio fatto uomo in un corpo, che è carne abitata dallo Spirito, coinvolge in questa sua vita umana e divina anche i suoi discepoli più intimi, gli apostoli chiamati a continuare la sua missione. Gesù fa corpo con i suoi, attraverso il contatto dei corpi: la carezza delle mani che lavano i piedi, la delicatezza di asciugare e sollevare le piaghe del cammino, la tenerezza umile di un gesto che nemmeno lo schiavo era tenuto a compiere. Gesù rende tutti noi corpo con Lui: noi Chiesa siamo un solo corpo, il Corpo di Cristo che abita il mondo da salvare. Gesù Eucaristia è il Corpo vivo che rende viva la Chiesa, e la trasfigura in ogni Santa Messa facendo così presente ancora una volta il Suo Corpo.

Siamo invitati e anche resi abili, in questo giorno santo, di sentirci uniti come un unico corpo, ognuno accanto e legato inseparabilmente all’altro, in virtù del battesimo. Il Corpo di Gesù ci fa popolo, assemblea, famiglia: oggi ci scopriamo uno in Lui, perché Egli dona ad ognuno l’esempio e la capacità di servire il corpo dell’altro.

Questo corpo di Gesù è donato, consegnato, al punto da perdersi in una logica di amore ‘sino alla fine’. Nulla è trattenuto per sé. Così la Chiesa è fedele al Suo Signore, al Capo del corpo. Se a partire dall’Eucaristia, sacramento che rinnova l’offerta del Capo, esce e si consegna in ogni dove, a ogni prossimo, per ogni malcapitato che scende a Gerico. La Chiesa samaritana, che tocca con mano il dolore del corpo e dello spirito dell’altro, continua la missione di essere dono donato.

Questo è il senso del nostro esistere e ciò che il mondo, necessitato di salvezza, si aspetta – anche senza saperlo – da noi che siamo Chiesa. Che ci doniamo, con la fantasia delle opere di misericordia, con la ricchezza delle loro opportunità. Così un padre e una madre sono Corpo di Cristo nel riprendere un figlio che sbaglia, ma anche nell’accarezzarlo perché è triste. Così un lavoratore è Corpo di Cristo nel compiere con onestà il proprio dovere per non rubare, ma anche condividendo parte dello stipendio con il collega se c’è il rischio che sia licenziato. Così un anziano è Corpo di Cristo se sopporta con pazienza la vecchiaia che rende fragili, ma anche se non smarrisce il gusto di donare la propria sapienza a figli e nipoti smarriti. Così un giovane è Corpo di Cristo nel generare creative esperienze di servizio e di volontariato, ma anche nel lasciarsi guidare per orientare la propria esuberanza.

Il Corpo donato di Cristo, quest’oggi, rende possibile e sollecita il dono di noi stessi. Ma non isolati ed eroici promotori di assistenza, bensì corpo unico, uniti sotto il manto della misericordia ricevuta, per fare della vita della Chiesa intera una concreta vita eucaristica.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Ultima modifica il Giovedì, 24 Marzo 2016 17:26

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