Non sia turbato il vostro cuore!

Gv 14, 1-12 – V Domenica di Pasqua

Quanti turbamenti appesantiscono la nostra vita. Quante ansie, quanta frenesia, quante paure. Il rancore per il ieri, l’affanno dell’oggi, il fantasma del domani: sembra che tutta la vita si ammassi sulle spalle di ognuno di noi, in particolare dei giovani; e genera inquietudine. Tanta inquietudine.

 

Gesù lo sa. Per questo invita, delicato ma deciso: ‘Non sia turbato il vostro cuore’. Ma più esattamente, quale turbamento legge, il Maestro, nel cuore dei suoi discepoli, raccolti attorno alla mensa dell’ultima cena? E nei nostri cuori, di cristiani contemporanei a questa storia postmoderna, quale turbamento vede?

Gesù ha appena lavato i piedi ai suoi, invitandoli a fare altrettanto tra loro. Poi ha annunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Gli apostoli ancora non immaginano la sorte atroce che attende il loro Signore. Ma è l’inquietudine di Giuda, uscito nella notte, e l’agitazione di Pietro, candidato al fallimento, ciò che penetra nei loro cuori. Gesù percepisce la paura di relazioni minate alla radice. I suoi migliori amici si preparano, senza saperlo, a ferire la sacralità dell’amicizia. In loro e negli altri, crollerà inesorabile la fiducia!

Non è forse questa la matrice delle nostre inquietudini moderne? Viviamo relazioni in cui è minacciata alla base la fiducia. Viviamo il terrore di una delusione, di un abbandono, di una perdita. Già segnati, nella società dell’apparenza, da una micidiale solitudine, abbiamo timore di rischiare l’incontro, perché è sempre in agguato un ulteriore smacco: la separazione, il rifiuto, il tradimento.

A questo vissuto così ordinario, così spaventosamente diffuso nelle nostre case e nelle nostre relazioni, Gesù vuole contrapporre un atteggiamento nuovo, radicalmente diverso. ‘Non sia turbato il vostro cuore’. Egli, che ha ben motivo di essere turbato in vista della fiducia tradita dai suoi amici, parla in fondo a sé e di sé, invitando i suoi, e noi con loro, a non lasciarci vincere neanche dalla delusione più cocente. Ci propone di andare oltre l’esperienza di non trovare negli altri l’accoglienza che cerchiamo.

E ci propone la vita, ci indica il percorso. ‘Abbiate fede in Dio’, perché solo Lui non delude, solo Lui non scade anche se esce dai nostri schemi, solo Lui ci stupisce nella sua fedeltà anche se siamo noi a tradirlo. ‘E abbiate fede anche in me’, in Gesù, perché Gesù conosce la nostra esperienza e l’affronta in maniera nuova: sarà Gesù stesso a chiamare ancora ‘amico’ proprio Giuda, dopo il tradimento, e a porgere il suo sguardo misericordioso a Pietro, nel cortile del rinnegamento. C’è davvero da piangere, di commozione!

Allora, se Egli è uno capace di portare su di sé un peso così grave, proponendosi come alternativa alla logica del ‘do ut des’, della vendetta e del rancore, questo significa che Gesù merita credibilità. Egli rinnova i nostri rapporti come pure i suoi, perché il posto che è andato a prepararci conosce il cammino della Croce, della sofferenza offerta e del peccato redento.

 Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

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Ultima modifica il Sabato, 17 Maggio 2014 21:12

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