UN TESORO IN VASI DI CRETA (Sorelle nella Diaconia)

               

In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare per primi, ma Dio ci ha amati e ci ha scelti per amare.      (1Gv. 4, 10)

Che bello se leggendo le parole di Giovanni ci sentiamo amati e chiamati ad amare. È il cammino a cui è chiamato ogni uomo e donna che decide di rischiare tutto... non una scelta per persone privilegiate. Questa possibilità è per tutti. Dio ci ha amati, ci ama e ho la certezza che ci amerà  sempre. Questa è la grandezza del voto di castità: sentirci amati e voluti da Dio. La conseguenza di questa esperienza è di accompagnare le persone perché si sentano ugualmente amate e scoprano la bontà di Dio nella loro vita.  Come dice don Ottorino: quando si ha Cristo nel cuore è impossibile restare quieti.

 “Ma questo tesoro lo portiamo in vasi di creta, perché tutti vedano che una forza tanto straordinaria viene da Dio e non da noi”.

Non posso immaginare di essere forte e a volte essere fragile, è quasi impossibile dire e sentire che quando siamo deboli è allora che siamo forti, ma è così! Bisogna crederlo e desiderarlo, dobbiamo lasciarci segnare dalla nostra storia, dal nostro dolore, dalle nostre paure. Dobbiamo riempire questi vasi (che siamo noi) e lasciare che siano quello che sono, perché solo nel dolore, nelle nostre fragilità, troveremo la forza e il tesoro della nostra vita. Ogni vita è da vivere, non c’è una ricetta magica: l’unica ricetta è pregare, sentire, amare. Nel dolore, dove è difficile inoltrarsi, si incontra la grazia, una grazia che fa dire dalle viscere “grazie per questo dolore”, perché lì ci scopriamo fragili ma amati incondizionatamente da un amore che tutto trascende.

Ed è così che dobbiamo chiedere a Gesù che si faccia uno con noi. Egli sta solo aspettando che apriamo la nostra interiorità. Egli bussa alla porta del nostro cuore. Aspetta soltanto che gli apriamo e lo lasciamo entrare.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente: Santo è il suo nome! (Lc 1, 49)

Se la nostra storia si è fatta una con la storia di Gesù, se amiamo e sentiamo il nostro dolore, se la nostra fragilità è la nostra forza, allora potremo dire come Maria “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.

Non voglio dire che si possono superare le prove, ma che ci possiamo fortificare e sentirci accompagnati, vivendo la prova del nostro dolore e della nostra storia. Questo è il tempo della fedeltà al sì, della gratuità e del dono totale. Nella quotidianità ci facciamo uno con la volontà di Dio. A noi tocca prenderci cura della nostra storia, non permettere che la comodità e gli anni ci tolgano la novità dell’incontro con il nostro amato; perché così come il giardino ha bisogno di acqua per mantenere la propria bellezza, allo stesso modo la nostra relazione con Dio ha bisogno di fedeltà nella preghiera, dell’abbandono incondizionato e unico con colui che ci ama follemente. La grazia dell’obbedienza è il sì nelle piccole cose, nel quotidiano della nostra storia personale. Scoprire nel profondo della nostra esistenza la forza nella debolezza, che si manifesta soltanto quando la abbracciamo e diciamo come Maria: “ha fatto grandi cose in me”

Stupiamoci della vita, amiamo la novità dell’incontro, ringraziamo per le piccole cose e soprattutto non smettiamo di amare e di portare gli altri a sentirsi amati.

Custodiamo sempre questo tesoro in vasi d’argilla.

Beatriz Ramírez Martínez, hermana en la diaconía (Guatemala)

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Go to top